lunedì 11 maggio 2015

Alienologia: I Saturniani




Una scoperta senza precedenti
Nel libro “The Ecological Theater and the Evolutionary Play”, Yale Evelyn nel 1965 teorizzò l'esistenza di organismi che avrebbero potuto vivere grazie al calore della Terra, ma fino al 1977 nessun biologo vide mai una comunità del genere.



Nel mare profondo la densità di organismi marini, con poche eccezioni, è molto bassa e raggiungono dimensioni minime, la loro crescita è lenta, la pressione è elevata, l'acqua è fredda e densa, manca la luce e gli organismi dipendono per sopravvivere da quello che "piove" dall'alto, ossia dalla superficie.



Nel febbraio / marzo 1977 due scienziati, Corliss ed Edmond, entrambi geologi marini, stavano andando alla ricerca di rocce basaltiche da campionare, lungo la dorsale delle Galapagos a 2.600 metri di profondità.



Durante una manovra del braccio meccanico del batiscafo Alvin, videro due grandi anemoni di mare, ma oltre l'acqua illuminata dai fari, fu fatta una scoperta senza precedenti:


"Fu così che arrivammo in vista di uno scenario incredibile. In genere la formazione basaltica tipica degli assi delle dorsali è molto squallida: monotoni campi di cuscini scuri tagliati da faglie e da spaccature, per metri quadrati non si trova un solo organismo, eppure qui, vi era una vera e propria oasi.



Scogliere di mitili e distese di bivalvi giganti ci apparvero nel tremolio dell'acqua insieme a granchi, anemoni di mare e ghiozzi. Le restanti cinque ore del tempo dedicato alla ricerca furono frenetiche [...] Lavorammo finché l'energia disponibile per le apparecchiature si esaurì."

Quel giorno furono osservate specie mai viste prima, tra cui vermi tubicoli alti due metri e bivalvi giganti da 30 cm.



Ma subito si palesò una domanda:


“in un deserto le oasi esistono grazie alla presenza di acqua, ma in fondo al mare, cosa permette la loro esistenza? Qual è l'ingrediente mancante che equivale all'acqua delle oasi dei deserti terrestri?”

La risposta giunse anni dopo, quando si cominciò a capire l'ecologia delle sorgenti idrotermali profonde e la fisiologia degli organismi che vi vivono.



Negli ultimi decenni gli scienziati sono arrivati alla conclusione che sulla Terra, ovunque sia possibile trovare acqua allo stato liquido, sono presenti forme di vita. Condizioni estreme in temperatura, radiazione, pressione, essiccazione, salinità e pH sono tutte superate da forme di vita in presenza di acqua liquida.





Le sorgenti idrotermali
Esempi di ambienti estremi sulla Terra sono il Lago Vostok e le sorgenti idrotermali del Golfo del Messico o dislocati lungo le dorsali oceaniche.



Il lago Vostok è situato nel continente antartico ed è sepolto sotto quattro chilometri di ghiaccio da milioni di anni, lo spessore del ghiaccio non permette alcun tipo di processo foto-sintetico, il che fa di quest'ambiente un modello ideale per determinare come una potenziale biosfera potrebbe sopravvivere in mondi alieni.



Ma lungo le dorsali oceaniche si ha fuoriuscita di magma basaltico che crea continuamente nuova crosta oceanica, la formazione di nuova crosta comporta lo spostamento dei fondali oceanici, che poi si insinuano sotto le placche continentali.



L'attività vulcanica delle dorsali, comporta ovviamente la risalita del magma che si inserisce tra le fessure della crosta neoformata, e riscalda l'acqua che poi fuoriesce attraverso le sorgenti sottomarine. Man mano che il fondale si allontana dalla dorsale, l'attività idrotermale viene meno, l'acqua non si risalda più e la sorgente si esaurisce. Le sorgenti idrotermali profonde sono state classificate in diversi modi: le “white smokers” sono le cosiddette "fumarole bianche", mentre le “black smokers” sono le "fumarole nere".



Queste ultime emettono acqua surriscaldata, tanto che la temperatura può superare i 400°C, ma non si tratta di vapore, perché la pressione elevata non permette il passaggio dell'acqua dallo stato liquido a quello di vapore.



