sabato 20 giugno 2015

LA TECNOLOGIA DEGLI ANTICHI COSTRUTTORI DI MEGALITI

Uno scienziato ha compreso la tecnologia perduta degli antichi costruttori di megaliti studiando le energie elettromagnetiche, le attività sismiche, i campi gravitazionali e le anomalie magnetiche presenti nei siti megalitici e nelle strutture piramidali di tutto il mondo. I test di laboratorio confermano che l’interazione tra questi siti e l’ambiente genera trasformazioni positive e significative nelle coltivazioni. Un nuovo approccio scientifico alla soluzione di un enigma millenario.


Intervista a John Burke



Le colline artificiali che chiamiamo mound, le piramidi di ogni epoca e civiltà, i menhir, i cromlech e in generale i monumenti megalitici del passato si ergono ancora come silenti testimonianze alla grandezza delle genti antiche. Una grandezza che non ha ancora comunicato all’uomo odierno i suoi segreti, non ha ancora svelato il come e il perché queste strutture sacre di pietra di ogni continente vennero erette in specifici luoghi appositamente scelti. Sono numerose le voci che parlano di una perduta scienza remota, di una conoscenza applicata alle pietre che combinerebbe monumenti, campi energetici e interazione biologica con gli esseri viventi. In questo coro di voci alternative un posto di rilievo spetta ad un fisico della SUNY Stony Brook con background in scienze dell’agricoltura, John Burke che nel suo saggio Seed of Knowledge, Stone of Plenty (inedito in Italia), scritto col naturalista Kaj Halberg, svela la misteriosa tecnologia dietro questi antichi siti megalitici. Ciò che Burke e Halberg hanno scoperto e misurato è sorprendente. Le loro scoperte di assoluto valore scientifico offrono prove solide al fatto che tutte queste strutture vennero erette per amplificare i campi elettromagnetici naturalmente presenti nei luoghi di costruzione. Dalle giungle del Guatemala a quelle amazzoniche, dal deserto africano alle verdi pianure del Wiltshire inglese la stessa scienza si sarebbe espressa attraverso la magneficenza e la grandiosità di queste strutture, non in momenti di abbondanza e prosperità ma sempre in momenti di crisi, di fame e di disperato bisogno di sopravvivenza e la loro costruzione fu seguita da lunghi periodi di abbondanza. John Burke ha dimostrato che queste strutture erano in grado di “focalizzare” i campi energetici per migliorare i semi e i raccolti rendendoli più vigorosi, assicurando in tal modo abbondanza e prosperità alla loro civiltà. Dunque delle “macchine”, non nel vero senso della parola, ma dei catalizzatori di energia che gli antichi sciamani e sacerdoti sapevano “sentire” e incrementare con questi strumenti per favorire l’elargizione di beni grazie a queste energie “divine”. Così le pietre delle piramidi, dei mound e dei megaliti divengono “convettori” di energia che dalle divinità garantivano vita al popolo. Per quanto curiosa possa sembrare Burke dimostra il tutto con la serietà e la concretezza di uno scienziato mediante test di laboratorio su semi e colture e ricreando una tecnologia che le stesse piramidi gli hanno ispirato con risultati straordinari. Oggi Burke, frequente ospite di organizzazioni e Università intorno al mondo, presenta le sue conclusioni sul funzionamento di questo antico sapere e quella che è la realizzazione di una tecnologia ispirata da quegli stessi principi e come sia in grado, attraverso i campi elettromagnetici, di incrementare le colture. L’abbiamo incontrato recentemente. Le sue tesi, esposte nell’intervista che segue, sono affascinanti e offrono un nuovo e rivoluzionario approccio al sapere degli antenati e al mistero delle antiche strutture megalitiche.



Adriano Forgione: Può offrire ai nostri lettori un suo profilo professionale, dato che in Italia le sue ricerche in questo settore non sono ancora note e il suo libro non è ancora stato pubblicato?

John Burke: «Per quanto mi riguarda, la mia professione sta sviluppando nuove tecnologie biologiche. Tuttavia, la mia attività preferita è studiare e misurare antiche strutture megalitiche, usando strumenti scientifici standard per verificare la presenza di energie telluriche concentrate».



i mounds di Cahokia in Illinois, alle origini

A.F.: Può sintetizzare per i nostri lettori la sua teoria, su cosa si basa e da quanti anni ci lavora?

