lunedì 11 maggio 2015

Alienologia: Gli Horus (Falconiani)





Horo, che significa probabilmente “il lontano”, è una divinità celeste egizia che ha la sua ipostasi nel falco, Horo o Horus è la forma latina del nome egizio Hr la cui lettura è Heru o Hor.



Il culto di Horo nell’antico Egitto è attestato dal periodo predinastico fino all’epoca romana, quando il suo culto venne unito a quello della madre Iside. In epoca predinastica si ebbero, con molta probabilità, diverse divinità di falco di cui la più importante era venerata nell’Alto Egitto e quando i sovrani del Basso e dell’Alto Egitto unificarono le Due Terre, Horo assunse il carattere di Unificatore del regno.



Il sovrano egizio è considerato la personificazione di Horo, ossia L’Horo vivente, la prima tra le molte titolature che identificano un sovrano è il serekht, il nome-Horo caratterizzato appunto dal falco.



In alcuni miti è considerato figlio della dea-vacca Hathor, il cui nome significa letteralmente casa di Horo, il mito maggiormente famoso, però, è quello che lo vuole figlio di Osiride (l’attuale costellazione di Orione) e Iside (l’attuale stella Sirio) e vendicatore del padre nei confronti di Seth, il quale gli tolse un occhio durante lo scontro.



I figli di Horo sono quattro divinità protettrici dei vasi canopi, i contenitori delle viscere nel processo di imbalsamazione.



Presso i Greci e i Romani fu noto con il nome di Arpocrate e rappresentato come un bambino con un dito in bocca, gesto interpretato come un invito al silenzio. Dall’etimologia del nome e dal suo aspetto di uccello, si deduce che Horo fosse una divinità del cielo, i suoi occhi simbolizzano la Luna e il Sole, il cui viaggio nel cielo è dovuto al volo di Horo.



Inoltre il mito dello scontro tra Horo e Seth, spiega la minore luminosità della luna rispetto al sole, col fatto che l’occhio lunare sarebbe quello staccato da Seth in combattimento e in seguito riposizionato dal dio della magia Toth.





Alnitak o Al Nitak
Rispetto ad altre razze aliene di cui conosciamo i loro mondi, ma di cui sappiamo molto poco del contesto astronomico in cui possono essere collocate (ad accezione degli Umanoidi siriani), di questa razza, quella degli Horus, è possibile teoricamente poter stabilire la provenienza.



Alnitak (Zeta Orionis) è una delle tre stelle della Cintura di Orione e che costituisce la porzione centrale della costellazione omonima, è la più ad est delle tre stelle, essendo Mintaka la più occidentale e Alnilam quella centrale. Il suo nome deriva dall’arabo al nitaq, che significa appunto “cintura” o “fascia”.



Il termine Cintura di Orione (Cr 70) indica l’insieme di tre stelle, praticamente allineate su una retta al centro della costellazione, e che, nella mitologia, raffiguravano appunto la cintura del gigante Orione. La sua posizione sulla volta celeste, quasi perfetto a cavallo dell’equatore celeste, fa si che sia visibile per intero da tutte le latitudini della Terra.



Le tre stelle che la compongono sono brillanti, riconoscibili nel cielo invernale, anche se la loro locazione è apparente, dovuto alla loro posizione rispetto alla Terra, dato che distano tra di loro e dal nostro pianeta alle seguenti distanze:


Alnitak 820 anni luce, Alnilam 1340 e Mintaka 915.

La Cintura di Orione è riscontrabile in molti popoli antichi situati su tutto il nostro pianeta, nella tradizione cinese viene chiamata San Xing (i tre astri) in quanto rappresentano delle divinità i cui nomi sono Lu Xing (astro della prosperità), Fu Xing (astro della buona sorte) e Shou Xing (astro della longevità).



La magnitudine apparente di Alnitak è di 1,74. Si tratta di una stella multipla formata da una stella principale Alnitak Aa, una caldissima stella supergigante blu, che raggiunge temperature superficiali di 31.000 K. La sua massa dovrebbe essere circa 28 volte quella del nostro Sole e il suo raggio 20 volte più grande.



Essendo così massiccia, Alnitak Aa è molto luminosa, si stima che la sua luminosità sia 10.500 volte quella solare, tuttavia essendo molto calda, emette parte della sua radiazione nell’ultravioletto; se preso in considerazione questo fattore, la sua luminosità sarebbe di ben 100.000 volte quella solare.