L'incontro di quest'acqua surriscaldata con quella dell'ambiente circostante a temperature prossime ai due gradi (valore medio), determina un brusco abbassamento della temperatura stessa e l'immediata precipitazione dei solfuri di ferro, che colorano di nero, appunto, la nube di acqua tremolante. Si trovano tutte lungo la dorsale atlantica a profondità medie di 3.800 m., quindi sono dislocate a profondità maggiori rispetto a quelle del Pacifico.



Le fumarole bianche sono invece caratterizzate da emissioni di acque a temperature inferiori, comprese tra i 100 e i 300°C.



Esistono poi tipologie di fumarole con caratteristiche intermedie tra le black e le white smokers e in alcuni camini è stata persino misurata una radiazione luminosa associata all'alta temperatura dei fluidi emessi.



La radiazione emessa è compresa nell'infrarosso ed ha le caratteristiche di una vera e propria fonte di energia, infatti, in alcune fumarole nere al largo della costa Messicana a 2.500 m. di profondità, sono stati scoperti batteri fototrofi appartenenti al genere Chlorobiaceae, che utilizzano per la fotosintesi una fonte di luce diversa da quella del Sole.





Europa, il satellite di Giove
Europa, per dimensioni, è il quarto satellite naturale del pianeta Giove ed uno dei più massicci dell'intero sistema solare.



Venne scoperto da Galileo Galilei il 7 gennaio 1610 assieme ad Io, Ganimede e Callisto, da allora comunemente noti con l'appellativo di satelliti galileiani. Il suo nome deriva da quello di Europa, una delle tante amanti di Zeus, secondo la mitologia greca, lo stesso personaggio che ha dato origine anche al nome del continente europeo.



Europa orbita attorno a Giove con un periodo di circa tre giorni e mezzo. Osservazioni condotte nel 1994 tramite lo spettrografo di bordo del telescopio spaziale Hubble, hanno rivelato la presenza di una tenue atmosfera attorno al satellite, composta di ossigeno, e la pressione atmosferica al suolo nell'ordine di micropascal. Di tutti i satelliti naturali del sistema solare, solo altri sei (Io, Ganimede, Callisto, Titano, Encelado e Tritone) possiedono un'atmosfera apprezzabile.



L'aspetto della superficie di Europa, quasi completamente liscia e priva di crateri da impatto, rende plausibile un suo costante rimodellamento ad opera di un oceano di acqua allo stato liquido che, secondo le teorie comunemente accettate, dovrebbe trovarsi al di sotto dei suoi ghiacci.



Le immagini inviate a Terra dalla sonda Galileo, entrata in orbita nel dicembre del 1995 attorno a Giove, suggeriscono la presenza di un’immensa crosta ghiacciata simile al pack dei mari polari della Terra.



La temperatura superficiale si aggira intorno ai 120 K (circa -150 °C), ma al di sotto della crosta si potrebbero raggiungere temperature ben più elevate per via del calore prodotto dall'interazione mareale con Giove. Questo fenomeno, sebbene non vistoso come quello in atto su Io, sarebbe in grado di mantenere allo stato liquido gli strati interni di Europa.



La superficie di Europa è relativamente liscia, con poche colline di qualche centinaio di metri, facendo del satellite uno degli oggetti più lisci nel sistema solare. Questo sembra indicare una superficie giovane, attiva, e basandosi su stime della frequenza di bombardamento "cometario" che raggiunge Europa, la superficie ha da 20 a 180 milioni di anni circa (le caratteristiche superficiali mostrano chiaramente una grande varietà di età).



La caratteristica più notevole della superficie di Europa è una serie di striature scure che attraversano, incrociandosi tra di loro, l'intero satellite, mentre un esame da vicino ha mostrato che i bordi della crosta di Europa, su ogni lato delle crepe, si sono mossi rispetto agli altri.



Le bande più larghe sono di circa 20 km con dei bordi leggermente scuri, striature regolari e una banda centrale di materiale più chiaro. Questo potrebbe essere stato prodotto da una serie di eruzioni vulcaniche di acqua o geyser quando la superficie di Europa si allarga scoprendo gli strati più caldi sepolti. L'effetto è simile a quello visibile nelle dorsali oceaniche terrestri.



Confronti fatti tra le foto della Voyager e della Sonda Galileo, suggeriscono che la crosta di Europa ruota ad una velocità tale da fare un giro in più rispetto al suo interno ogni 10.000 anni.





Vita su Europa?
Europa da sempre è considerato un satellite candidato per ospitare la vita.



