venerdì 5 giugno 2015

IL CADUCEO


IL CADUCEO RAPPRESENTA LA POSSIBILITA' DA PARTE DELL'UOMO DI RISVEGLIARE E POTENZIARE IL SERPENTE SACRO, L'ENERGIA SACRA, ATTRAVERSO I CANALI ENERGETICI SOTTILI, IDA E PINGALA, ASSOCIATI ALLA TRASMUTAZIONE ENERGETICA DELLA KUNDALINI AL FINE DI TRASFORMARE
IL "PIOMBO" IN "ORO" (OVVERO ENERGIE DI BASSA DENSITA' E VIBRAZIONE IN ENERGIE PIU' SOTTILI ED A MAGGIOR FREQUENZA/VIBRAZIONE).
LE ALI SIMBOLEGGIANO INFATTI LA FORZA CHE UN' ENERGIA TRASMUTATA PUO' CONFERIRE ALL'INDIVIDUO, IL QUALE DIVENTA PADRONE DEGLI ELEMENTI E QUINDI CAPACE DI RIFIUTARE IN MODO COSCIENTE L'INFLUSSO ASTRALE/KARMICO DELL'EGO.

L'avvenimento che prevedo è nella Necessità (Pitagorica) del destino e dunque si verificherà, a meno che la Potenza della Volontà (Libero Arbitrio) non lo cambi; in quel caso, non si verificherà.

L'ENERGIA SOTTILE TRASMUTATA QUINDI CONFERIRA' POTERE AL LIBERO ARBITRIO CHE POTRA' DI LI IN POI MODIFICARE GLI EVENTI LEGATI ALLA NECESSITA' KARMICA DA COMPIERE, DANDOCI QUELLA FORZA NECESSARIA PER SMAGNETIZZARE L'EGO DALLA NOSTRA COSCIENZA.
DA CIO' NE DERIVA UN' AZIONE LEGATA ALL' "ESSERE" CON CONSEGUENZE DARMICHE.
C'E' DA COMBATTERE LA FORZA MAGNETICA DELL EGO COSI' PROPRIO COME SI PUO' APPLICARE UNA FORZA PER DIVIDERE DUE CALAMITE.






TIRESIA

"Quello che vedo succederà, oppure non succederà."

L'avvenimento che prevedo è nella Necessità (Pitagorica) del destino e dunque si verificherà, a meno che la Potenza della Volontà (Libero Arbitrio) non lo cambi; in quel caso, non si verificherà.

Nella mitologia greca la figura di Tiresia compare frequentemente, in diversi miti e ambientazioni.
Tiresia era un indovino cieco; lo troviamo a Tebe accanto a Èdipo, lo troviamo nell'Ade dove Odisseo incontra la sua ombra, o in Dante nell'Inferno.
Questa è la storia di come Tiresia divenne cieco; o almeno, una delle storie, cosí come la racconta il poeta Callimaco.
Si racconta che in gioventú Tiresia, trovandosi a passare in prossimità di una fonte, fu attratto da un insolito spettacolo; una figura chiaramente divina, che si sarebbe poi scoperto essere la dea Atena, prendeva un bagno nuda.
Tiresia si soffermò a contemplare la dea. E per questo motivo ella impose le mani sui suoi occhi e lo accecò. Tuttavia, per compensare Tiresia della perdita della vista, gli donò capacità profetiche.
Volendo fare alcune brevi considerazioni sul mito, la prima cosa evidente è che Tiresia non è stato punito per aver commesso una colpa.
La notte scende sui suoi occhi, che sono folgorati da una visione insopportabile. Tiresia ha contemplato il fulgore divino, è accecato non altrimenti che se avesse fissato il suo suardo sul sole. Ma l'interpretazione di questo evento non deve essere meccanica: non è una legge fisica che oscura la vista del giovane, ma l'aver oltrepassato il limite rigidamente fissato per l'essere umano. Come Icaro che precipita al suolo per aver volato troppo alto, Tiresia non è vittima di un mero rapporto di causa-effetto: si tratta di cadute che rientrano nell'ordine superiore del cosmo.
L'altra considerazione è che Tiresia, cieco, diviene indovino.
Le sue capacità profetiche sono una compensazione per la perdita subita? Questa sarebbe una spiegazione semplicistica. In realtà Tiresia è passato a un altro piano di conoscenza.
La conoscenza empirica del mondo è legata alla vista: è la conoscenza di cui sono dotati tutti gli esseri umani. Ma esiste un altro modo di sapere le cose e di comprendere la realtà, nel cosmo ordinato dal Fato. E questo modo, questa capacità, prescinde dal dono della vista - ossia dalla comune esperienza.
In questi termini, Tiresia perde in un istante tremendo e folgorante non solo la vista ma anche le catene che gli impedivano una piú alta comprensione della realtà.
Il tema è ripreso in maniera sottile dal poeta Sofocle nel suo Èdipo Re, una tragedia basata sul problema della conoscenza. Qui Tiresia è contrapposto a Èdipo, uno dei piú saggi tra gli uomini, colui che fu in grado di sconfiggere la Sfinge grazie alla sua superiore intelligenza. I due personaggi rappresentano diverse tipologie di conoscenza: e il finale della tragedia dimostra la superiorità della capacità profetica dell'indovino sull'intelligenza interpretativa di cui Èdipo è il simbolo....
(Ferruccio Sardu)


