giovedì 25 giugno 2015

Messico: decifrato il misterioso glifo Maya T514


 

Un esperto dell'Università nazionale autonoma del Messico è riuscito a decifrare per la prima volta il significato di un glifo della scrittura dei Maya, rendendo possibile la lettura di numerose iscrizioni appartenenti a questa civiltà precolombiana.

Guillermo Bernal, del centro di Studi Maya dell'Istituto di ricerche filologiche dell'Ateneo messicano, è riuscito a "decodificare" il glifo noto come T514, un segno finora misterioso, che rappresenta un giaguaro - animale sacro per i Maya - con le fauci aperte che mostrano uno strano oggetto, detto "yej", ossia "cosa affilata". Ecco cos'ha scoperto.

Finora si pensava che lo "yej" rappresentasse un molare dell'animale, ma Bernal ha scoperto che il suo significato è anzitutto simbolico, mentre il suo uso dimostra come la civiltà Maya era ben più aggressiva e bellicosa di quanto si fosse ipotizzato finora.

"Ora potremo capire come i Maya erano non solo grandi pensatori e scienziati, ma anche un popolo di guerrieri combattenti, capaci anche di arrivare a gradi estremi di violenza", ha spiegato il filologo messicano.
 
Particolare del glifo T514


I Maya crearono un sistema numerico vigesimale, cioè che si basa sul numero venti. Concepirono e utilizzarono lo zero – che rappresentavano con una chiocciola – e riuscirono a calcolare molti movimenti astrali e a prevedere le eclissi.

Crearono un sistema di linguaggio e lasciarono centinaia di iscrizioni in pietre ed edifici, con dettagli sorprendenti sulla loro organizzazione politica e sociale. Solo l’80% dei circa 2 mila segni del linguaggio Maya sono stati decifrati. Ma, con la scoperta del significato del T514, sarà finalmente possibile leggere compiutamente molte iscrizioni scoperte in città-Stato come Palenque, Toninà y Yaxchilàn.

Bernal ha citato come esempio il nome cerimoniale della tomba del re Pakal, ritrovata a Palenque, nello stato meridionale del Chiapas, che ora è leggibile come “B’olon Yej Te’ Naa”, ossia “La casa delle nove lance affilate”. “Ci mancava un pezzo del puzzle. Sapevamo che la tomba si chiamava ‘la casa di qualcosa’, ma ci sfuggiva il senso completo della frase, che allude ai nove guerrieri rappresentati nella stanza funebre di Pakal”, spiega l’esperto.

Barnal, fa intravede per la prima volta la cultura maya non solo come una fucina inesauribile di innovazioni scientifiche e astronomiche, ma come un popolo bellicoso e violento.

Una cinquantina di iscrizioni finora illeggibili, infatti, si riferiscono a guerre, invasioni, saccheggi di città e sacrifici umani. Ma lo stesso Bernal spiega che, anche se la sua scoperta ha chiarito molti dubbi, “ha provocato anche nuove domande, ha creato nuovi misteri”: i ricercatori che si occupano di filologia Maya hanno ancora molto lavoro da fare.

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