J.B.: «Negli ultimi 14 anni ho lavorato su più di 60 siti distribuiti per i vari continenti. E ho scoperto che le piramidi, Stonehenge e tutte le altre strutture megalitiche del mondo sono state costruite soprattutto in luoghi dove una speciale conformazione geologica amplifica le fluttuazioni elettromagnetiche naturali che si verificano ogni giorno ovunque nel mondo. Quindi, gli antichi costruttori megalitici concepirono e realizzarono queste strutture spesso immense in modo da poter concentrare ulteriormente tali energie. Inoltre, ho scoperto che se si guarda alla storia locale di questi posti, si scopre che di solito sono stati costruiti in periodi di scarsità di cibo. Inoltre, abbiamo piantato semi in questi luoghi in periodi di alta energia e abbiamo scoperto che crescevano più in fretta, erano molto più resistenti e finivano per produrre il doppio o il triplo del cibo per ettaro rispetto a colture cresciute in ambiente controllato in laboratorio o sempre nel sito ma lontano dalla fonte di energia».



A.F.: Dunque gli antichi costruirono davvero i loro monumenti sacri sopra luoghi di energia. Esistono allora le leylines e a cosa sono dovute?

«Non so proprio cosa dirle riguardo alle leylines. Sicuramente la loro natura è in accordo con i modelli che ho rilevato in giro per il mondo. Tuttavia, alcune leylines (come la famosa linea di San Michele in Inghilterra) percorrono parecchie decine di chilometri. E’ difficile immaginare le strutture geologiche con cui lavoro così lunghe e dritte in quella parte d’Inghilterra. Tuttavia, diverse volte mi è capitato di rilevare cariche elettriche insolite nell’aria in punti dove le bacchette da rabdomante hanno una forte risposta».



A.F.: Su quali basi o principi gli antichi basavano questa remota scienza?

«Buona domanda. Io ho rilevato l’energia presente in questi siti (sia magnetica che elettrica) usando strumenti scientifici moderni. I benefici effetti sui semi li ho compresi in quanto facevo già parte di un gruppo che stava studiando l’uso altamente tecnologico dell’energia elettromagnetica per migliorare i semi. Quindi sono stato molto fortunato a poter studiare l’argomento con il mio retroterra professionale. Per quanto riguarda gli antichi, credo che probabilmente sono stati gli sciamani i primi ad accorgersi di questo in un periodo di tempo abbastanza lungo. Prima di tutto, alcune persone sono semplicemente in grado di sentire questi campi elettromagnetici senza bisogno di alcuno strumento. Per farle soltanto due esempi, il mio libro Seeds of Knowledge mostra una magnifica serie di fotografie delle Black Hills, nel South Dakota, dove unno sciamano odierno della tradizione preagricola sioux ancora oggi riesce a rilevare e contrassegnare le anomalie magnetiche e a usarle per indurre le visioni. In secondo luogo, in Europa si è notato che i funghi (dei quali si sa che la crescita viene considerevolmente accelerata anche da debolissime correnti elettriche) sono molto più rigogliosi su quelle stesse strutture geologiche che venivano scelte per costruirvi i megaliti. E gli sciamani erano gli antichi raccoglitori di funghi. Quindi la risposta alla domanda su come trovassero questi punti di energia è semplicemente che li sentivano. E in alcuni casi hanno potuto notare che in questi punti la crescita delle piante era più veloce».



A.F.: Come giunsero gli antichi, secondo lei, a elaborare una scienza così perfetta? Come riuscirono a comprendere che una determinata struttura può interagire con il campo magnetico e amplificare i raccolti? Fu eredità di un’antica civiltà, l’esperienza generata da fattori casuali o si tratta di informazioni dovute a stati alterati di coscienza, che notoriamente sono la base per molte delle antiche conoscenze del passato?