Essendo una stella massiccia, Alnitak Aa ha anche una vita molto breve, nonostante abbia un’età di soli 6 milioni di anni, ha probabilmente esaurito l’idrogeno all’interno del suo nucleo e la stella si sta preparando a diventare una supergitante rossa, destinata al termine della propria evoluzione ad esplodere in una supernova. La principale ha una compagna, chiamata Alnitak B.



Essa è una gigante blu che orbita in 1500 anni ed è forse separata da 680 UA. La compagna sembra avere una massa pari a 14 e una luminosità pari a 1100 volte quella del nostro Sole. Sembra vi sia anche una terza componente al sistema, di magnitudine apparente 9, notevolmente distante e probabilmente non legata al sistema principale.



Al momento non sappiamo con precisione se la razza aliena degli Horus sia legata a questo sistema solare o se, essendo stata da sempre un punto riferimento, rappresenti una “strada stellare” preferenziale (come vedremo più avanti nella mitologia greca ed egizia), sappiamo comunque che la costellazione di Orione, la Cintura e la stella Alnitak, sono fondamentali nel capire qualcosa in più sul mondo da dove proviene questa razza aliena e che con molta probabilità può essere legata ad essa.



Vorrei far notare la complessità di questo sistema, essendo multiplo e nel quale si parla di una possibile terza componente o stella, probabilmente estranea ad Alnitak, ma estremamente vicina.



Da alcune ipnosi di addotti o ricostruzioni condotte, sembra emergere che la razza degli Horus provenga senza alcun dubbio da quella regione, ma da “dietro” la stella Alnitak, quindi è non da escludere la possibilità che il loro pianeta si trovi nascosto dietro questo interessante ammasso stellare.



Tolta la descrizione del pianeta, che come accaduto per le altre razze, potrà essere anche molto dettagliata, il contesto astronomico risulta sempre difficoltoso da ricostruire, perché andiamo ad agire in un campo dove l’entità della razza canalizzata, magari non ha conoscenze specifiche o usa termini diversi dai nostri per esprimere uno stesso concetto.



L’esempio che possiamo fare come metro di paragone a questo specifico caso, come in tanti altri, è che se un Uomo del pianeta Terra è ignaro di quanti pianeti si trovino nel nostro sistema solare (8, con Plutone declassato, 9), di quante Lune vi siano attualmente al suo interno, fasce di asteroidi o di quanti anni di vita sia stimato il nostro Sole, risulterà difficile anche nel nostro caso poter conoscere in dettaglio aspetti dei vari mondi alieni studiati.





Il loro Mondo
Al momento possiamo sostenere che il pianeta degli Horus si trova in una regione ben più distante da Alnitak ed è perennemente illuminato da ben 3 soli (forse un quarto molto più piccolo o distante).



Non è da escludere che il pianeta si trovi all’interno del sistema della presunta terza stella e che fa parte comunque di questo enorme complesso stellare, seppur indipendente, vista la ravvicinata distanza dei tre astri interni. Il pianeta è “enorme”, ancora oggi risulta difficile quantificarne la reale grandezza, ma al momento si può stimare che sia almeno 10 volte più grande del nostro, ma mancano ancora dati certi per sostenere una cosa simile, perché non si possiede al momento un metro di paragone necessario.



In questo particolare sistema solare esistono anche altri 4 pianeti più piccoli del primo, ma comunque sempre più grandi del nostro, in ordine: il secondo pianeta ha un aspetto rosso (un colore più cupo del nostro Marte), il terzo ha un colore grigio, mentre il quarto è molto più piccolo e forse ricoperto di ghiaccio.



E’ altamente probabile la presenza di un super-pianeta, un quinto ed ultimo, sicuramente gassoso, ma è talmente inconcepibile che al momento non è possibile essere più precisi.



Sappiamo soltanto che dal pianeta degli Horus è chiaramente visibile perché in grado con il suo disco di occupare una buona fetta di cielo e creare continue eclissi con le altre stelle. Credo si possa sostenere che il pianeta degli Horus sia “un mondo all’interno di altri mondi”, data la complessità del sistema stellare in cui si trova e i rapporti giganteschi tra le stelle e i pianeti che lo compongono. Tornando più in specifico sul pianta dove vivono gli Horus, non è che ci sia molto da dire in quanto è un enorme sfera, piena all’inverosimile di vegetazione.



