sabato 7 febbraio 2015

ROSA-CROCE E ROSICRUCIANI di RENE' GUENON



TRATTO DAL LIBRO “CONSIDERAZIONI SULL’INIZIAZIONE” di RENE’ GUENON



ROSA-CROCE E ROSICRUCIANI

Poiché abbiamo parlato dei Rosa-Croce, non sarà forse inutile, sebbene questo soggetto si riferisca più ad un caso particolare che all'iniziazione in generale, aggiungere a tal proposito alcune precisazioni, questo nome di Rosa-Croce essendo ai nostri giorni usato in modo vago spesso abusivo, ed indistintamente applicato ai personaggi più differenti, fra cui senza dubbio pochissimi ne avrebbero realmente diritto.

Ad evitare tutte queste confusioni, il meglio sarebbe di stabilire una netta distinzione fra Rosa-Croce e Rosicruciani; infatti, quest'ultimo termine può senza inconvenienti ricevere una estensione più larga del primo; ed è probabile che la maggioranza dei pretesi Rosa-Croce, comunemente designati per tali, fossero in realtà soltanto dei Rosicruciani.

Alfine di comprendere la utilità e l'importanza di questa distinzione, bisogna ricordare in primo luogo che, secondo quanto abbiamo detto in precedenza, i veri Rosa-Croce mai costituirono una organizzazione con forme esteriori definite, e che vi furono tuttavia, a partire almeno dai principii del XVII secolo, numerose associazioni da potersi qualificare come rosicruciane, il clic non significa che i loro membri fossero dei Rosa-Croce; é anzi certo che non lo erano in modo alcuno, per il semplice fatto che facevano parte di tali associazioni, il che può sembrare paradossale e a prima vista perfino contraddittorio, ma è tuttavia facilmente comprensibile alla luce delle considerazioni precedentemente esposte.











La distinzione indicata è lungi dal ridursi ad una semplice questione di terminologia, e si riattacca in realtà a qualche cosa di un ordine molto più profondo, poiché il termine Rosa- Croce è propriamente, come abbiamo spiegato, la designazione di un grado iniziatico effettivo, vale a dire di un certo stato spirituale il cui possesso evidentemente non è legato in modo necessario al fatto di appartenere ad una certa organizzazione definita.

Quello che esso, rappresenta è ciò che può chiamarsi la perfezione dello stato umano, poichè il simbolo stesso della Rosa-Croce figura, per i due elementi da cui è composto, la reintegrazione dell'essere al centro dì questo stato e la piena espansione delle sue possibilità individuali a partire da questo centro; esso designa dunque molto esattamente la restaurazione dello « stato primordiale », o, cd è lo stesso, il compimento dell'iniziazione ai « piccoli misteri ».

D'altra parte, dal punto di vista che può dirsi « storico », bisogna tener conto del fatto che questa designazione di Rosa-Croce, legata esplicitamente all'uso di un certo simbolismo, non é stata usata che in certe circostanze determinate di tempi e di luoghi, al di fuori delle quali sarebbe illegittimo applicarla; si può dire che coloro che possedevano il grado considerato siano apparsi come Rosa-Croce in queste circostanze soltanto e per ragioni contingenti; essi, d'altra parte, sono potuti apparire sotto nomi ed aspetti diversi in altre circostanze. Beninteso, un tal fatto non vuol dire che il simbolo stesso cui questo nome si riferisce non possa essere molto più antico dell'uso fattone in tal maniera, ed anzi, come per ogni simbolo veramente tradizionale, sarebbe indubbiamente del tutto vano ricercargli una origine definita.

Vogliamo dire soltanto che il nome ricavato dal simbolo non é stato applicato ad un grado iniziatico che a partire dal XIV secolo, ed unicamente nel mondo occidentale; esso non si applica dunque che in rapporto ad una certa forma tradizionale, vale a dire a quella dell'esoterismo cristiano, o, più precisamente ancora, dell'ermetismo cristiano; ritorneremo in seguito su ciò che bisogna intendere esattamente col termine « ermetismo ».









Quel che abbiamo detto è indicato dalla « leggenda » stessa di Christian Rosenkreutz, il cui nome é d'altronde puramente simbolico; é assai dubbio se bisogna scorgervi un personaggio storico, malgrado ciò che abbiano potuto pensarne alcuni, ma questo nome appare piuttosto come la rappresentazione di una « entità collettiva » .

Il significato generale della «leggenda » di questo supposto fondatore, e in particolare dei viaggi a lui attribuiti , sembra essere il seguente: dopo la distruzione dell'Ordine del Tempio, gli iniziati all'esoterismo cristiano si riorganizzarono, d'accordo con gli iniziati all'esoterismo islamico, per mantenere, nella misura del possibile, il legame apparentemente rotto da questa distruzione; ma una tale riorganizzazione dovette farsi in modo più nascosto, in qualche maniera invisibile, e senza prendere appoggio in una istituzione esteriormente conosciuta, che, come tale, avrebbe potuto essere distrutta ancora una volta.

