mercoledì 27 maggio 2015

Il "Bloop"

Che cos’ha in comune la frequenza “Bloop” registrata per la prima volta dalla NOAA con i racconti di H.P. Lovecraft? E che cosa ha in comune il Bloop con la mitologica creatura Kraken?

All’apparenza nulla se non fosse perche’ l’origine del Bloop e’ sita proprio nella citta’ descritta nel romanzo “Call Of Cthulhu – Il richiamo di Cthulhu” di Lovecraft, scrittore Americano, genio visionario, e come descrisse egli stesso, le sue opere erano frutto di rivelazioni durante il sonno.
Cthulhu

Cthulhu fa parte della complessa mitologia inventata da Lovecraft e da lui attribuita ad un misterioso manoscritto (pseudobiblium) noto come Necronomicon redatto dall'”arabo pazzo” Abdul Alhazred. Cthulhu è il principale, nonché sacerdote, dei Grandi Antichi, abominevoli creature aliene che si insediarono sulla Terra quando ancora la vita terrestre era agli inizi. Egli infatti giunse con la sua progenie stellare (la cosiddetta “prole stellare di Cthulhu”) sulla Terra e fondò la leggendaria città di R’lyeh, nella quale fu imprigionato (non è dato sapere se volontariamente o no) quando le stelle furono allineate correttamente («the stars come right»).

Alla vista, la sua manifestazione è di una figura vagamente antropoide, con la testa formata da un’enorme sacca molliccia, viscida e flaccida, simile alla testa di un polpo. La “pelle” è elastica e traspare da essa l’interno osceno del suo corpo. Il colore interno è una sintesi di tutti i colori cadaverici mentre l’odore che emana è un concentrato dei più pestilenziali e putridi miasmi marini. La testa è contornata da tentacoli. I tentacoli finiscono con una specie di bocca nel cui interno si trovano tre denti acuminati. Tra i tentacoli si spalancano occhi fissi che osservano il tutto e il niente. Il corpo è dotato di ali membranose e le braccia di poderosi artigli.

Nel mito, Cthulhu contatta determinati umani nel sonno, da cui l’infausta nomea del suo richiamo. Da eoni dorme sul fondo del mare, nella città sommersa di R’lyeh, dove attende sognando.
Il “Bloop” registrato dalla NOAA

Con questo nome, si indica un suono di frequenza ultra-bassa ed estremamente potente individuato dalla NOAA ( National Oceanic and Atmosferic Administration). L’ente governativo americano lo registrò nel corso del 1997. Secondo quanto riferito ufficialmente, esso “saliva rapidamente in frequenza nel giro di un minuto e aveva un’ampiezza sufficiente da essere sentito da più sensori nel raggio di oltre 5mila chilometri. La fonte del suono rimane ignota.”



Il punto del’oceano pacifico da cui ha avuto origine il misterioso Bloop e’ lo stesso sito della citta’ R’lyeh di Lovecraft

Non solo. Gli scienziati hanno stabilito che l’onda sonora non è il prodotto dell’attività umana o geologica. Non l’ha causata una gigantesca sorgente elettromagnetica, per capirci, o l’esplosione di una bomba. Ma non è stato nemmeno un terremoto sottomarino e neanche un vulcano. Qualcuno ipotizza che sia l’eco del distacco di un iceberg dall’Antartide, ma i più sostengono l’origine biologica.

Insomma, quel rumore lo avrebbe emesso un essere vivente. Ma quale animale può produrre un’onda sonora del genere? Il bloop risulta svariate volte più basso del più basso suono biologico mai conosciuto, quello della balena azzurra. E non c’è una creatura grande abbastanza per emettere un rumore percettibile a così grande distanza. Almeno, per quanto ne sappiamo.



Il grafico dell’onda sonora registrata dalla NOAA nel 1977



In assenza di spiegazioni certe, le ipotesi si concentrano sull’eventualità che esista un animale marino dalle dimensioni eccezionali, almeno 10 volte quelle del più grosso cetaceo noto, mai avvistato finora perchè vivrebbe negli abissi più remoti degli oceani, in gran parte ancora inesplorati. Va detto che dopo quel rilevamento del 1997 il bloop non è più stato registrato. Però i microfoni sottomarini hanno sentito altri suoni di misteriosa origine ai quali il NOAA ha dato nomi curiosi: Julia, Train, Slow Down, Whistle e Upsweep.
Il kraken, il mostro marino, è esistito davvero



Un mitico Kraken che attacca una nave

L’idea che un cefalopode abnorme possa essere davvero vissuto, milioni di anni fa, nelle profondità marine è stata avanzata, per la prima volta, nel 2011 da Mark McMenamin durante il convegno del Geological Society of America. Quest’anno, lo studioso si è ripresentato al meeting con quelle che ritiene delle prove: quello che potrebbe essere la punta di un rostro acuminato e le tracce fossili di una possibile vittima.