«Credo che abbiano effettuato innumerevoli osservazioni, oltre ad essere andati per esclusione e all’evoluzione del disegno di queste strutture lungo i secoli. Questo processo di sviluppo può essere stato diverso nei vari continenti. Nel caso degli antichi maya, avevano alcune grotte decorate con simboli della fertilità. Nel corso di tutta la storia umana le grotte sono state considerate luoghi sacri, forse a causa del fatto che l’aria all’interno è di solito leggermente elettrificata a causa delle forze geologiche che spesso richiedono l’interazione dell’acqua e della roccia. In tutto il mondo, sono sempre state fatte offerte presso altari e luoghi sacri. Si sa che i maya a volte portavano del mais nelle loro caverne sacre per poi rimuoverlo in un secondo tempo. Ancora oggi la religione tradizionale cinese offre cibo al dio della terra, che poi viene rimosso dopo qualche giorno. Essendo un popolo pratico, a quel punto lo mangiano. E’ probabile che alcuni dei maya usassero le offerte piantandone i semi. A quel punto avranno sicuramente notato la notevole velocità della crescita, come dimostrano i miei studi e alcune fotografie presenti nel mio libro. Ben presto l’offerta avrebbe superato la domanda e sarebbero state costruite strutture più grandi con una maggiore capacità, come le piramidi dove abbiamo condotto gli esperimenti e le misurazioni con i nostri semi a Tikal, la più antica città maya».



A.F.: Come misuravano gli effetti del campo magnetico?

«A causa del vento solare, il campo magnetico terrestre si indebolisce ogni notte per poi riprendersi drammaticamente nelle ore immediatamente precedenti all’alba. Questo aumento all’alba viene ingrandito sostanzialmente da certe strutture geologiche che ho discusso nel dettaglio in Seeds of Knowledge. Alcune delle grandi fluttuazioni geomagnetiche che abbiamo misurato presso gli antichi siti corrispondono quantitativamente ai livelli minimi stabiliti dai neuroscienziati nei laboratori per produrre visioni in un terzo della popolazione in esperimenti di laboratorio controllati. E abbiamo misurato negli Stati Uniti anche punti rinomati per essere stati utilizzati per la ricerca di visione (HERA 78, pag.22). Quindi gli architetti megalitici non avevano bisogno di misurare i cambiamenti per trovare questi punti energetici, li potevano semplicemente sentire».



A.F.: Lei afferma che le costruzioni megalitiche, in tutto il mondo, venivano realizzate in momenti di crisi produttiva agricola a cui seguiva una prosperità. Su quali fonti basa questa affermazione?

«Praticamente ogni affermazione del nostro libro è circostanziata da pubblicazioni universitarie o simili. Ma passiamo brevemente in rassegna alcuni esempi provenienti da tre continenti. Nell’antico Egitto, l’eminente archeologa Jacquetta Hawkes enumera sei siccità conosciute dovute a un livello insolitamente basso del Nilo avvenute sotto il regno di Zoser, il faraone che diede inizio ai 140 anni di laboriosa costruzione che hanno prodotto tutte le grandi piramidi. Gli scienziati che hanno approfonditamente studiato i sedimenti dei laghi dell’Africa orientale hanno scoperto che il livello dell’acqua è calato nello stesso periodo a causa della diminuzione delle precipitazioni atmosferiche. Dato che questi laghi sono i maggiori apportatori di acqua per il Nilo, ne hanno concluso che spesso nel periodo della costruzione delle piramidi, il grande fiume non inondava più a sufficienza le terre circostanti per irrigarle e fertilizzarle a sufficienza in modo da produrre abbastanza cibo per tutti. Negli anni precedenti alla scoperta della rotazione delle colture e dei fertilizzanti applicati, l’impoverimento del suolo portava velocemente a un decremento della produzione di derrate alimentari. In America centrale, d’altra parte, è un fatto assodato che le popolazioni olmeche crebbero sino a mettere sotto pressione i piccoli appezzamenti di terre coltivabili dove la civiltà si era inizialmente sviluppata. A quel punto alcuni villaggi iniziarono a costruire mound, e quelli che lo fecero godettero sempre di un livello di vita più alto rispetto ad altri villaggi identici sotto ogni altro aspetto. Gli archeologi moderni che scrivono per la rivista Science sono ancora confusi da ciò. Inoltre, noi iniziamo il nostro libro discutendo un esempio simile, sebbene più drammatico, del fenomeno, quello dei maya, discendenti degli olmechi. In Europa, pubblicazioni dell’altamente rispettata English Heritage Foundation descrivono le analisi del polline nei dintorni di Silbury Hill (il più grande mound creato dall’Uomo in Europa – HERA 50, pag.70) che dimostrano che al tempo della costruzione del mound il luogo era stato abbandonato a causa dell’impoverimento del suolo. Tuttavia, diverse centinaia di agricoltori di sussistenza si trasferirono nella zona e impiegarono una stima di 14 milioni di ore di lavoro per costruire questo mound e il vicino Avebury Henge. In seguito, beni di lusso cominciarono a penetrare nell’area e la popolazione crebbe di nuovo. Questo stesso andamento di base si verificò anche in Francia e nelle Americhe, come spieghiamo in dettaglio».



