martedì 24 febbraio 2015

LA BIBBIA E L´ARCHEOLOGIA. L´ARRESTO, IL PROCESSO E LA CROCIFISSIONE DI GESÙ CRISTO



EVIDENZE DELLA TOMBA DI CAIFA

Gli eventi precipitarono in un crescendo non appena Gesù ed i Suoi discepoli giunsero a Gerusalemme per quell´ultima festa del Passaggio. Il sommo sacerdote era preoccupato dopo aver sentito che nella vicina Betania Gesù aveva fatto resuscitare il Suo amico Lazzaro dai morti:

Giovanni 11, 43 Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!».
Uscì fuori il morto, legato piedi e mani con bende e la sua faccia era avvolta con un sudario. Gesù dice loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare».

Molti dei Giudei, che erano andati da Maria e avevano visto ciò che aveva fatto, credettero in lui. Alcuni di essi, invece, andarono dai farisei e raccontarono loro ciò che aveva fatto Gesù.

Come reagì Caifa alla notizia di questo miracolo?

Giovanni 11, 47 Allora i sacerdoti-capi e i farisei convocarono il sinedrio e dicevano: «Che cosa facciamo? Quest'uomo compie molti segni! Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il luogo e la nazione». Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote in quell'anno, disse loro: «Voi non capite niente, né vi rendete conto che è più vantaggioso per voi che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca tutta intera la nazione». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote in quell'anno, profetizzò che Gesù stava per morire per la nazione, e non per la nazione soltanto, ma anche per radunare insieme nell'unità i figli dispersi di Dio. Da quel giorno dunque decisero di farlo morire.

Con grande sorpresa, la tomba di questo sacerdote fu scoperta nel 1990. L´archeologo israeliano Zvi Greenhut, che ha confermato la scoperta, descrive l´evento:

"Era un giorno freddo, alla fine di novembre, quando ricevetti notizia dall´Autorità per le Antichità, della scoperta di un´antica grotta... Quando sono arrivato ho notato che il soffitto della grotta era crollato. Ma perfino dall´esterno, potevo vedere quattro ossari o casse di pietra, nelle camere centrali della grotta. Per un archeologo era una chiara indicazione che si trattasse di una grotta ebrea a scopi sepolcrali... Così è stato che abbiamo scoperto il luogo dell´ultimo riposo della famiglia di Caifa, uno dei membri sacerdotali che presiedette al processo di Gesù. ("Grotta del sepolcro della Famiglia di Caifa" Biblical Archaeological Review, Settembre-Ottobre 1992, pp. 29-30).

Due delle 12 casse di pietra trovate avevano il nome Caifa inciso sul fianco, ed una conteneva la dicitura completa "Giuseppe figlio di Caifa". All´interno di questa cassa vi erano i resti di un uomo di 60 anni, insieme con le ossa di una donna e di quattro persone più giovani, probabilmente quelle della sua stessa famiglia.

L´archeologo Ronny Reich ha offerto ulteriori dettagli sulla scoperta: "L´ossario più elaboratamene decorato trovato in questa grotta contiene due iscrizioni relative a Caifa... L´uomo più anziano seppellito negli ossari riccamente decorati era apparentemente Giuseppe. Fu probabilmente il capostipite che acquistò questo soprannome [Caifa sembra fosse un soprannome che significava "cesto" probabilmente da "creatori di cesti."]

"Una persone di nome Giuseppe con il soprannome di Caifa fu sommo sacerdote a Gerusalemme tra il 18 ed il 36 d.C. Il Nuovo Testamento indica solo il suo soprannome nella forma greca: Caiaphas, come leggiamo in

Matteo 26:3: Allora i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote che si chiamava Caifa.

Luca 3, 1 Era l'anno quindicesimo del regno di Tiberio Cesare: Ponzio Pilato governava la Giudea, Erode era tetrarca della Galilea e suo fratello Filippo dell'Iturea e della Traconitide; Lisania governava la provincia dell'Abilene, mentre Anna e Caifa erano i sommi sacerdoti. In quel tempo la parola di Dio fu rivolta a Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto.

