domenica 1 marzo 2015

CAGLIOSTRO E LA MASSONERIA EGIZIANA




Cagliostro, al secolo Giuseppe Balsamo, conosciuto soprattutto con il nome di Alessandro conte di Cagliostro (Palermo, 2 giugno 1743 – San Leo, 26 agosto 1795) è stato un alchimista, esoterista e avventuriero italiano.

Fu condannato dalla Chiesa cattolica al carcere a vita per eresia e rinchiuso nella fortezza di San Leo.





MASSONE, GUARITORE, ALCHIMISTA

Anche se adottò definitivamente il nome di Alessandro Cagliostro, a Londra la sua vita non mutò: entrò e uscì dal carcere a causa di diverse truffe consumate - predizioni sui numeri estratti nel gioco del lotto o sottrazione di gioielli ai cui proprietari faceva credere di aumentarne il valore grazie alle proprietà miracolose di una polvere di sua invenzione - finché, il 12 aprile 1777 decise di iniziarsi, insieme con la moglie, alla Massoneria, nella loggia "L'Espérance", sita in una taverna di Soho.




Passati in Olanda, i due coniugi sono accolti a L'Aja nella loggia L'Indissoluble; sembra che il suo lunghissimo discorso, tenuto in una lingua in cui sono presenti parole di tutta l'Europa senza che nessuna sia pronunciata correttamente, abbia avuto grande successo e anche la moglie, che ora si chiama Serafina, contessa di Cagliostro, è riconosciuta valente massone.




Ma era tempo di frequentare paesi nuovi: nel 1779 sono in Germania e poi in Curlandia, parte dell'attuale Lettonia, nella capitale Mitau, oggi Jelgava. Spacciatosi per colonnello spagnolo, tiene riunioni in cui fa credere di appartenere a una società segreta, organizzata secondo cinque livelli di elevazione spirituale, di avere e di far avere visioni mediante l'idromanzia, di evocare spiriti, di essere un sapiente la cui conoscenza si trovava In verbis, in herbis, in lapidibus, nella parole, nelle erbe e nelle pietre, il motto della sua setta. Semianalfabeta e improvvisatore, commette inevitabili errori di gusto, come quando dichiarò di essere in grado di soddisfare, con un sortilegio, qualunque desiderio sessuale o quando sostenne di essere figlio di un angelo.


A San Pietroburgo viene diffidato dall'ambasciatore di Spagna a non spacciarsi per spagnolo e un suo documento, col quale voleva attestarsi come un Rosacroce, viene riconosciuto per falso.




Si presenta anche come taumaturgo e ha l'accortezza di non farsi pagare dai poveri - solo dai ricchi - e se non ottiene nessuna guarigione, si guadagna simpatia e popolarità; ma basta l'inimicizia o l'incredulità di un potente per costringere i due italiani a partire: e così, nel maggio 1780, Giuseppe e Lorenza sono a Varsavia.


Il massone, appassionato di alchimia, principe Adam Pininsky, lo ospita illudendosi che Cagliostro sia in grado di trasformare il piombo in oro: a questo scopo gli affianca il confratello massone August Moszynsky negli esperimenti di laboratorio.

Questi pubblicherà nel 1786 un libretto sull'esperienze alchemiche del Nostro, riferendo come Cagliostro ottenesse l'oro dal piombo semplicemente sostituendo il recipiente contenente il piombo con un altro eguale contenente l'oro.


A questo prevedibile infortunio si aggiunge quello scoperto ai danni di una ragazza, da lui sessualmente molestata, con la quale si era altresì accordato per la riuscita di altrimenti improbabili evocazioni spiritiche.

L'esperienza polacca, come consuetudine, si conclude con la partenza improvvisa, il 26 giugno 1780, per la Francia.

A Strasburgo si accontenta di fingersi medico: se le sue tisane a base di erbe, la cui ricetta si è conservata, si rivelano semplici placebo, le guarigioni di cancrene ottenute bevendo liquori sono naturalmente fantasie propalate da lui stesso, che ottenevano tuttavia l'unico effetto che realmente gli premesse: presentarsi al pubblico di tutta l'Europa come l'unico uomo capace di risolvere - a pagamento - qualsiasi problema.

E la sua fama toccò il culmine proprio in quel decennio del secolo.



IL RITO EGIZIO


Louis René Édouard de Rohan, creato cardinale il 1° giugno 1778 da Pio VI, ricchissimo e altrettanto prodigo, di bell'aspetto e molto galante con le donne, di piacevole e leggera conversazione ma vanesio, di modesta cultura e di scarsa intelligenza, era stato a lungo ambasciatore di Francia a Vienna dove commise una grave gaffe diplomatica: descrisse l'imperatrice Maria Teresa come un'insopportabile ipocrita in una lettera inviata al duca d'Aiguillon, il quale la mostrò alla sua amante, la duchessa Du Barry, che a sua volta la fece leggere a Maria Antonietta, figlia di Maria Teresa e prossima regina di Francia.