A.F.: Lei parla delle piramidi e dei mound come “Grandi Attrattori”. Cosa significa e in che modo la forma piramidale (come quella dei mound nordamericani e delle piramidi intorno al mondo) era in grado di utilizzare il campo magnetico terrestre per incrementare i raccolti?

«Le piramidi e i mound possono diventare “attrattori” allo stesso modo in cui una collina o il campanile di una chiesa attraggono i fulmini. E’ la fisica di base che ci dice che una carica elettrica nell’aria si concentra in un punto in alto, specialmente se presenta una cima appuntita. Non è il campo magnetico ad essere manipolato da tali forme, ma la carica elettrica naturale del terreno, anche se alcune di queste cariche elettriche sono causate dal cambiamento dei campi magnetici in queste località particolari come risultato di un processo che i fisici chiamano “induzione”. Questo è lo stesso processo secondo il quale viene generata la corrente destinata alle nostre case. Quando si verifica l’aumento all’alba del nostro campo magnetico, crea una corrente elettrica nel terreno. Ciò, a sua volta, attrae aria naturalmente elettrificata di carica opposta. Quindi tutto ciò viene concentrato in cima a una collina o piramide (ecco perché la cima di una collina è il posto peggiore dove trovarsi nel corso di una tempesta). Il trucco sta nell’attrarre aria elettrificata ma non un fulmine, ecco perché molte delle piramidi non hanno una punta (l’Egitto non presenta quasi mai tempeste, quindi è una questione totalmente differente). Per quanto riguarda la forma piramidale in sé stessa, non abbiamo prove che avesse un maggiore effetto rispetto alla forma conica dei mound. Ma d’altronde potrebbe darsi che gli antichi sapevano qualcosa che noi ignoriamo. Per quanto riguarda l’effetto dell’energia elettrica sui semi causato da queste strutture, ciò richiede sei pagine di spiegazione nel libro. Quindi riassumerò il tutto dicendo che abbiamo effettuato diversi esperimenti biochimici in diversi laboratori e tutti confermano che i semi esposti a queste energie generano meno radicali liberi dannosi e e una maggiore quantità di antiossidanti quando crescono per diventare piante. . Quindi creano una pianta meno danneggiata, più efficiente e più vigorosa che risulta più resistente agli stress. Il risultato finale di questo processo è che queste piante producono più cibo. Usando semi con esposizioni simili a quelli antichi usati dai costruttori di megaliti ne è risultato che producono due o tre volte la stessa quantità di cibo per ettaro. Chiaramente ciò è abbastanza per fare una differenza decisiva nel caso di una civiltà agricola».



A.F.: Quindi le piramidi e i siti megalitici dell’antichità sarebbero davvero una sorta di “macchine” che utilizzavano energie magnetiche, telluriche e gravitazionali?

«Non so se “macchina” sia la parola corretta in questo caso, perché non ci sono parti che si muovono. Ma sicuramente funzionavano da strumenti automatici per le correnti e le fluttuazioni magnetiche della terra. La connessione con le anomalie gravitazionali è stata meno studiata e forse è il risultato della conformazione geologica che sta alla base di queste anomalie».



Quali sono stati i test scientifici che ha impiegato per confermare la sua teoria?