E’ un susseguirsi continuo di montagne, colline e pianure, completamente ricoperte da una fitta vegetazione di alberi, questi alberi, inoltre, sono simili alle nostre sequoie, ma ovviamente la loro grandezza è mostruosamente superiore. Sono alberi giganteschi ed altissimi centinaia di metri che ricoprono tutto quanto, persino le zone lacustri o gli “oceani”.



Perché non esistono mari nel vero senso della parola e tutta l’acqua presente è dolce, piuttosto esistono degli “oceani verdi”, immense distese non molto profonde di acqua, ma ricoperte da questi alberi, l’equivalente delle nostre zone lacustri o paludose. Un ottimo esempio per capire questo particolare ecosistema è la parte paludosa della Florida, in quel caso trattasi di una sola regione che coniuga vegetazione ed acqua, nel caso di questo pianeta è su una scala molto più grande e vasta.



Il clima è caldo umido, con regioni più fresche ai poli e molto più calde all’equatore, in questa zona si concentrano anche gli alberi più alti e maestosi, ma grazie alla vegetazione presente e ad un complesso sistema di venti, il clima rimane caldo-temperato su tutto il pianeta. Esistono due cicli meteorologici, un primo secco e con scarse piogge, seguito da un secondo dove si susseguono imponenti cicloni monsonici.



La grande quantità di pioggia scaricata in quest’ultimo periodo, viene assorbita dal terreno arido della prima, facendo in modo che l’intero sistema rimanga in equilibrio.



Anticamente il pianeta aveva un aspetto molto diverso dall’attuale e decisamente più “piccolo”, non era ricoperto di vegetazione perché l’enorme forza gravitazionale delle stelle e dei pianeti, lasciava in “sospensione” qualsiasi cosa in esso presente, persino l’acqua. Gli oceani si trovavano quindi sospesi ad una certa altezza dal suolo (anche centinaia di metri), fluttuando nel cielo come “nuvole” e ricadendo sul terreno sotto forma di leggerissima pioggia.



Questo continuo scambio di liquidi permise, poi, lo svilupparsi delle prime forme di vita vegetali che, come una sorta di metastasi, nei milioni di anni seguenti ricoprirono l’intera superficie. Questa continua lotta fu necessaria per lo sviluppo della vita e il contrasto tra le immani forze in atto (la gravità degli astri, etc.), contribuì al nascere di forme sempre più complesse e che trovarono la loro ragion d’essere nel “gigantismo”.



Successivamente le forme vegetali cominciarono a svilupparsi in altezza e grandezza, sino a quando la forma predominante (gli alberi attualmente presenti), prese il sopravvento. Più gli alberi si moltiplicavano, più aumentava anche la massa del pianeta stesso, tanto da incrementare il materiale che costituisce il suo terreno, portandolo così ad un equilibrio perfetto.



Riepilogando: inizialmente il pianeta aveva una massa più “piccola” era spoglio e privo di vita, con immense distese di acqua che fluttuavano nel cielo, a causa delle colossali forze gravitazionali degli astri presenti (pianeti e altre stelle).



Successivamente cominciarono a svilupparsi le prime forme di vita vegetali, che per sopravvivere avevano bisogno di aumentare la loro grandezza, ben presto, più queste forme (alberi) aumentavano di grandezza, più colonizzavano l’intera superficie. Mentre si estendevano moltiplicandosi a dismisura nel loro ciclo vitale di nascita e morte, contribuivano ad incrementare la massa del pianeta con nuova “terra”, aumentandola di centinaia di metri (forse chilometri).



Più si moltiplicava la massa, più il pianeta si stabilizzava, gli alberi popolavano il pianeta, trattenevano l’acqua, sino ad arrivare al momento in cui è stata possibile la formazione delle prime forme viventi più complesse.



Ed è qui che entra in gioco il nostro protagonista, l’Horus.





Il pianeta delle piramidi
Il pianeta è costellato di Piramidi, enormi costruzioni in pietra rivestite di lucente roccia calcarea bianca (o simile), queste costruzioni emergono dagli enormi alberi, dai quali tuttavia, restano alla base ricoperti.