Così, quando Luigi XVI e Maria Antonietta salirono sul trono francese, nel 1774, il Rohan perdette il posto di ambasciatore ma non il consueto buonumore, dal momento che le sue rendite continuarono ad aumentare ugualmente e le sue avventure galanti rimasero numerose come prima.



CAGLIOSTRO - LA MASSONERIA EGIZIANA



Il cardinale, che passava buona parte dell'anno a Strasburgo, saputo della presenza in città di Cagliostro, lo invitò a palazzo e ne fu conquistato. Appassionato di alchimia, credette di ravvisare in Cagliostro un maestro; ritenendolo un infallibile medico, lo condusse con sé a Parigi perché si prendesse cura del cugino, il maresciallo Charles de Rohan, il quale, per sua fortuna, guarì senza dover ricorrere alle improbabili medicine dell'italiano.


Anni dopo Cagliostro cercherà di servirsi dell'influenza del cardinale per far legittimare dal papa, come fosse un qualsiasi Ordine religioso, il proprio "Rito Egizio", una curiosa specie di Ordine massonico-religioso, che egli dirà di aver fondato a Bordeaux nel 1784.


A conclusione del solito lungo tour che doveva portarlo in Inghilterra attraverso Napoli, Roma e la Costa Azzurra, giunto a Bordeaux l'8 novembre 1783, in maggio si ammalò e, forse in un delirio febbrile, come è scritto nel Compendio del suo processo, «si vide prendere per il collo da due Persone, strascinare e trasportare in un profondo sotterraneo.


Aperta quivi una porta, fu introdotto in un luogo delizioso come un Salone Regio, tutto illuminato, in cui si celebrava una gran festa da molte persone tutte vestite in abito talare, fra le quali riconobbe diversi de' suoi Figli Massonici già morti.

Credette allora di aver finiti li guai di questo mondo e di trovarsi in Paradiso.

Gli fu presentato un Abito talare bianco, ed una Spada, fabbricata come quella che suol rappresentarsi in mano dell'Angelo Sterminatore.




Andò innanzi ed abbagliato da una gran luce, si prostrò e ringraziò l'Ente Supremo di averlo fatto pervenire alla felicità; ma sentì da un'incognita voce rispondersi: Questo è il presente che avrai; ti bisogna ancor travagliare molto; e qui terminò la Visione».


Grazie a questa visione, che in verità sembra essere stata inventata lì per lì a uso e consumo dell'inquisitore che lo interrogava, Cagliostro si sarebbe convinto di avere la missione di fondare la Massoneria di Rito Egizio - l'Egitto era allora un paese praticamente sconosciuto e pertanto ricco di un misterioso fascino esotico - che avrebbe dovuto assorbire ogni altra.


Si elegge Gran Cofto e crea la moglie - ora chiamata principessa Serafina e Regina di Saba - Grande Maestra del Rito d'adozione, cioè della Loggia riservata alle donne; fatta risalire l'origine di tale massoneria ai profeti biblici Enoch ed Elia, secondo una tradizione che vedeva nell'intervento di quei due profeti la premessa a un radicale mutamento della vita, con la successiva venuta di un "papa angelico" o dello stesso Cristo, Cagliostro sosteneva che scopo del Rito Egizio fosse la rigenerazione fisica e spirituale dell'uomo, il suo ritorno alla condizione precedente alla caduta provocata dal peccato originale, ottenuta, dal Gran Cofto e dai dodici Maestri che lo avrebbero assistito, con ottanta giorni di attività iniziatiche.



Per i nuovi aderenti, naturalmente, i tempi per raggiungere la perfezione sarebbero stati molto più lunghi: solo al dodicesimo anno di appartenenza, sarebbero potuti diventare maestri e prendersi cura dei nuovi iniziati.

Ma solo lui, il Gran Cofto, rimaneva depositario di un mysterium magnum il cui contenuto è rimasto effettivamente avvolto nel mistero.


Con questo ambizioso programma Lorenza e Giuseppe, il quale per l'occasione si fa chiamare conte Phenix, giungono il 20 ottobre 1784 a Lione, dove esistono numerose Logge massoniche; Cagliostro riesce a procurarsi fra di esse i dodici maestri che gli abbisognavano subito e, comprato un terreno nell'attuale avenue Morand, provvede a far costruire la sede della sua Loggia, "La sagesse triomphante".


I lavori erano ancora in corso quando i due coniugi partirono per Parigi, decisi a raggiungere il traguardo finale: il riconoscimento, da parte della Chiesa cattolica, del suo Rito Egizio.


Giunti a Parigi il 30 gennaio 1785, prendono un alloggio nel Palais Royal, di proprietà del duca Luigi Filippo II di Borbone-Orléans (1747-1793), Gran Maestro della Massoneria francese e futuro Filippo Egalité, fonda in fretta due Logge, una per gli uomini e l'altra per le donne, entrambe frequentate da aristocratici. Tutto sembra andare per il giusto verso quando un evento inaspettato mandò all'aria i suoi piani.

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