L’eventuale presenza di forme biologiche è ritenuta possibile nel suo entroterra, il luogo con al momento la più alta probabilità di supportare forme di vita extraterrestre in tutto il sistema solare. La vita potrebbe esistere nei suoi oceani sotto i ghiacci che sembrano essere ambienti molto simili alle bocche idrotermali presenti nelle profondità dell'oceano e, in speciale modo al Lago Vostok, in Antartide.



Fino agli anni '70 la vita, come generalmente riconosciuta, era ritenuta essere completamente dipendente dall'energia proveniente dal Sole.



Le piante sulla superficie terrestre catturano energia dalla luce solare ed effettuano la fotosintesi clorofilliana, per sintetizzare gli zuccheri dall'anidride carbonica e dall'acqua, rilasciando ossigeno durante il processo, per poi essere mangiate da animali che respirano ossigeno, trasferendo la loro energia nella catena alimentare.



Anche la vita nelle profondità oceaniche, molto al di sotto della zona eufotica, era ritenuta ottenere il proprio nutrimento dai detriti organici che piovevano dalla superficie o mangiando animali che, a loro volta, dipendevano da quel nutrimento.



Nel settembre del 2009 lo scienziato planetario Richard Greenberg ha calcolato, invece, che i raggi cosmici che colpiscono la superficie di Europa potrebbero convertire il ghiaccio in ossidanti ed essere assorbiti dall'oceano fino a riempire le crepe.



Attraverso questo processo, Greenberg ha calcolato che gli oceani di Europa potrebbero raggiungere una concentrazione di ossigeno maggiore di quelli della Terra in appena qualche milione di anni.



Questo permetterebbe ad Europa non solo di supportare semplice vita microbica anaerobica, ma potenzialmente grandi organismi aerobici come sono, ad esempio, i pesci. La fonte primaria di speculazione sulla possibilità di vita su Europa è data dalla probabile presenza di un oceano sotto i ghiacci che ricoprono il satellite.



Dopo un certo spessore di ghiaccio esterno, infatti, le forze di marea potrebbero aver fuso quello più interno lasciandolo sotto forma di acqua liquida. Questa teoria è supportata dal fatto che il ghiaccio in superficie è molto levigato, il che fa supporre che dopo grandi impatti meteoritici l'acqua risalga in superficie e congeli di nuovo saldando la crepa, lasciando la superficie estremamente levigata.



Anche se la presenza di un oceano è ormai quasi accertata da evidenze geologiche e geofisiche, rimane aperto il dibattito sullo spessore del ghiaccio in superficie e dell'oceano stesso.





Un possibile calcolo
L'energia è uno degli ingredienti fondamentali della vita, è richiesta energia sia per iniziare un'origine organica, sia per sostenerla nel tempo.



La principale fonte di energia di Europa è fornita dalle forze di marea di Giove che mantiene l'interno del satellite geologicamente attivo, effetto visibile in modo più evidente sulla vicina luna Io.



Europa orbita intorno a Giove in tre giorni e mezzo e, come la nostra Luna nei confronti della Terra, mostra al pianeta sempre la stessa faccia. Le forze di marea provocano all'interno di Europa continui movimenti, il che può rendere l'oceano interno abbastanza caldo da poter supportare forme di vita.



Mentre Europa, come la Terra, può avere un’energia interna dovuta al decadimento radioattivo, l'energia generata dalle forze di marea sarebbe comunque alcuni ordini di magnitudine più intensa di qualunque sorgente radiologica. In ogni caso, una simile energia non potrebbe mai supportare un ecosistema tanto grande e diversificato come quello basato sulla fotosintesi che si trova sulla superficie terrestre.



Europa, infatti, dista dal Sole circa cinque volte più della Terra e riceve solo un venticinquesimo del calore che arriva sul nostro pianeta.



Europa è situato all'interno della magnetosfera di Giove, il che lo rende bersaglio di un continuo bombardamento di ioni ed elettroni intrappolati all'interno del campo magnetico del gigante gassoso. Questi bombardamenti producono ossidanti ed altri elementi biogenici che, se riescono a passare attraverso il ghiaccio fino all'oceano, possono favorire la presenza di vita.