Le piramidi più grandi possono raggiungere anche vari chilometri di altezza, le più piccole alcune centinaia, purtroppo non è possibile quantificarne il numero ma sicuramente si pensa siano qualche migliaio. Sono interamente costruite in pietra, utilizzando le rocce più dure delle montagne e rivestite di calcare (o da un simile composto roccioso) sul quale vengono poi scolpiti dei geroglifici, colorati di uno strano colore verde-oro.



Sulla cima si trova quello che noi conosciamo come il Pyramidion, ovvero la cuspide piramidale monolitica delle piramidi che rappresenta la sacra pietra Benben. Il Benben nella mitologia egizia, era la collina primigenia che emerse dall’oceano primordiale del Nun, e sulla quale il dio creatore Atum, generò se stesso e la prima coppia divina.



La funzione delle piramidi è quella di antenne di comunicazione ma anche di imponenti strutture in grado di catturare l’energia del pianeta, che a sua volta viene impiegata per il sostentamento delle città.



Ogni piramide, infatti, è l’apice di una città o città-stato, dato che al vertice comanda un Horus-Capitano, investito del ruolo di amministratore e comandante del proprio popolo. Ma la vera città non si estende in superficie, in quanto popolata dalla vegetazione e dove le piramidi sono soltanto il riconoscimento di un potere, ma bensì nel sottosuolo, in enormi cavità scavate nella terra generata dagli alberi.



Ogni città è un capolavoro di ingegneria, capace di unire le risorse di un pianeta e le esigenze di una civiltà nel sopravvivere.



Queste cavità si estendono in larghezza e in profondità per decine, in alcuni casi anche centinaia di chilometri, suddivise in ampie sale o “regioni”, comprendono edifici interamente costruiti nel terreno e che vanno a creare un tessuto urbano semplice ed efficiente, rafforzato dall’avanzatissima tecnologia. La loro visione d’insieme la possiamo paragonare ai gironi infernali danteschi, quanto per vastità, magnificenza, diversità e struttura.



Gli edifici più importanti, si ergono per metà nel sottosuolo e per un’altra metà sulla superficie, restando comunque coperti dagli alberi, benché più bassi, andando a creare dei satellite alla piramide centrale. Nel sottosuolo si svolge la maggior parte delle attività lavorative degli Horus, dall’amministrare l’imponente apparato legislativo, le funzioni comuni e quotidiane, la vita militare, medica e scientifica; in superficie, invece, si svolge l’attività ludica, l’allenamento o le attività ricreative.



Grazie alla loro imponente forza fisica, uno degli sport preferiti degli Horus è quello di arrampicarsi in cima agli alberi, scalando centinaia di metri nel più breve tempo possibile. Esistono delle vere e proprie gare di coraggio, dove colui che riesce a raggiungere la vetta degli alberi più alti è persino in grado di avere una promozione nella scala sociale o gerarchica della società in cui vive.



Gli Horus hanno una tecnica molto particolare per scalare questi giganteschi alberi, una forza ed una velocità impressionante, nonché un abilità unica, anche se, data la pericolosità dell’impresa, molti di loro non sfuggono ad incidenti dove si possono procurare ferite, menomazioni o persino trovare la morte.



La ricerca di una promozione o del potere è comunque una caccia spietata, che deve essere conquistata e raggiunta con ogni mezzo possibile, anche a costo della propria vita.





Descrizione dell’Horus
Un Horus medio ha un’altezza che varia dai 4 ai 6 metri, e su questi parametri possiamo identificare buona parte di tutta la popolazione.



I cuccioli, alla nascita, sono già alti poco più di un metro e vengono alla luce uscendo da una “sacca” o placenta, che viene a formarsi esternamente al corpo della madre, per poi venire assorbita una volta partorito.



Per quanto volatili, non procreano attraverso le uova come avviene nelle specie del nostro pianeta, piuttosto formano un uovo di placenta, nel quale si forma il cucciolo di Horus, perché il continuo legame con la madre, che dura molti mesi, contribuisce alla formazione del feto e alla trasmissione di “informazioni”.