Giovanni 18, 12 Allora la coorte, il comandante e le guardie dei Giudei presero Gesù, lo legarono e lo portarono dapprima da Anna. Egli era infatti suocero di Caifa, sommo sacerdote in quell'anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «Conviene che muoia un solo uomo per il popolo».

Atti 4:6 Il giorno seguente i capi dei Giudei, gli anziani e gli scribi si riunirono in Gerusalemme, con il sommo sacerdote Anna, con Caifa, Giovanni, Alessandro e quanti appartenevano alle famiglie dei sommi sacerdoti. Fecero comparire gli apostoli e si misero a interrogarli: «In virtù di quale forza e in nome di chi voi avete fatto ciò?».

Flavio Giuseppe [lo storico ebreo del I secolo] indica lo stesso nome Joseph Caiaphas, o altrove "Jospeh che era chiamato Caiaphas dell´alto sacerdozio". In breve, ci viene esplicitamente detto da Josephus che Caiaphas era un soprannome" (da Biblical Archaeological Review, sett-ott 1992).

Gli archeologi hanno così confermato l´esistenza di questa importante figura del Nuovo Testamento. Hanno anche provato l´esistenza di un altro carattere strumentale agli eventi dell´arresto, processo ed esecuzione di Gesù.

L´ISCRIZIONE DI PILATO

Una volta che Gesù fu arrestato su ordine di Caifa, fu processato davanti a Caifa e quindi inviato al governatore romano Ponzio Pilato. Il ritratto di Pilato del Nuovo Testamento è in linea con altri racconti storici che lo riguardano. "Philo e Josephus concordano nell´attribuire pratiche terribili e crudeli a Pilato, e gli viene pertanto ascritto un carattere oscuro" (The Interpreter's Dictionary of the Bible, 1989, Vol. 3, p. 813).

Philo, il filosofo alessandrino-ebreo (20 a.C. - 50 d.C.), descrive Pilato come "uomo d´inflessibile disposizione, privo di misericordia e molto ostinato". Egli afferma che il regno di Pilato era caratterizzato da "corruzione, ... insolenza, ... crudeltà, ... continui omicidi di persone non processate e non condannate, e la sua infinita e gratuita, e più grave, disumanità" (The Works of Philo, translated by C.D. Yonge, "On the Embassy to Gaius, " pp. 301-302).

Anni dopo la crocifissione di Cristo Pilato fu inviato a Roma per essere sottoposto ad un umiliante processo dopo avere ordinato il massacro di alcuni pellegrini samaritani. Eusebio, lo storico del IV secolo, nota che Pilato fu riconosciuto colpevole ed esiliato. Per la vergogna, a distanza di tempo, si tolse la vita. Questa fu la fine di questo governatore orgoglioso e corrotto.

Per secoli Pilato è stato conosciuto solo da pochi frammenti di documenti storici, e principalmente, grazie ai Vangeli. Non era stata trovata alcuna evidenza fisica diretta. Quindi, nel 1961, una lastra di pietra incisa con il nome ed il titolo di Pilato è stata trovata a Cesarea, porto romano e capitale della Giudea ai tempi di Cristo. "Una lastra di due piedi per tre, ora conosciuta come l´Iscrizione di Pilato, era... apparentemente incisa per commemorare l´erezione e dedica a Pilato di un Tiberium, un tempio per l´adorazione di Cesare Tiberio, imperatore romano nel corso del governo di Pilato sulla Giudea.

"L´iscrizione latina di quattro righe reca il questo titolo: ´ Ponzio Pilato, prefetto di Giudea ´ un titolo molto simile a quello usato per lui nei Vangeli (Luca 3:1).

Questa fu la prima scoperta archeologica che menziona Pilato, e testimonia ancora l´accuratezza degli autori dei vangeli. La loro comprensione di tali termini ufficiali indica che vissero al tempo in cui erano in uso, e non un secolo o due più tardi, quando tali dizioni sarebbero probabilmente già state dimenticate (Randall Price, The Stones Cry Out, 1997, pp. 307-308).

PROVE DELLA CROCIFISSIONE

Fino ai tempi recenti gli studiosi avevano considerato la descrizione della crocifissione di Cristo un falso. Hanno pensato che fosse impossibile per un corpo restare appeso per chiodi infissi in mani e piedi poiché la carne si sarebbe dovuta lacerare. Invece, ritenevano che le vittime venissero comunemente legate alla croce mediante corde.