Il bombardamento delle particelle cariche intrappolate nella magnetosfera di Giove, infatti, insieme alla tenue luce solare, riscaldano il ghiaccio sulla superficie di Europa fino a far produrre vapore acqueo che, dopo una serie di reazioni chimiche, si trasforma in ossigeno. Ipotizzando che la vita su Europa respiri circa le stesse quantità di ossigeno dei pesci terrestri, allora la quantità di ossigeno che viene rifornito agli oceani dal ghiaccio proveniente dalla superficie, potrebbe sostenere circa 3 milioni di tonnellate cubiche di vita.



Per rendersi un idea di quanto siano 3 milioni di tonnellate, esse corrispondono a:


22.000 balene azzurre, il mammifero e l'animale più grande del mondo, oppure 60.000 capodogli, 3.000.000 di squali bianchi, 150.000.000 di Macrocheira Kaempferi, il granchio più grande del mondo (20 kg di peso).




Encelado
Encelado è un satellite naturale di Saturno, scoperto il 28 agosto 1789 da William Herschel ed è il sesto in ordine di grandezza.



Fino al passaggio delle due sonde Voyager, all'inizio degli anni 1980, le caratteristiche di questo corpo celeste erano poco conosciute, a parte l'identificazione di ghiaccio d'acqua sulla superficie, ghiaccio che riflette quasi il 100% della luce solare tenendo la temperatura di superficie a - 201 °C. Encelado è un satellite relativamente piccolo, con un diametro medio di 505 km, solo un settimo del diametro della Luna.



La sonda Cassini a metà degli anni 2000 ha acquisito ulteriori dati che hanno risposto a molte delle domande aperte dalle sonde Voyager e ne hanno poste di nuove.



Effettuando diversi sorvoli ravvicinati nel 2005, la sonda ha rivelato dettagli della superficie e dell'ambiente, in particolare ha scoperto un pennacchio ricco d'acqua che si erge nella regione polare sud. Questa scoperta, assieme alla presenza di fuoriuscite di calore interno e di pochi crateri da impatto nel polo sud, indica che Encelado è attualmente geologicamente attivo.



Le lune nei sistemi dei giganti gassosi sono spesso intrappolate in risonanze orbitali che comportano delle librazioni forzate o a eccentricità orbitali; la vicinanza con il pianeta madre può indurre, inoltre, il riscaldamento del satellite generato dalle forze mareali.



Encelado è uno di tre corpi celesti del sistema solare esterno (assieme alla luna Io di Giove e la luna Tritone di Nettuno) dove sono state osservate delle eruzioni attive, le analisi dei gas emessi suggeriscono che siano stati generati da acqua liquida situata sotto la superficie. Oltre ai crateri, ci sono pianure lisce, estese fessure lineari e catene montuose.



Il 14 luglio 2005 sono state riprese immagini che rivelavano una regione deformata circondante il polo sud di Encelado, questa area, che raggiunge a nord la latitudine di 60° sud, è coperta da fratture e creste, con pochi crateri. Si pensa che sia la regione più giovane del satellite e di tutte le altre lune ghiacciate di dimensioni medie: i modelli riguardanti il tasso di crateri suggeriscono che l'età sia inferiore a 10 - 100 milioni di anni.



I risultati spettrografici indicano che il materiale di colore verde presente in questa area è distinto chimicamente dal resto dei materiali presenti sulla superficie. Infatti è stato rilevato ghiaccio cristallino, che potrebbe essere molto recente (inferiore a 1000 anni) oppure alterato termicamente nel recente passato.



Sono stati rilevati anche composti organici, finora mai trovati in nessun altro satellite.





Un ghiaccio che scotta
Encelado è un piccolo corpo che orbita esternamente all'anello "E" di Saturno, inoltre è uno dei soli tre satelliti del Sistema Solare, sui quali sono stati osservati geyser attivi che espellono, come in un'eruzione vulcanica, materiale costituito da grani di polveri non molto grandi mischiati con vapore acqueo.



Un materiale che, in studi precedenti, gli scienziati avevano ipotizzato potesse essere addirittura la sorgente dell'anello “E” di Saturno.



Sotto la superficie ghiacciata della luna esiste acqua allo stato liquido, in equilibrio con il ghiaccio e il vapore, una scoperta che spalanca davvero una ancor più grande ondata di interessi per questo minuscolo oggetto del nostro sistema solare.



Strane cose stanno avvenendo su Encelado, dopo che la sonda Cassini ha immortalato la luna di Saturno mentre rigurgita dalla superficie lava di ghiaccio caldo proveniente dal mantello. Questi getti di grandi dimensioni osservati nelle regioni del Polo Sud, rappresentano l’ultimo atto del tumultuoso e rarissimo processo di ricambio della crosta lunare.