Un tempo dotati di grandi ali, le hanno perse durante il corso della loro evoluzione, praticamente quando sono diventati in grado di levitare con la forza del pensiero e senza dover utilizzare e sprecare ulteriore energia fisica. Di quelle ali, attualmente non rimane nient’altro che delle strane protuberanze all’altezza delle spalle. Tutti gli Horus sono “magri”, presentano un aspetto quasi rinsecchito nel quale sono prominenti le lunghe gambe, il tronco centrale del corpo e le braccia.



Sono dotati di mani e piedi, sui quali sono presenti tre dita che finisco come dei veri e propri artigli e che curano finemente, a volte dotandosi anche di anelli straordinariamente intarsiati. Il tronco e/o busto del corpo è molto particolare, rispecchia la magrezza in simmetria, forse anche in modo leggermente eccessivo, con una parte incavata sul “bacino” e un “torace” molto più prominente e sviluppato, nel quale risiedono i forti polmoni.



La testa è decisamente particolare, in quanto la possiamo considerare come la fusione di tre nostre specie di volatili presenti nel nostro pianeta: un mix di aquila, falco e ibis.



La fronte è prominente anche se slanciata verso l’indietro, vi si trovano due occhi molto sottili e completamente neri, che spesso brillano se illuminati, al centro si trova una fessura a forma di rombo che si apre e si chiude, dallo strano colore interno azzurro-verde, da molti identificato come un terzo occhio e dal quale proviene tutta la loro forza telepatica.



Più sotto si trova il becco, con all’apice due fessure per la respirazione e che si spinge in giù verso la punta un po’ arcuata. Ancora più sotto si trova il barbiglio, sorta di protuberanza molto evidente e stretta che scende sin quasi sul torace e che, attualmente, serve come riserva di acqua, avendo la funzione di tenere la temperatura del loro corpo sempre equilibrata.



Dietro la nuca, sul collo, si trovano le “piccole ali”, ovvero una membrana che in momenti di quiete viene tenuta ripiegata all’indietro, ma nei momenti agonistici o durante le discussioni o la lotta, si apre, creando l’effetto di un vero copricapo, con la funzione di impressionare l’avversario. Nel mondo animale è riscontrabile un simile effetto nel Cobra, mentre nell’antichità umana si trovano analogie con i copricapo, raffigurante uno dei poteri regali del faraone, ripreso poi anche dalle alte cariche e la popolazione.



La pelle è rugosa, simile a quelle delle nostre tartarughe con un colore che varia dal marrone scuro per i maschi, al verde scuro per le femmine, non è certo ma è probabile che abbiano la capacità di mimetizzarsi all’interno della fitta vegetazione del pianeta, metodo efficace per le battute di caccia o per le sfide agonistiche tra città o clan.



Comunicano tra di loro per via telepatica, ma sono in grado di emettere anche dei suoni.



Spesso non indossano abiti, soprattutto nella vita quotidiana e sportiva, singolarmente, invece, si vestono in momenti celebrativi, nei rituali, nelle funzioni pubbliche e/o politiche o nei momenti di incontro privati. Nella vita pubblica vige il diritto di doversi mostrare alla pari, cosa che invece non avviene in privato o nelle funzioni, dove le gerarchie mostrano il loro potere sui simili e sul popolo.



I loro abiti sono vari e funzionali alle loro attività, hanno un aspetto decoroso e se vogliamo “barocco”, nelle adduzioni non è raro vederli nudi, ma anche vestiti di questi abiti, proprio a seconda dell’importanza della situazioni o delle gerarchie coinvolte.



A capo dell’intera razza degli Horus si trova un comandante, un timoniere, una sorta di guida spirituale e guerriera che nell’antica Roma veniva definito Dittatore. A questa carica possono aspirare solo Horus che raggiungono altezze massime di 10 / 12 metri e che fanno parte della casta più antica, quella regale.



La discendenza è maschile, in una società del tutto patriarcale, anche se la femmina ricopre ruoli di primaria importanza.





Una razza parassitata
Stabilire il momento in cui l’Horus ha fatto un patto con il suo burattinaio (il Demiurgo Oscuro) non è impresa facile, per certo questo patto è stato stipulato prima che gli Horus arrivassero sul nostro pianeta, dato che questa coesistenza ha permesso loro l’acquisizione ad un salto tecnologico non indifferente, utile per ogni futura mossa nello scacchiere galattico.