I veri Rosa- Croce furono propriamente gli ispiratori di questa riorganizzazione, o, se si vuole, furono i possessori del grado iniziatico di cui abbiamo parlato, considerati specialmente in quanto rappresentarono questa parte, che sì continuò tino al momento in cuì, in seguito ad altri avvenimenti storici, il legame tradizionale considerato fu definitivamente rotto per il mondo occidentale, il che si produsse durante il XVII secolo.






È detto che i veri Rosa- Croce si ritirarono allora in Oriente, vale a dire da quel momento non vi fu più in Occidente alcuna iniziazione atta a far raggiungere effettivamente questo grado; in conseguenza, l'azione che vi si era esercitata fino ad allora, per il mantenimento dell'insegnamento tradizionale corrispondente, cessò di manifestarsi almeno in modo regolare e normale.

A proposito della questione di sapere chi fossero i veri Rosa-Croce, e di dire con certezza se tale o tal'altro personaggio fosse uno di essi, la cosa appare del tutto impossibile, per il fatto che si tratta essenzialmente di uno stato spirituale, dunque puramente interiore; sarebbe quindi molto imprudente voler giudicare secondo segni esteriori qualsiasi- Altresì, in ragione della natura della loro parte, questi Rosa-Croce non potettero lasciare come tali alcuna traccia visibile nella storia profana; dunque, anche se i loro nomi potessero essere conosciuti, non farebbero apprendere indubbiamente nulla; a tal riguardo, rinviamo a quanto abbiamo già detto sui cambiamenti di nomi, il che spiega sufficientemente ciò di cui in realtà si può trattare.

A proposito dei personaggi, i cui nomi sono conosciuti, specialmente come quelli di autori di tale o tal'altro scritto, personaggi che sono comunemente designati come Rosa-Croce, è probabile che in molti casi fossero influenzati o ispirati più o meno direttamente dai Rosa-Croce cui servirono in qualche modo da portaparola, il che esprimeremo dicendo che essi furono soltanto dei Rosicruciani, abbiano o meno appartenuto a qualcuno dei gruppi cui si può attribuire la medesima denominazione.


Se si riscontrasse invece che, eccezionalmente e quasi accidentalmente, un vero Rosa-Croce abbia rappresentato una parte negli avvenimenti esteriori, sarebbe in un certo senso malgrado la sua qualità piuttosto che a causa di questa; in tal caso, gli storici possono essere ben lontani dal supporre una siffatta qualità, tanto le due cose appartengono a dominii differenti.

Quanto detto é di certo poco soddisfacente per i curiosi, ma essi debbono rassegnarvisi; molte cose sfuggono così ai mezzi d'investigazione della storia profana, mezzi che necessariamente, per la loro stessa natura, permettono di afferrare soltanto l'« esterno» degli avvenimenti, se possiamo esprimerci in tal modo. Bisogna altresì citare un'altra ragione per cui i veri Rosa-Croce dovettero restare sempre sconosciuti: cd è che nessuno di loro potette mai affermarsi tale, al pari del Sufi autentico che, nell'iniziazione islamica, non può avvalersi di questo titolo.








Si tratta anzi di una similitudine particolarmente interessante, sebbene in vero non vi sia equivalenza fra le due denominazioni, poiché ciò che nel nome di Sufi è implicato in realtà è di un ordine più elevato di ciò che indica il nome di Rosa-Croce e si riferisce a possibilità le quali oltrepassano quelle dello stato umano, anche se considerato nella sua perfezione; questo nome di Sufi dovrebbe anzi, a stretto rigor di termini, essere esclusivamente riservato all'essere pervenuto alla realizzazione dell'o Identità Suprema », vale a dire allo scopo ultimo di ogni iniziazione; ma é evidente che un tale essere possiede a fortiori il grado che fa il Rosa-Croce e può all'occorrenza adempiere le funzioni corrispondenti.

D'altra parte, si fa comunemente del nome di Sufi, lo stesso abuso di quello di Rosa-Croce, fino ad applicarlo talvolta a coloro che sono soltanto sulla via dell'iniziazione effettiva, senza aver nemmeno raggiunto i primi gradi di quest'ultima; e può rilevarsi a tal proposito che una tale illegittima estensione è data non meno correntemente al nome di Yogi in relazione alla tradizione indù; dunque, questa parola, che a sua volta designa proprio colui clic ha raggiunto lo scopo supremo e che equivale in tal modo esattamente a Sufi, finisce per essere applicata a coloro che sono soltanto agli stadii preliminari e anche alla preparazione più esteriore.