Lo spettrometro a infrarossi di Cassini rilevò infatti un flusso di calore nella regione polare di almeno 6 gigawatt, l’equivalente di una dozzina di centrali elettriche, inoltre anche la datazione della crosta di Encelado si è rivelata un puzzle per gli astrofisici a causa della grande variabilità: nell’emisfero nord alcuni crateri sembrano essersi formati più di 4 miliardi di anni fa, mentre la regione equatoriale avrebbe tra i 170 milioni e i 3,7 miliardi di anni.



Le rocce al Polo Sud invece sarebbero molto più giovani, si sarebbero formate meno di 100 milioni di anni fa, alcune forse appena 500 mila anni or sono.



Tutti questi misteri si spiegherebbero con la nuova teoria, per cui periodicamente parte del mantello interno di Encelado viene riciclato ed eruttato fuori attraverso bolle di ghiaccio leggero e caldo, mentre il ghiaccio freddo e pesante in superficie viene risucchiato all’interno della crosta.





Alternative forme di vita?
Il 30 gennaio 1998 apparve su alcuni quotidiani, un intervista fatta ad un astrofisica russo, Boris Rodionov, il quale sosteneva:


"Quando ho mostrato quelle foto agli ingegneri che costruiscono i nostri oleodotti e gasdotti, la reazione e’ stata unanime: sono tubature e condotti sotto una coltre di ghiaccio. Non avevo detto loro da dove venivano quelle foto. Pensarono che fossero foto da un satellite della Siberia, con risoluzione di nove chilometri".

Boris Rodionov, professore di micro e cosmofisica dell’Istituto Mifi (Ingegneria Fisica dell’Universita’ di Mosca), raccontava la sua "scoperta" con aria divertita.



Le foto sono quelle della sonda americana Galileo, che stava ancora girando attorno a Giove, fotografando ad ogni passaggio le lune del gigante del nostro sistema solare: Io, Europa, Ganimede, Callisto, e quelle che avevano attirato l’attenzione di Rodionov, mostravano la superficie di Europa.


"Strane, troppo strane per non far pensare – dice il professore - basta esaminarle con attenzione per escludere subito che si tratti di fessure naturali, di incrinature di tipo geologico".

Rodionov confutava in questo modo la tesi di molti planetologi, che interpretano quei segni come fratture causate dalle forze di marea esercitate da Giove: da queste fratture, secondo la tesi che Rodionov nega, uscirebbe acqua allo stato liquido, che poi si rapprenderebbe rapidamente. Quali altre ipotesi rimangono in piedi?


"Due soltanto - replicava Rodionov - una tecnogenetica, l’altra biogenetica. La seconda mi sembra fantastica, perché condurrebbe alla conclusione che quell’intricata rete di tubi e’ il sistema circolatorio di un essere vivente. La prima e’ da verificare, ovviamente, ma sta in piedi: quelle straordinarie vie di comunicazione (uso termini approssimativi per farmi capire) sono il prodotto di una civiltà. Per giunta di una civiltà molto più evoluta della nostra".

E qui cominciavano le stranezze notate dal professore russo.



La fittissima rete di condotte che emerge dalle foto, sebbene ricoperta dai ghiacci, è talmente regolare, con interconnessioni parallele del tutto geometriche, da escludere il caso. Si tratta - sosteneva Rodionov - di tubi, o canali della lunghezza di centinaia di chilometri, di profili diversi e diametri che possono arrivare a 200 metri, a più piani. Che non si tagliano l’uno con l’altro ma si scavalcano.



Sono tunnel, autostrade, abitazioni, impianti industriali?


"Non lo sappiamo, ma ripeto che chiunque analizzi quelle foto concluderà che sono prodotti artificiali".

Solo una civiltà molto antica ed evoluta, molto più della nostra, può permettersi di vivere in quelle condizioni, perché solo sotto uno spesso riparo di ghiaccio si può evitare il bombardamento dei meteoriti e quello non meno distruttivo della potente radioattività che proviene da Giove.



Ma quelle "riparazioni" lascerebbero pensare che quella civiltà è ancora in vita e non si è estinta. Rodionov aveva inviato tre cartelline di spiegazione anche a Edward Stone, direttore del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, ricevendo una risposta interlocutoria: la Nasa stava anch’essa analizzando le foto e aveva trovato "interessante" l’ipotesi dello scienziato russo.



