domenica 1 marzo 2015

IL PICATRIX







Picatrix è un'opera in lingua latina di fondamentale importanza per l’occultismo astrologico del Tardo Medioevo e del Rinascimento.

Si tratta di un libro tradotto dall'arabo nella Spagna del XI secolo.


Il titolo originale è Gāyat-al-hakīm, cioè il fine del saggio, scritto da Abū- Maslama Muhammad ibn Ibrahim ibn 'Abd al-da'im al-Majrītī, oriundo di Cordova morto nel 1007-8 d.C. In base ai manoscritti latini l'opera risulta tradotta de arabico in hispanicum nel 1256 sotto il regno di Alfonso X di Castiglia, detto el Sabio.

Il Picatrix latino ebbe un enorme diffusione durante tutto il Rinascimento: una copia del Picatrix era presente nella biblioteca del mago Cornelio Agrippa, ma anche del dotto Pico della Mirandola così come del pio Marsilio Ficino.


Il Picatrix non venne mai stampato, ma ebbe una grande diffusione manoscritta nel corso del XV e XVI secolo.

Il libro contiene elenchi di immagini magiche nonché consigli pratici di magia, espressi nella cornice filosofica dell’ermetismo.


Questo trattato è dunque diviso in quattro libri e alcuni di essi sono, a loro volta, divisi in parti.



CONTENUTO




Dopo un’introduzione contenente idee di carattere filosofico che ricalcano quelle espresse anche in altri trattati appartenenti alla tradizione ermetica, quali il Pimandro e l’Asclepio (processione neoplatonica del reale dall’Uno, continuità di spirito e materia), l’autore del Picatrix passa ad esaminare nei primi due libri l’arte di creare talismani a partire da una serie di immagini di cui propone un dettagliato elenco.

Nel terzo libro l’autore discute della corrispondenza di pietre, animali e piante con i vari pianeti, segni dello zodiaco e parti del corpo umano.

Il libro contiene anche formule per invocare gli spiriti dei vari pianeti.

Anche il quarto libro tratta di simili argomenti e termina con una serie di preghiere rivolte ai pianeti.



RIFERIMENTI LETTERARI

*Il manoscritto è al centro delle vicende del romanzo Picatrix.
La scala per l'inferno di Valerio Evangelisti, nonché citato in episodi successivi della saga letteraria dell'inquisitore Nicolas Eymerich.

* Picatrix è il nome di un immaginario circolo esoterico inserito da Umberto Eco nel suo romanzo Il pendolo di Foucault.


Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Picatrix

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PICATRIX, TRATTATO ARABO

Attribuito a Maslama al-Magrîti, scritto in Egitto fra il 1047 e il 1051.




Il libro tratta delle cosiddette simpatie fra le piante, le pietre, gli animali, i pianeti ecc... e sul modo di utilizzare questi elementi per scopi magici. Si parla anche della potenza delle immagini e dei sigilli qui attribuiti ad Ermete Trismegisto.

Il testo, di origine medioevale, è considerato un trattato di magia talismanica ed evocatoria che in quei tempi, tradotto in latino e assumendo il nome di Picatrix, ebbe notevole successo negli ambienti esoterici e in particolar modo quando Cornelio Agrippa, Pico della Mirandola e Marsilio Ficino, massimi esponenti dell'Arte di quell'epoca iniziarono a studiarlo e a trarvi materialmente dei benefici.

Oggi si puo' trovare questo testo in quasi tutte le librerie europee anche se, come altri testi del genere, anche il Picatrix puo' aver subito qualche rimaneggiamento nel corso dei secoli.


In sintesi il Picatrix insegna come è possibile vaticinare su eventi futuri illustrando anche quali siano i momenti migliori, in armonia con le posizioni planetarie, per avvicinarsi a tale opera.

Questo libro e i suoi contenuti influenzarono molto Pietro d’Abano, Marsilio Ficino, Enrico Cornelio Agrippa, Nostradamus ( per la generazione delle sue famose "quartine" ) e forse molti altri esoterici del passato.

Alcune parti di questo libro sono conservate presso la Biblioteca dell'Arsenale a Parigi.


Quelle che seguono sono due formule tratte da Picatrix e le inseriamo solo a titolo di curiosità.

Non è un invito alla prova in quanto potrebbe risultare pericoloso mettere in pratica quanto segue e informiamo altersì, tu che stai leggendo, che un tempo, sia per tenere nascoste le cose di magia agli occhi dei profani, sia per evitare tribunali inquisitori; ciò che veniva scritto doveva risultare puerile e risibile ma, ogni frammento di cio' che veniva scritto dagli antichi maghi e alchimisti, nascondeva sempre la sua verita' visibile, chiara e comprensibile, solo agli occhi degli iniziati.

Quindi non ci è dato di sapere che cosa veramente indendesse l'autore del Picatrix con queste formule e non è sensato provare a giocare con testi da sempre ritenuti oscuri e di magia perlopiù nera.


Incantesimi tratti dal Picatrix:


"Per avere in casa una luce che brilli come argento: prendere una lucertola nera o verde, tagliatele la coda, seccatela e allora si troverà un liquido simile all'argento vivo. Imbevete di questo liquido uno stoppino posto in una lucerna di vetro o di ferro ed accendere la lampada. Tutto prenderà ben presto a brillare di un colore argentato."

"Per toccare il fuoco senza scottarsi: prendere del succo di malva doppio e chiara d'uovo, seme di prezzemolo e calce finemente tritati e succo di abete. Con questo composto ungetevi il corpo o la mano e lasciate seccare. Ripetere l'unzione. A questo punto potrete toccare il fuoco senza scottarvi."

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