«Abbiamo compreso i processi biochimici coinvolti e abbiamo eseguito dei test per confermare che l’esposizione dei semi all’aria elettrificata avesse davvero avuto effetto. Uno dei test viene illustrato nel libro. Semplicemente richiede dei semi germoglianti avvolti in carta bagnata speciale posti in un’incubatrice e quindi, dopo diversi giorni di crescita, se ne misurano la lunghezza dei germogli e delle radici. Abbiamo moltiplicato questi numeri per la percentale di semi che hanno germinato e sommato i due risultati, ottenendo un singolo numero che ci mostra il coefficiente di miglioramento. Questo è un tipico test universitario (commercializzato dall’Università Statale dell’Ohio) che viene utilizzato per misurare il vigore dei semi. Abbiamo anche effettuato un saggio elettrochimico per misurare la quantità di radicali liberi e antiossidanti emessi durante la traspirazione del seme nel primo giorno di crescita. Abbiamo riscontrato le stesse differenze dei semi esposti presso siti megalitici. Il tutto indica che il seme esposto a queste energie è molto più vigoroso».



Chi era il popolo del vulcano? Quali relazioni esistono tra i campi elettrici della terra e le strutture megalitiche più famose dell’Inghilterra? I rislutati di laboratorio compiuti sui campioni di terreno prelevati nei centri energetici del pianeta ancora attivi, offrono uno scenario straordinario, dimostrando, a detta dello scienziato che conduce questo pionieristico studio, quanto fossero raffinate e avanzate le conoscenze degli antichi.



Parliamo del Messico. Perché si riferisce agli Olmechi com “popolo del vulcano”? Che relazione c’è tra il vulcano, le energie della terra e le costruzioni megalitiche di questo antico popolo?

«Gli olmechi sono originari di una zona del Messico dominata dai vulcani. Il nome “popolo del vulcano” è solo una licenza poetica per sottolineare questo concetto. I vulcani, tuttavia, sono noti per creare cariche elettriche con l’acqua che scorre attraverso le rocce sul loro versante. Sulla cima di vulcani sacri in Messico, gli scienziati hanno rilevato imponenti concentrazioni di cariche elettriche. Gli olmechi hanno costruito in varie occasioni le loro strutture megalitiche con crinali scoscesi che risalgono lungo una collina artificiale. A La Venta hanno addirittura riprodotto fedelmente un vulcano. A San Lorenzo si sono spinti persino a ricamare il mound con dei canali di drenaggio connessi a bacini di acqua piovana sulla cima. Quando aprivano le chiuse di questi bacini, l’acqua sarebbe scorsa attraverso i canali di scolo, creando una carica elettrica con un meccanismo simile a quello di un vero vulcano. I costruttori trasportavano anche pietre vulcaniche (basalto) di diverse tonnellate dalla loro terra natale sino a 96,5 km attraverso le paludi per usarle in queste strutture. Sembrerebbe che ci fossero degli effetti che avevano scoperto nella loro terra natale vulcanica che erano ansiosi di ricreare nei loro nuovi insediamenti».





E’ vero che alcuni gruppi maya odierni del Guatemala coltivano ancora le loro piantagioni al di sopra delle piramidi? Questo come può provare la sua teoria?

«Le piramidi maya sono troppo piccole perché possano essere coltivate in maniera significativa sulla loro cima. Ma abbiamo misurato l’elettrificazione dell’aria sulla sommità della più antica piramide della loro civiltà e abbiamo rilevato valori superiori persino a quelli di una tempesta! Abbiamo scoperto anche che gli agricoltori maya odierni portano ancora parte dei loro semi sulla cima delle piramidi per poi ricondurli indietro. Ciò ci ricorda quello che ci ha tramandato il gesuita francese missionario in Louisiana riguardo ai Natchez, l’ultima tribù nordamericana ad aver fatto uso di piramidi di terra. Nel 1738, scrisse al suo superiore in Francia che nessun agricoltore si sarebbe mai sognato di seminare senza prima portare i propri semi sulla cima di un mound o piramide per “certune benedizioni”. Mentre tutto ciò può sembrare superstizione religiosa e in parte lo era, il libro cita anche una delle più importanti autorità sulla religione dei nativi del Nordamerica, ricordandoci che lo scopo principe della religione dei nativi è aiutare le piantagioni a crescere meglio».