Rodionov aveva però un piano, cercare di stabilire un contatto.


"Ma il contatto potrebbe comunque non esserci. Allora ci potrà servire moltissimo Galileo che ha ancora due anni di vita. Ci saranno altre foto, in altri momenti, da altre angolazioni.



Potremo ottenere le carte in rilievo e confrontare le eventuali variazioni sulla superficie delle zone lucide. Cioè se vi sono stati nel frattempo altri risanamenti delle ferite meteoriche. Insomma con opportune correzioni del programma scientifico di Galileo potremmo ricavare un’immensa quantità di informazioni.



Ma, in attesa di tutto ciò, quello che già vediamo è sufficiente a concludere che lassù c’è una vita intelligente."




La civiltà aliena dei Saturniani
I Saturniani sono una “nuova” razza aliena e che va ad aggiungersi al già nutrito corpus di civiltà extraterrestri sino ad oggi scoperte.



Rispetto alla casistica di quelle razze che compiono le abductions (Horus, Satanidi, Mantidi, Umanoidi, etc.), quella dei Saturniani sembra appartenere ad una fazione a se stante.



Seppure coinvolti in un progetto di ampia portata e che, comunque, al centro di tali interessi vi si trovi il Genere Umano, verso di noi hanno un approccio del tutto diverso perché, data la loro natura intrinseca, non hanno lo stesso programma o progetto di lavoro delle razze a noi già note. Inoltre i Saturniani fanno parte, probabilmente, di una fazione molto più ampia che include ulteriori civiltà aliene, tantissime delle quali ancora sconosciute e in continua fase di studio e ricerca.



Questi presunti esseri non hanno aspetto e una conformazione riconducibile ad un qualsiasi essere vivente conosciuto, pertanto non sappiamo al momento quale sia la loro attuale forma fisica.



Riteniamo, anche a seguito dello studio sui satelliti in cui vivono, che siano esseri acquatici, dato che sotto la crosta ghiacciata dove si trovano probabilmente immensi oceani di acqua tiepida e allo stato liquido, si siano evolute forme di vita acquatiche marine. Altra aggravante sulla “cecità” di questi esseri è data dalla completa oscurità in cui si troverebbero a vivere queste forme di vita (o vere e proprie civiltà), non avendo fonti luminose interne e impossibilitati dalla spessa coltre di ghiaccio a ricevere quella solare.



Siamo d’innanzi ad una nuova forma di vita aliena, senza dubbio intelligente, evolutasi in modalità totalmente differente da quelle ad oggi note e studiate, e che potrebbe addirittura variare da forme cellulari, micro o macroscopiche, sino a forme fisiche vere e proprie.



Da alcune ricostruzioni compiute da persone addotte e non solo, emerge un ritratto particolare, dove questi esseri sembrano assomigliare più ad animali marini dotati di “forza elettrica”.



Si pensa che nelle profondità di Europa, il nucleo sia composto da un minerale cristallino, metallico ma non magnetico, che produce una forza di tipo elettrostatica e che permette anche alla specie di “memorizzare dati”. Vivendo in luoghi bui non hanno il concetto del loro aspetto fisico, tanto che nelle visualizzazioni appaiono spesso di forma vagamente umana con fisiologia indefinibile: esseri quasi umanoidi spesso in sospeso nello spazio come se galleggiassero.



Si nutrono principalmente della fauna locale (quindi carnivori), anche se occasionalmente mangiano pure la flora (possibili alghe) ed hanno un periodo di letargo che dura diversi mesi, nei quali si riposano fisicamente, dedicandosi principalmente ai contatti spirituali con altre razze. La loro struttura sociale è ignota, non possiedono un sistema economico e si pensa che abitino in comunità formate da nuclei familiari composti da più individui.



Sembra siano in grado di utilizzare i numeri (contare) e immagazzinano le informazioni nel materiale cristallino. Dotati di sentimenti non conoscono la vergogna, lo stress, l’insicurezza, conoscono la serenità, la paura, il dubbio, l’amore come il nostro non lo intendono, anche se hanno una particolare sensazione d’affetto.



Possiedono una specie di calendario per contare il tempo o le fasi della loro vita quotidiana: esso si basa sui movimenti ciclici della superficie ghiacciata.



