venerdì 6 febbraio 2015

La ricerca della conoscenza








La ricerca e lo studio della conoscenza, in tutta la storia dell'uomo, è sempre passata attraverso la mente, anche di ciò che ha origini e struttura oltre la mente. E' il solito problema se il contenuto può conoscere il contenitore; cioè se la mente, con i suoi schemi razionali è in grado di sondare quello che non ha schemi e non può essere inquadrato in un pensiero razionale: lo spirito.

A questo proposito, e per risolvere il problema, ricordo la famosa frase di Ermete Trismegisto: "Ciò che sta in alto è come ciò che sta in basso, per formare il miracolo della Cosa-Una".

Questo per significare che ogni cosa che cada nell'ambito della nostra percezione, è il riflesso di qualcosa di trascendente; quindi se è "conoscibile", è nostro dovere conoscerla, pur nella forma e nei modi che sono naturali per ciascun individuo. Noi ne conosceremo il riflesso, come è tutta la realtà che ci circonda, la quale si può considerare una consequenza, cioè l'effetto di "quel qualcosa". Il mistico lo coglie, ma non lo spiega, il filosofo lo intuisce, ma ne presenta un'idea, lo scienziato ne studia solo gli effetti limitati all'osservazione.

Ecco come la verità acquista forma e senso per ogni uomo che la indaga, proprio con le caratteristiche delle necessità individuali; così la verità diventa quell'uomo, diventa... l'uomo stesso. Così la mente trova il suo appoggio e traccia la via. Può sembrare assurdo, ma questo è il modo per cui lo spirito conquista la materia, e vuole essere riconosciuto; ed è così che la materia invia gli innumerevoli segnali della sua presenza.

Dunque la mente non può conoscere lo spirito, nè capirne la natura, però può comprendere i suoi segnali e smuovere l'intuizione che diventa l'ispirazione del mistico. Se non c'è questo passaggio la conoscenza è priva di valore e lo spirito rimane chiuso in uno schema che può essere solo "dottrina". Il contenuto rimane tale a guardare la prigione che lo contiene senza comprenderne la natura; ed è la morte dell'anima.

Qualcuno dice che bisogna usare il cuore per conoscere le cose. Penso che prima bisogna farle nostre attraverso la mente, la quale guiderà il cuore per coglierne l'essenza.

La Realtà è così vasta e la Verità così sfuggevole, che è impossibile coglierle per come siamo fatti; però, in noi esistono mutamenti proporzionati allo sforzo della nostra indagine, e generati dal momento di una scoperta, la quale rompe lo schema precedente, e libera nuove prospettive mentali. La natura si adegua, così come la mente e il cuore. Se li rendiamo elastici, generosi, temerari tanto da osare di perdersi per amore, forse potremo trovare quello spirito che ci è negato in una dualità egoista, che genera separazione e conflitto. Forse la ricerca, attraverso la mente, non trova lo spirito, ma sicuramente scopre la via per raggiungerlo.

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