Però, nel 1968, fu trovato a Gerusalemme il corpo di un uomo crocifisso databile al I secolo. Si ebbe così modo di verificare il metodo della crocifissione: le caviglie, e non i piedi, erano stati inchiodati e potevano quindi, comodamente, sopportare il suo peso.

L´archeologo Randall Price spiega: "Questa rara scoperta si è provata essere una delle testimonianze archeologiche più importanti della crocifissione di Gesù come riportata dai Vangeli. In primis, rivela l´orrore della punizione romana... questo metodo di esecuzione costringeva il peso del corpo ad essere sostenuto dai chiodi, causando spasmi muscolari dal dolore atroce, e morte del crocifisso per asfissia... Secondo, era stato una volta sostenuto che la descrizione contenuta nei Vangeli del metodo della crocifissione fosse storicamente non accurata... La scoperta dell´osso della caviglia trafitto da un chiodo smentisce coloro che dicono che i chiodi non potessero essere stati usati" (Price, pp.309-310).

La legge romana del tempo prescriveva la crocifissione come punizione per i reati più gravi, come la ribellione, il tradimento ed il furto. Un esempio famoso di crocifissione di massa ebbe luogo nel 71 a.C., quando Spartaco condusse una ribellione di schiavi contro Roma. La sua missione fallì, ed i 6, 000 insorti furono crocifissi.

Gli ebrei conoscevano la crocifissione perfino prima del regno romano, poiché attorno all´87 a.C. il Re ebraico Alexander Janneus crocifisse 800 ribelli farisei. Josephus, che ha testimoniato la crocifissione dei suoi compagni ebrei durante l´assedio di Gerusalemme (66-70 a.C.), la definisce "la più orribile delle morti". Continuò ad essere la punizione per i crimini maggiori fino al tempo dell´Imperatore Costantino, quando fu finalmente abolita.

GESU´ FU MESSO A MORTE SU UNA CROCE?

La forma esatta della croce usata per crocifiggere Gesù non è nota con certezza, dato che i romani ne usavano tipi di differenti.

La parola greca tradotta "croce" è stauros. Il Vine's Expository Dictionary of Old and New Testament Words (Dizionario dei Termini dell´Antico e del Nuovo Testamento N.d.T.) offre informazioni sui caratteri della parola. "Stauros denota primariamente ´ un palo eretto ´. Su esso i malfattori erano inchiodati per l´esecuzione. Sia il sostantivo che il verbo stauros, "legare ad un palo" deve essere quindi tenuto distinto dalla forma a noi comunemente nota della "croce" a due bracci. La forma di quest´ultima ha la sua origine nell´antica Caldea, ed era usata come simbolo del dio Tammuz (essendo nella forma della Tau mistica, la lettera iniziale del suo nome) in quel paese e terre adiacenti, incluso l´Egitto.

"Per la metà del III secolo d.C., la chiesa aveva assorbito, se non convertito, molte dottrine religiose preesistenti alla fede cristiana. Per accrescere il prestigio del sistema ecclesiastico nascente, i pagani venivano ricevuti nelle chiese, malgrado non fossero stati rigenerati dalla fede, ed era consentito loro di mantenere il loro segni e simboli. Per cui la Tau o T, nella sua forma più frequente, ovvero con il braccio corto abbassato, fu adottato per significare la "croce" di Cristo.

"Quanto alla Chi o X, che Costantino dichiarò avere visto in una visione che lo fece diventare il paladino della fede cristiana, era l´iniziale della parola ´ Cristo ´ e niente aveva a che vedere con la ´ Croce ´ (per xulon, ´ trave, asse, albero ´" (1985, "Cross, Crucify").

LA TOMBA VUOTA

Gli autori del Vangelo hanno offerto molti dettagli sulla tomba di Gesù e sul suo sepolcro.

Matteo 27:57-66

Quando fu sera, venne un uomo ricco di Arimatea, di nome Giuseppe, il quale era anch'egli discepolo di Gesù; egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Pilato ordinò che gli fosse consegnato. Mt 27, 59 Giuseppe quindi, preso il corpo, l'avvolse in una sindone pulita e lo depose nel proprio sepolcro, che da poco aveva scavato nella roccia. Rotolò una grossa pietra all'entrata del sepolcro e se ne andò.