Parliamo dei vari luoghi che Lei ha trattato nel suo libro e iniziamo con un posto sacro agli antichi e ancora energeticamente attivo: Pedona, in Arizona. Tuttora accadono eventi energetici lì. Come vi interagivano gli antichi?

«Pedona potrebbe essere stata o meno un centro di ricerca della visione per gli antichi Anasazi. Nel corso di una brevissima visita, semplicemente non abbiamo trovato alcuna prova che dimostrasse una delle due ipotesi. Ciò che abbiamo scoperte è chele spirali di roccia che oggi vengono chiamate “vortici di energia” fanno davvero parte di quelle conformazioni geologiche speciali che discutiamo nel libro».





E la civiltà di Tiahuanaco? Cosa ha studiato di Tiahuanaco in relazione alla sua ricerca?

«Non ci è stato possibile visitare personalmente e prendere misurazioni a Tiahuanaco, la grande civiltà preincaica delle Ande. Ma sembra inserirsi nel modello che abbiamo riscontrato più volte in altri luoghi. Anche se non aveva un particolare porto o altri attributi che la distinguessero dai numerosi altri villaggi che si affacciavano sulle rive del Lago Titicaca, qualcosa deve essere accaduto intorno al 500 d.C. Gli abitanti iniziarono a trasportare lo stesso tipo di pietra basaltica magnetica usata dagli olmechi ,attraverso il lago dalle cave. E stiamo parlando di pietre che potevano pesare anche 60 tonnellate! Costruirono un’enorme piramide di terra ricamata dagli stessi canali di drenaggio degli olmechi. I loro contadini iniziarono a produrre il triplo del cibo necessario per la sussistenza sull’altipiano alto 3.657 m, dove oggi cresce poco o niente a causa delle condizioni molto aspre. In qualche modo, i loro semi errano più vigorosi e potevano sopportare molti più stress dei semi odierni. E dopo aver costruito questa piramide autoelettrificante divennero benestanti. L’ultimo tassello del puzzle ci rivela che le condizioni geologiche del posto doveva essere ideale per il genere di manipolazione dei semi che abbiamo rilevato altrove, e ancora oggi gli sciamani sembra che usino questa stessa energia per andare in trance. Durante la trance in qualche modo predicono come andrà il raccolto del prossimo anno».





Non si può affrontare il discorso dei megaliti e dell’antica scienza senza parlare del sud dell’Inghilterra. Cos’erano Stonehenge, la Silbury Hill e Avebury per Lei? In che modo “funzionavano”?

«Abbiamo approfonditamente misurato la Silbury Hill, il più grande mound artificiale in Europa, e anche il suo vicino, Avebury Henge, nel corso di 5 settimane nel 1993. Entrambi sono posizionati dove le zolle di gesso acquifero di medio livello incontrano il gesso acquifero di livello più basso. Questa è una combinazione perfetta per generare corrente elettrica nel terreno e concentrarla usando i fossati che circondano sia Silbury che Avebury. Abbiamo misurato tutti questi effetti in ripetute occasioni. In corrispondenza di altri cerchi megalitici sono stati trovati piccoli fori scavati nel terreno che contenevano semi di grano accuratamente mondati e portati sin lì in contenitori di ceramiche. Lo stesso tipo di fori sono stati rilevati a Stonehenge. In molti casi, essi si trovano nei punti in cui i fossati avrebbero concentrato la maggior parte della corrente elettrica nel terreno. Ciò accade perché l’elettricità scorre come l’acqua e un fossato agisce un po’ come un frangiflutti. Queste correnti elettriche telluriche scorrono principalmente nel metro più esterno di terreno, quindi scavare un fossato profondo anche soltanto un metro vuol dire bloccare il flusso. La corrente, a questo punto segue il percorso del fossato sino a un qualunque punto in cui incontrerà una minore resistenza a causa di vuoti nel fossato (dove il terreno rimane indisturbato). Lì dove si concentra maggiormente la corrente del terreno, scavavano queste piccole buche e vi ponevano i semi. A Stonehenge purtroppo sono vietati studi come i nostri oggigiorno, ma le misurazioni effettuate dagli archeologi sembrano confermare la nostra teoria riguardo al flusso della corrente del terreno e la posizione delle buche. Comunque, Stonehenge è stata utilizzata per oltre 2.000 anni ma è stata improvvisamente abbandonata quando sono stati scoperti la rotazione delle culture e i fertilizzanti, permettendo ai contadini di migliorare la loro produzione senza dover portare lì i loro semi e, presumiamo, dover pagare ammenda con una parte dei semi per questo (come si fa ancora oggi presso il più importante megalite del Sudafrica). Dopo l’entrata in uso dei fertilizzanti e della rotazione delle colture, i costruttori dei cerchi megalitici, che si erano arricchiti con il loro lavoro, scomparvero».