...Il mito racconta che, passeggiando sul monte Cillene (o secondo un'altra versione Citerone), vide due serpenti che copulavano, ne uccise la femmina perché quella scena lo infastidì. Nello stesso momento Tiresia fu tramutato da uomo a donna. Visse in questa condizione per sette anni provando tutti i piaceri che una donna potesse provare. Passato questo periodo venne a trovarsi di fronte alla stessa scena dei serpenti. Questa volta uccise il serpente maschio e nello stesso istante ritornò uomo....


...Tiresia è come indovino, prima di tutto un mediatore fra gli dei e gli uomini: pertanto questo fatto gli permette di partecipare dell’immortalità che caratterizza gli dei. In effetti Tiresia, che visse per sette generazioni, non conobbe in termini reali la morte. Dunque, questa posizione privilegiata gli permette di essere un mediatore, di avere una posizione particolare proprio all’interno delle generazioni regali della casa reale di Tebe non solo tra i vivi, ma anche tra i morti della famiglia stessa. Da un certo punto di vista questa trascendenza può apparire come una trasgressione all’ordine abituale delle cose, fondato sul rispetto delle opposizioni, stabilito una volta per tutte all’origine del mondo. Inoltre, Tiresia è oggetto egli stesso di una repressione che viene dagli dei; essi, infatti, mal sopportano che i loro segreti siano rivelati agli uomini da un indovino che, a sua volta, sta anche dalla parte degli uomini, esseri che, talvolta, non riconoscono in lui l’autorità di un indovino. (…) Ecco perché Tiresia, oltre ad essere stato reso cieco dagli dei, che, per supplire a questa mutilazione gli hanno donato il bastone (che a sua volta è il simbolo dello statuto da intermediario che l’indovino occupa), non è creduto dagli uomini che lo prendono in giro e qualche volta lo insultano. Nell’analisi del primo episodio della prima versione, si è dimostrato che questo tipo di relazioni si organizzava, questa volta, attorno alla figura di un serpente, il guardiano di tutte le potenze che Gaia, la Terra, raccoglie (…) Il serpente appariva come il guardiano e il dispensatore della potenza divina (...) Ecco perché anche una coppia di serpenti intrecciati attorno ad un bastone può diventare, per un indovino, l’emblema della sua funzione di mediatore, la cui bisessualità successiva non ne è che un aspetto. D’altra parte, il serpente intrattiene dei rapporti privilegiati con la vita e la morte; è in effetti sotto forma di serpente che le anime tornano alla terra e, inoltre, il fatto che egli si spogli ogni anno della sua pelle (che corrisponde alla sua vecchiaia), fa sì che questo animale sia considerato un essere dotato di una longevità straordinaria, del tipo di quella di cui è proprio dotato Tiresia. ( ... )




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