Imprigionati all’interno degli oceani, sotto una spessa coltre di ghiaccio, non potendo interagire con lo spazio esterno, questi esseri hanno sviluppato diversi piani di consapevolezza, cercando di oltrepassare le barriere fisiche attraverso la propria ricerca interiore.





Una Akasha cristallina
Probabilmente sono dotati di un elevato sviluppo spirituale che, mettendo in contatto loro stessi grazie alla cassa di risonanza vibrazionale del mare interno, ha contribuito allo sviluppo di un “corpo eterico”, ovvero di un corpo astratto e astrale nel quale potersi muovere liberamente nel cosmo, permettendo un’esplorazione alternativa dell’intero universo.



Spirito, essendo presente in tutto lo spazio, concede ai “corpi astrali” di potersi muovere liberamente in ogni angolo, anche più remoto del cosmo, e di entrare in contatto a livello eterico con qualsiasi altra forma vivente che abbia sviluppato uno stadio spirituale simile a quello della civiltà aliena coinvolta.



Grazie a queste capacità sono entrati probabilmente in comunicazione inizialmente tra di loro (satelliti gioviani e saturniani), successivamente con le forme aliene presenti nel nostro sistema solare, ed infine con gli esseri umani.



Probabilmente siamo di fronte ad una nuove frontiera della conoscenza della vita nello spazio e dello sviluppo di forme di vita che vanno sicuramente oltre la nostra concezione. Dai dati in nostro possesso emerge la nascita di una civiltà composta di entità dall’aspetto più variegato, da forme cellulari a veri e propri corpi fisici, sicuramente pesciformi e/o acquatici, diversificati in base allo sviluppo avvenuto nei diversi satelliti di Giove e Saturno.



Tale civiltà, che denomineremo “Saturniana”, si è poi evoluta nell’arco di milioni di anni (se non di più), riuscendo successivamente a creare una sorta di collegamento tra i vari esseri, nati frattempo nei satelliti dei due giganti gassosi.



Civiltà saturniana, perché si presume che la prima forma di vita si sia sviluppata su Encelado, in un periodo in cui il piccolo satellite era molto più caldo di oggi, presentando, quindi, un oceano allo stato liquido molto più grande. Nel corso del tempo, queste forme di vita si sono poi drasticamente ridotte a causa del raffreddamento e una migrazione al polo del sud del satellite, dove a causa della radiazione di fondo, esiste ancora del calore e che mantiene un piccolo mare ancora tiepido e non ghiacciato.



Nel corso dei milioni di anni successivi, anche a seguito del formarsi e il conseguente sviluppo di vita negli altri satelliti (Titano, sempre su Saturno, come su Europa, Ganimede e Callisto attorno a Giove), i Saturniani riuscirono a prendervi contatto tramite il corpo astrale, sfruttando quindi la loro innata e acquisita capacità spirituale. Successivamente, quasi a cassa di risonanza non appena sviluppata ulteriormente questa capacità, si sono avventurati oltre l’orbita di Saturno, entrando in comunicazione con altre entità similari, trovate nei tre satelliti di Giove.



Attualmente una delle più evolute civiltà di matrice saturniana non si trova più su Saturno, ma bensì sul satellite di Giove, Europa.



Questa civiltà, probabilmente evolutasi persino fisicamente, ha raggiunto livelli tali di comunicazione spirituale da conquistarne la supremazia, sottostando anche le civiltà degli altri satelliti ad un controllo più centralizzato, una sorta di Memoria o Akasha Saturniana, ma con sede su Europa.



Non sappiamo molto sul livello di interferenza di questa civiltà con la nostra, ma è presumibile pensare, come per altre razze, che non interagiscono con il Genere Umano sino a quando nessuno di noi raggiunge un alto livello di presa di Coscienza. Non è da escludere un intervento silenzioso nei nostri confronti, se vogliamo “indolore”, e che può avvenire durante l’arco della vita di qualsiasi terrestre.



Non è loro intenzione palesarsi per non intralciare il nostro cammino, anche se facciamo parte del contendere per le altre razze aliene, le quali conducono su di noi le abductions e gli esperimenti conosciuti.

Dal poco che conosciamo, tendono a stabilire un contatto telepatico con determinate persone, magari a volte soggette a qualche forma di parassitaggio o mutuo soccorso, questo dovuto alla loro vorace curiosità di scoprire nuovi mondi ed esseri viventi, soprattutto senzienti, con i quali possono stabilire una continua comunicazione ed un proficuo scambio di informazioni.

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