Parliamo ora delle piramidi egizie. Perché tante piramidi in Egitto e soprattutto nella IV Dinastia?

«La corsa alla costruzione di tutte le grandi piramidi in un periodo di 140 anni coincide con un periodo in cui il livello del Nilo stava precipitando, apportando quindi meno limo fertilizzante alla terra nella stagione delle inondazioni. Allo stesso tempo, la popolazione era in rapida crescita. Non vi era altra terra coltivabile al di fuori della valle del Nilo perché non vi era altro che deserto per centinaia di chilometri. Quindi gli egizi presero a coltivare tutta la terra che potevano nella valle del Nilo e con lo spostamento continuo verso nord delle nuove coltivazioni, si spostavano anche le piramidi. Alla fine si disposero a coltivare anche l’inospitale e paludosa terra del delta, e fu allora che le ultime grandi piramidi vennero costruite nella piana di Giza, sovrastando questi terreni agricoli del delta».





La Grande Piramide è un argomento particolare. Può spiegarci la sua progettazione e funzionamento in quanto “macchina” fatta di calcare, il perché del Benben e la sua interazione con il Khamsin, il vento di nordest?

«Credo che l’energia primaria per le piramidi egizie provenisse praticamente dallo stesso processo coinvolto nei cerchi megalitici inglesi, ossia dall’acqua che si muoveva attraverso l’arenaria (un gemello dal punto di vista chimico del gesso inglese). I geofisici sanno che ciò crea una carica elettrica negativa nella roccia che raggiungeva il suo massimo in corrispondenza del livello minimo delle acque del Nilo intorno a Maggio Giugno, quando l’acqua del fiume si infiltrava tra i banchi di arenaria che conducevano dal fiume alla piramide. Ma nello stesso periodo dell’anno un forte vento stagionale chiamato Khamsin soffia dal Sahara portando con sé una forte carica elettrica positiva. Le piramidi concentrerebbero la loro carica elettrica negativa sulla punta, dove si trova la proverbiale pietra Benben. Ci sono fondate speculazioni secondo le quali queste pietre apicali erano in origine fatte di ferro meteoritico, e se questo fosse vero, non si sarebbe potuto usare materiale migliore allo scopo. Se il voltaggio era abbastanza potente avrebbe creato uno scintillio elettrico con le molecole d’aria caricate positivamente (Nel libro elenchiamo esempi in cui ciò è avvenuto in tempi recenti in tutta la valle, da Giza e persino dalla punta della Grande Piramide). Tali scintille trasformerebbero l’azoto biologicamente inutile nell’aria in nitrato, che è l’ingrediente primario dei fertilizzanti. Le coltivazioni si trovano sottovento a questo punto. Il fertilizzante perduto quando il Nilo cessò le inondazioni venne rimpiazzato dall’aria, sottovento alle grandi piramidi. Gli hopi sono a conoscenza di un effetto simile causato dai fulmini, che è una forma più violenta di scintilla. I contadini hopi considerano la più grande fortuna che possa capitar loro che i loro campi vengano colpiti da un fulmine, che può apportare l’equivalente di due anni di fertilizzanti per un piccolo campo. Nell’antica america centrale, il dio del fulmine era anche il dio della fertilità. Quindi sappiamo che gli antichi erano a conoscenza di ciò. Non vi sono scritti antichi egizi che confermino questo scopo e uso delle piramidi, ma va ricordato che non esistono testi antichi egizi che confermino alcuno scopo o uso per nessuna delle grandi piramidi».





Lei ha affrontato anche il mistero delle “Light Balls” in relazione alla crescita dei raccolti. Può dirmi cosa sono queste sfere di luce ancora presenti nei luoghi sacri e che ruolo hanno in questa antica tecnologia a base elettromagnetica?