Quella degli Horus è una specie in via di estinzione, probabilmente arrivata su questo pianeta “verde” del sistema di Alnitak, migrando da altri pianeti, anche perché la sua voracità è talmente enorme, che un pianeta non è in grado di reggere la sua fame di dominio e sfruttamento.



Per vivere gli Horus hanno bisogno di ingenti quantità di carne e vegetali, ma se la prima ne subisce immediati effetti, con rapide estinzioni di massa del mondo animale presente su un pianeta, nel secondo caso, lo sfruttamento vegetale può essere ritardato, grazie alla facilità di riproduzione e crescita propria delle piante, in un pianeta dove le condizioni climatiche ed una intelligente regolamentazione, lo permettono.



Sfamare milioni di esseri con una tale corporatura non è un impresa facile e non sono mancati casi di cannibalismo in tempi remoti, quando gli Horus si cibavano degli esseri più anziani, ormai arrivati al limite della loro vita. Tale pratica è rimasta in uso solamente nelle alte gerarchie, dove il cibarsi dell’anziano capofamiglia è visto ancora oggi come un rituale magico, dove l’atto in se, acquista la funzione del nutrirsi del sapere e della conoscenza del proprio Spirito-Guida.



In questo contesto sociale variegato e alquanto strano, dove questa civiltà rischiava l’estinzione e per la propria sopravvivenza era stata costretta a cambiare più volte pianeta, ecco che si presentò una nuova opportunità.



Fare un patto con un entità molto più potente che sosteneva di provenire da un’altra dimensione, promettendo loro maggiore potere, soprattutto all’interno di un contesto galattico complesso, unito al rinnovamento di una tecnologia che li avrebbe dotati di mezzi altamente sofisticati, in grado di gareggiare con qualsiasi altra razza presente.



In questo contesto, gli Horus conquistarono una posizione a se stante, dove da una iniziale appartenenza alla Gerarchia Superiore, se ne allontanarono per finire declassati, ma comunque riuscendo a restare al di fuori della grezza manovalanza delle altre razze aliene (Sauroidi, Grigi, Luciferini, Mantidi, etc.).





Il burattinaio
Rispetto alle altre forme di parassitaggio alieno, dove il Luciferino, essere incorporeo che parassita altri corpi per cibarsi della loro energia, o i Satanidi, entità incorporee che vivono in un universo morente parallelo al nostro, a sua volta parassitati dallo stesso burattinaio, gli Horus sono una razza aliena presente nell’Universo e nati all’interno della nostra Galassia, quindi, controllati direttamente in questa realtà.



Il burattinaio in questione è colui che un tempo si trovava nel nostro Universo e che un giorno fu deciso di allontanare, probabilmente bandito perché aveva commesso irregolarità nel “Gioco della Creazione”.



Si tratta in questo caso di quella entità che nella nostra ricerca abbiamo definito il Secondo Demiurgo o Demiurgo Oscuro. Non è questa la sede per dilungarmi su questo aspetto, dato che viene affrontato in altri studi, ma possiamo ribadire alcuni concetti di base: il burattinaio è il Demiurgo Oscuro che da un tempo inimmaginabile si trova in uno o più universi (probabilmente due, ma in differenti modi) paralleli al nostro e dove sta conducendo una sua battaglia, del tutto personale, mirata al ritorno nel nostro Universo nel quale ha avuto origine ed ha contribuito alla sua iniziale formazione.



Co-formatore con l’altra sua metà, il Demiurgo Luminoso, di tutta la forma materica presente nel nostro Universo (galassie, stelle, pianeti, forme di vita, etc.), ad un certo punto venne bandito perché aveva osato troppo e, con uno stratagemma, probabilmente ingannato. In questo salto ad un altro Universo perse la sua energia animica (o le anime che lo costituivano), rimasto privo e imprigionato in questa nuova realtà dimensionale, avviò da subito un progetto di riconquista.



Modificando l’Universo in cui si trova e attraverso la sua forza, comunque rimasta, anche se privo di Anima, dette vita a nuove gerarchie aliene, ad una creazione alternativa, dove tra i tanti si annoverano i Satanidi.