Non solo in un caso simile, ma anche nel caso di colui che sia giunto ai gradi più elevati, senza pertanto essere pervenuto al termine finale, :la designazione che propriamente conviene è quella di mutaatewuf; e, come il Sufi stesso non é contrassegnato da alcuna distinzione esteriore, questa medesima designazione sarà anche la sola che egli possa prendere o accettare, non in virtù di considerazioni puramente umane, come la prudenza o l'umiltà, ma perché il suo stato spirituale costituisce veramente un segreto incomunicabile .


Una distinzione analoga, in un ordine più ristretto (non oltrepassando i limiti dello stato umano), si può esprimere con i due termini di Rosa-Croce e Rosicruciano, nel senso che quest'ultimo può designare ogni aspirante allo stato di Rosa-Croce, a qualsiasi grado sia effettivamente pervenuto, ed anche se non abbia ricevuto che una iniziazione semplicemente virtuale nella forma cui conviene propriamente di fatto questa designazione.

D'altra parte, da quanto abbiamo detto, si può ricavare una specie di criterium negativo nel senso che, se qualcuno da se stesso si è dichiarato Rosa-Croce o si può affermare, senza nemmeno aver bisogno di esaminare le cose più profondamente, che in realtà non lo era di certo.






Un altro criterium negativo risulta dal fatto che i Rosa-Croce non si legarono mai ad alcuna organizzazione esteriore; se qualcuno é conosciuto come membro di una tale organizzazione, si può parimenti affermare che, almeno fin quando ne fece attivamente parte, non fu un vero Rosa-Croce.

Vi é da rilevare d'altronde che le organizzazioni di questo genere non portarono il titolo di Rosa-Croce che molto tardi, poichè non lo si vide apparire, come dicevamo in precedenza, che al principio del XVII secolo, vale a dire poco prima del momento in cui i veri Rosa-Croce si ritirarono dall'Occidente; da parecchi indizii, é chiaro che quelle organizzazioni che allora si fecero conoscere sotto questo titolo erano già più o meno deviate, o in ogni caso molto lontane dalla fonte originale.

A maggior ragione fu così per le organizzazioni che si costituirono ancora più tardi con lo stesso vocabolo; indubbiamente, la maggioranza di esse non avrebbe potuto rivendicare, in riguardo ai Rosa- Croce, alcuna autentica e regolare filiazione, per quanto indiretta possa pensarsi ; naturalmente, non parliamo delle molteplici formazioni pseudo-iniziatiche contemporanee che di rosicruciano non hanno che il nome usurpato; esse infatti non posseggono la minima traccia di una qualsiasi dottrina tradizionale, ed hanno semplicemente adottato, ad iniziativa del tutto individuale dei loro fondatori, un simbolo che ognuno interpreta secondo la propria fantasia, ignorandone il vero significato, che sfugge tanto completamente a questi pretesi Rosicruciani quanto al primo profano venuto.


Vi é ancora un punto da precisare maggiormente: abbiamo detto che dovette esservi, all'origine del Rosicrucianesimo, una collaborazione fra iniziati ai due esoterismi cristiano e islamico; questa collaborazione dovette anche continuarsi in seguito, poiché si trattava precisamente di mantenere il legame fra le iniziazioni di Oriente e di Occidente.

Vi é anche di più: é possibile che gli stessi personaggi, venuti dal Cristianesimo o dall'Islamismo, sian stati, se vissero in Oriente o in Occidente (e le costanti allusioni ai loro viaggi, a parte ogni simbolismo, fanno pensare che dovette essere il caso di molti di essi), in pari tempo Rosa- Croce e Sufi (o mutacawwufin dei gradi superiori); lo stato spirituale raggiunto implicava infatti che essi fossero oltre le differenze che esistono fra le forme esteriori e che non contaminano menomamente l'unità essenziale e fondamentale della dottrina tradizionale.

Ben inteso, è non di meno conveniente mantenere, tra Taçawwuf e Rosicrucianesimo, la distinzione delle due differenti forme di insegnamento tradizionale; e i Rosicruciani, discepoli più o meno diretti dei Rosa-Croce, sono unica mente coloro che seguono la via speciale dell'ermetismo cristiano; ma non può esservi alcuna organizzazione iniziatica, pienamente degna di questo nome e possedente la coscienza effettiva del suo scopo, che non abbia alla sommità della sua gerarchia esseri giunti oltre la diversità delle apparenze formali.

Questi ultimi potranno, secondo le circostanze, apparire come Rosicruciani, come mwaçawwufin, od anche sotto altri aspetti; e sono essi veramente il legame vivente fra tutte le tradizioni, poiché, per la loro coscienza dell'unità, partecipano effettivamente alla grande Tradizione primordiale, da cui tutte le altre sono derivate per adattamento ai tempi e ai lunghi, e che é una come la stessa Verità.

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