Uno dei fossili considerati la prova dell’esistenza del Kraken

Due anni fa, McMenamin aveva ipotizzato che i resti di un ittiosauro- un grosso rettile marino vissuto 250 milioni di anni fa- scoperto nel Berlin Ichtyosaurus State Park del Nevada presentassero una disposizione che ricordava le prede delle odierne piovregiganti: esse spesso attaccano ed uccidono gli squali stritolandoli e alterando la posizione delle loro ossa. Tra l’altro, secondo il paleontologo, le rocce nelle quali l’ittiosauro si trovava sarebbero state erroneamente interpretate come prodotte da sedimenti oceanici superficiali: in realtà, sarebbero stati molto profondi- insomma, l’habitat ideale per un Kraken.

“È la componente più dura del corpo di cefalopode, quindi è la parte più facilmente conservabile in un fossile. L’abbiamo paragonata al becco di un calamaro gigante di Humboldt ed ha funzionato piuttosto bene: risultano molto simili, hanno le stesse fratture e linee convergenti”, ha aggiunto. Ma le sue conclusioni non sono condivise dagli altri ricercatori.

La sua interpretazione era stata accolta con molta freddezza dai colleghi del convegno, tanto che McMenamin si era quasi convinto di essersi sbagliato. Poi, però, per caso si è imbattuto, in un vecchio giornale, nelle foto che mostravano alcuni scheletri di ittiosauri appena recuperati da uno scavo nel parco del Nevada, durante un’esposizione al museo di Las Vegas. E i reperti mostravano la medesima configurazione.

Durante lo stesso convegno, Marc McMenamin ha mostrato anche un altro fossile, con i presunti resti di un antico spazzino del mare. A suo avviso, l’antenato gigantedegli odierni anfipodi, i crostacei che puliscono i fondali da ogni residuo organico. Su questa scoperta, almeno, le reazioni sono state meno veementi.
Gli inquietanti racconti di Lovecraft frutto di realta’?

Secondo gli scienziati che hanno studiato il fenomeno, il Bloop somiglierebbe al profilo audio di una creatura vivente, sebbene non vi sia animale conosciuto che possa aver generato questo suono. Se si trattasse di un animale, questo sarebbe un’essere enormemente più grande di una balenottera azzurra, l’animale conosciuto più grande sulla Terra.

Quel che e’ davvero singolare e che il Bloop si originò proprio vicino al punto in cui si trova la città R’lyeh della storia “Il richiamo di Cthulhu di H.P. Lovecraft”, il Bloop è stato messo il relazione con Cthulhu dai fan di Lovecraft. L’universo mitologico Lovecraftiano, scaturito dai suoi incubi e dalla sua fantasia, prevede figure mostruose e malvagie chiamati “Grandi Antichi”.

I Grandi Antichi sono creature extraterrestri dall’immenso potere, spesso di dimensioni colossali. Queste entità sembrano avere una forma fisica, ma essendo forme di vita provenienti da altre dimensioni spazio-temporali non sono composti da materia a noi conosciuta. I Grandi Antichi sono adorati da culti blasfemi i cui seguaci sono sia esseri umani, sia razze non-umane spesso citate nei Miti di Cthulhu.

Tra essi appunto compare Chtulhu, il più importante tra i Grandi Antichi, Signore della città di R’lyeh, sprofondata negli abissi, dove egli aspetta… manifestandosi a volte agli uomini durante il sonno, ovvero nei piani astrali, proprio nello stesso modo in cui lo scrittore Americano ricevette le ispirazioni per i suoi racconti.

Chi di noi ha visto “Pirati dei Caraibi”? Il pirata Devy Jones, mezzo uomo mezzo calamaro e’ chiaramente Cthulhu, il grande sacerdote, in grado di controllare e scatenare la bestia, il Kraken.


Schizzo di Cthulhu di Lovercraft (1934)



Davy Jones

Nel fantastico e terrificante universo Lovecraftiano sembra quindi di poter riscontrare diversi collegamenti con le ricerche del Progetto Atlanticus sulla Teoria degli Antichi Astronauti, sui mondi perduti di Atlantide o di Agarthi, sul ruolo di Arconti (presenti anche su testi novecenteschi di encomiabili studiosi dello gnosticismo) e Rettiliani, e sulla ricerca di “altre” dimensioni (il “sole nero”).

Il fatto che il Bloop provenga esattamente laddove Lovecraft aveva “immaginato” l’ubicazione della città di R’lyeh e il fatto che lui stesso ammise che molte delle sue opere furono ispirate da presenze durante il sonno gettano un’inquietante ombra di paura sull’esistenza reale di un simile mostro con tanto di macabri rituali.

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