C'erano là Maria Maddalena e l'altra Maria, sedute di fronte al sepolcro. Il giorno seguente, cioè dopo la Parasceve, i sommi sacerdoti e i farisei si recarono insieme da Pilato per dirgli: «Signore, ci siamo ricordati che quel seduttore, quando ancora era in vita, affermò: "Dopo tre giorni risorgerò". Ordina perciò che la tomba sia custodita fino al terzo giorno, poiché c'è pericolo che vengano i suoi discepoli, lo portino via e poi dicano al popolo: "E' risorto dai morti". Allora quest'ultima impostura sarà peggiore della prima». Rispose Pilato: «Voi avete un corpo di guardia: andate e prendete le precauzioni che credete». Essi andarono e assicurarono il sepolcro sigillando la pietra e mettendovi un corpo di guardia.

In che modo il racconto evangelico corrisponde alle scoperte archeologiche delle pratiche del primo secolo? Diverse tombe sono state trovate attorno a Gerusalemme, e si adattano perfettamente alla descrizione offerta dagli autori dei Vangeli. (The International Standard Bible Encyclopedia, 1979, Vol. 1, p. 559, "Burial").

Quando i Romani intendevano assicurare una tomba, attaccavano una corda attorno alla pietra circolare. La bloccavano poi con la cera e vi imprimevano il sigillo della Roma Imperiale. Rompere il sigillo significava disconoscere l´autorità dell´Impero Rimani e rischiare la pena di morte. Le guardie venivano poste attorno alla tomba con l´ordine di difenderla a tutti i costi; se qualcuno cadeva addormentato, avrebbe pagato con la sua vita. Con tutte queste garanzie, una tomba poteva davvero essere considerata sicura ed intoccabile.

Invece, quando Gesù risorse, ed un angelo aprì la sua tomba, la Bibbia racconta che le guardie "rimasero sconvolte e diventarono come morte." Matteo 28, 4

Quando le guardie si ripresero e vide la tomba vuota, immediatamente chiesero aiuto al sommo sacerdote, perché sapeva di andare incontro alla pena di morte.

"...alcune delle guardie, recatesi in città, riferirono ai capi dei sacerdoti tutto l'accaduto. Essi, radunatisi insieme agli anziani, dopo essersi consultati, diedero ai soldati una cospicua somma di denaro. Essi, radunatisi insieme agli anziani, dopo essersi consultati, diedero ai soldati una cospicua somma di denaro dicendo: «Dite che di notte sono venuti i discepoli di lui e l'hanno portato via, mentre noi dormivamo. Se la cosa dovesse giungere per caso alle orecchie del governatore, lo convinceremo noi a non darvi noia alcuna». Essi, preso il denaro, fecero secondo le istruzioni che avevano ricevuto. Così questa diceria si è diffusa presso i Giudei fino ad oggi. (Matteo 28, 10-15)

In linea con la descrizione storica di Pilato, vediamo che persino il sommo sacerdote comprendeva che il governatore romano era disonesto, e soggetto ad essere corrotto.

CONCLUSIONE SUI VANGELI

Grazie all´archeologia, molti dettagli delle descrizioni del processo, crocifissione e seppellimento di Gesù hanno trovato conferma. L´archeologo Price considera l´importanza di queste implicazioni: "L´archeologia ci ha mostrato che alcuni dei fatti storici che circondano la vicenda della morte di Gesù, sono documentabili, e pertanto, certificano l´attendibilità dei Vangeli.. Mentre gli archeologi possono solo rivelare la storicità la tomba, delle persone e degli eventi attinenti, al profilo storico (Erode, Pilato, Caifa, la crocifissione e così via), la resurrezione di Gesù Cristo, seppur intrecciata a questi fatti, rimane questione di fede."

"Cinque vangeli raccontano la vita di Cristo. Quattro si trovano nei libri, ed il quinto si trova nella Terra chiamata santa. Leggi il quinto vangelo ed il mondo degli altri quattro si aprirà a te (Bargil Pixner, With Jesus Through Galilee According to the Fifth Gospel, 1992"

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