Al tempo stesso riuscì lo stesso a sfruttare anche alcune forme di vita nel nostro universo, dal momento che sono sue creature, stipulando patti con i Luciferini ed infine con gli Horus, una delle poche razze fortemente telepatiche presenti nel nostro Universo (ad eccezione delle Mantidi, che entrando in contatto telepatico con i Satanidi, permisero il loro ingresso virtuale nel nostro Universo).



In questo modo si è venuto a delineare un complesso rapporto di mutuo-soccorso, dove nel primo caso si riconosce una razza aliena antica e in via d’estinzione con una disperata necessità di aiuto, dall’altra il suo stesso Creatore, bandito, che attraverso il parassitaggio di una sua creatura, ne promette la salvezza.





La loro azione sull’Uomo
La piana di Giza è come un orologio stellare che segna l’epoca di Osiride, ovvero quell’epoca in cui gli Dei fraternizzavano con gli uomini e che gli Egizi chiamavano Zep-Tepi: il Primo Tempo.



Quest’epoca coincide con l’età dell’oro della mitologia Greca, una data che forse potrebbe coincidere con la distruzione di una antichissima ed evoluta civiltà di nome Atlantide, suggerita da Platone nel Timeo.



A questo punto si avrebbe un quadro molto più chiaro e particolare, dato che a Giza si trova una struttura leonina (la sfinge), risalente probabilmente al 10.000 - 12.000 a.C, che punta la sua figura centrale verso l’orizzonte celeste e che si troverebbe allineata con la sua corrispettiva parte di cielo, la costellazione del Leone.



Le tre piramidi segnano sul terreno la posizione delle tre stelle della Cintura di Orione o Osiride (padre mitologico di Horus), con la piramide di Cheope, raffigurante il sistema stellare ternario di Alnitak, dal quale proviene lo stesso alieno Horus. In questo breve quadro storico, si evince l’assetto iniziale di una presenza aliena sul nostro pianeta, che nella piana di Giza porta la loro firma.



La piramide è un chiaro edificio alieno horusiano, denota quanto inizialmente fosse influente la loro presenza e con questo chiaro simbolo alieno, che l’umanità ha sempre creduto proprio (seppure inspiegabile nella sua concezione costruttiva), si capisce quanto potente sia stato, e lo è ancora oggi, il volere di questa civiltà sulla nostra.



Ed è nel contesto delle abduction, che Horus delinea la sua presenza come inizialmente sfuggente e al tempo stesso opprimente, contribuendo ad una ennesima forma di parassitaggio anche nell’Uomo.



Sono stati riscontrati persino dei rari casi di Memorie Aliene o possessione da parte degli Horus, dal momento che la razza aliena è presente nella nostra galassia è comunque soggetta agli stessi problemi di perpetuazione, ma spesso nell’interloquire con queste entità, si riscontra un mischiarsi di ricordi propri o altrui, legati ad una entità ancora più superiore e oscura, ancora poco conosciuta, e che prende il sopravvento soprattutto nelle sedute ipnotiche:


il Demiurgo Oscuro.

La voracità, già insita nell’alieno, dopo il parassitaggio è aumentata a dismisura e l’attaccamento che l’Horus dimostra con gli addotti, assume spesso connotati al limite del morboso.



Sono gli Horus (e i militari umani) che generalmente detengono le copie degli addotti, sfruttabili ad ogni occasione, sono sempre gli Horus che, legati ad un simbolismo arcano e creatore, comunicano nei modi più svariati, spesse volte anche teatrali. Il suo essere barocco, ancestrale e similmente assimilabile ad un animale preistorico, lo rendono unico ed affascinante, per questo è riscontrabile in lui la figura del diavolo dall’aspetto animale, ma furbo, raffinato e astuto.



Privo della malvagità estrema di altre razze aliene, diventa esso stesso simbolo di una forma di dominio o dittatura nel quale si fa l’artefice futuro, perché egli è l’estrema sintesi di ciò che conosciamo con il nome archetipico di Male, in quanto prediletto. Per questo è sempre a lui associato il numero della bestia, 666 o 999, perché il simbolo del Male diventa proprio dell’Horus in una simbiosi bestiale catartica.

La potente telepatia, notevolmente aumentata dall’oscuro burattinaio è ciò che lo rende inavvicinabile e che incute timore, non solo tra gli uomini, ma anche tra le altre razze aliene, trovando in lui un nemico indipendente ma da rispettare, anche per le Gerarchie Superiori.

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