«Le stesse forze naturali che migliorano i semi possono a volte concentrare l’energia per fare in modo che l’aria avvampi. Le forze elettrostatiche stessono tendono a trattenere l’aria così illuminata in una sfera. I minatori tedeschi del XV sec. erano soliti cercare i depositi di minerali ricchi di metallo osservando le sfere di luce che emergevano dal terreno. Le sfere di luce in sé stesse non sono tanto una causa del miglioramento dei semi quanto un sintomo della presenza di aria elettrificata».





Quali sono stati i risultati in laboratorio della tecnologia degli antichi? Che tipo di semi sono stati ottenuti e con quali caratteristiche?

«In Guatemala abbiamo semplicemente acquistato del mais locale in una cittadina maya di collina. In Europa, gli antichi contadini dovevano ripiantare un terzo del loro raccolto come semi la stagione seguente e in Nordamerica i contadini nativi mettevano 5 semi di mais in ogni buca per assicurarsi che uno avrebbe germinato. Quindi vi era molto spazio per il miglioramento».





Questa tecnologia sarebbe ancora applicabile oggi?

«Una moderna versione “high-tech” di questo tipo di energia viene usata sui semi oggi e può migliorare sostanzialmente la tolleranza allo stress e il prodotto. E’ presente sul mercato con il marchio StressGuard®».





Su quali progetti sta lavorando ora?

«Al momento sono coinvolto sia nel progetto del trattamento per semi StressGuard® e in una tecnologia che praticamente risulta da un’evoluzione di quella ricerca. Si tratta di uno strumento che misura obiettivamente il dolore e il sollievo nelle persone e negli animali. Esperimenti con uomini e cavalli hanno dimostrato una buona accuratezza. In questo momento l’unico modo in cui un medico può misurare il dolore è chiedere al paziente: “Su una scala da 1 a 10, quale voto darebbe al suo dolore?” (E il paziente deve sperare che il dottore gli creda). Noi speriamo che questo strumento aiuti i soggetti a dolori a ricevere la cura adeguata, in particolar modo per pazienti che non hanno l’uso della parola, come vittime di demenza, ictus e bambini appena nati.. Questi sono pazienti che non possono descrivere il loro dolore al dottore, come non possono ovviamente farlo neanche gli animali».





post scriptum



Le energie della piramide di Mosca

Conferme agli studi di John Burke provengono dalla Russia. Alexander Golod, direttore della Defense Enterprise di Mosca, che ha coordinato un gruppo di scienziati russi ha svolto alcuni studi più che decennali su 17 piramidi in fibra di vetro da lui progettate e fatte costruire (nessun metallo è stato impiegato). I risultati mostrano effetti significativi quanto positivi su materiali sia biologici che non biologici. La piramide maggiore fatta costruire da Golod è alta 44 metri e pesa 55 tonnellate. Alcuni risultati scientifici comunicati da Golod con le sue piramidi sono:

· Il Sistema immunitario degli organismi ha incrementato la sua efficacia esponendosi all’energia interna della piramide di Golod (Mechinkov – Scientific Research Institute, Russian Academy of Medical Sciences);

· Le proprietà terapeutiche dei medicinali hanno aumentato l’efficacia diminuendo gli effetti collaterali (Ivanovskiy – SRI of Virology, Russian Academy of Medical Sciences);

· I semi da coltivazione posti all’interno della piramide hanno mostrato un incremento della crescita dal 30 al 100%:

· La forza dei virus e batteri patogeni si è attenuata all’esposizione della piramide;
Esperimenti di radiolocazione realizzati dagli scienziati con una serie di radar lavoranti nel range dei centimetri e piazzati a 60 chilometri, 32 chilometri e 30 chilometri dalla piramide, hanno mostrato l’esistenza di una colonna di energia ionica che dall’asse verticale si innalza per 2 chilometri e si espande per 500 metri.

Golod e il suo team hanno ottenuto una nutrita serie di altri risultati che in questa sede non è possibile riportare. Lo faremo presto. Per chi è interessato a raggiungere la piramide bisogna guidare per 20 chilometri fuori Mosca sino al 38° chilometro dell’autostrada Mosca-Riga.

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