venerdì 6 febbraio 2015

Immaginazione, ragione e scientificità





Dimentica tutto quello che ti hanno insegnato i pedanti. Convinciti che niente ti è impossibile. Pensati in grado di comprendere tutto: le arti, le scienze, la natura di ogni essere vivente. Richiama a te tutte le sensazioni di ciò che esiste: del fuoco, dell'acqua... Immagina di essere ovunque, sulla terra, nel mare, in cielo... di non essere ancora nato, poi di trovarti nel grembo materno, quindi di essere adolescente, vecchio, morto... al di là della morte”.
Giordano Bruno



Non possiamo permetterci il lusso di fare questo viaggio, porci domande e cercare risposte limitando il campo d’indagine ai soli aspetti storici, scientifici e religiosi, relegando tutto il resto nel variegato campo dell’improbabile e dell’assurdo. Se vogliamo veramente trovare dei riscontri a proposito del tema in oggetto, dobbiamo rimanere possibilisti e viaggiare, armati di spirito analitico, attraverso i confini tra normale e paranormale, fisica e metafisica, scienza, religione ed esoterismo, non arrendendoci all’osservazione degli aspetti dottrinali contrapposti, bensì analizzando l’intimo delle probanti, nelle interazioni e nelle interconnessioni del medesimo argomento, che tenderà ad assumere forme diverse in funzione della disciplina con cui lo si osserva. Ciò di cui abbiamo bisogno è quella che potremmo definire una visione olistica, ossia la concezione di un dato argomento costituito da una totalità organizzata, che non sia riconducibile alla somma esclusiva dei suoi componenti. Possiamo fare l’esempio di un attore in un set cinematografico la cui cinepresa, una volta filmata la stessa sequenza da molteplici angolazioni, passa ai raggi X non solo l’attore bensì il set nella sua totalità. Per una mente pragmatica, scientifica, l’elemento di avvaloramento che propongo è che un numero sempre crescente di ricercatori sta usando le nuove teorie della fisica quantistica per cercare di spiegare quei fenomeni che finora sono stati etichettati come paranormali. Vi si trovano inclusi i fantasmi che rivivono eventi passati, percezioni extrasensoriali, telepatia, precognizione, entità disincarnate, psicocinesi, telecinesi, visione remota, psicometria, esperienze fuori dal corpo, esperienze dei regni eterei, campi d’energia, aure e loro interazioni, terapia regressiva e progressiva e le guarigioni psichiche. Pare sempre più probabile, inoltre, che l’atteggiamento storicamente scettico degli scienziati rispetto a molti di questi fenomeni sia destinato a modificarsi e che in futuro riceveranno una differente attenzione attraverso un diverso approccio professionale.
Provate a chiedere a qualcuno se crede ai fantasmi o ai viaggi fuori dal corpo: avrete ottime probabilità che si metta a ridere.
Provate a chiedergli se è consapevole che la materia non esiste, che tutto è energia, che l’energia è una sorta di coagulo di luce, che il mondo c’è e non c’è, esiste ad intermittenza come una luce stroboscopica, che i fotoni hanno un condotta soggettiva e non oggettiva e si comportano in maniera diversa in relazione allo sperimentatore, tanto da costringete gli studiosi ad inserire la figura dell’osservatore tra le variabili di un esperimento; e che gli stessi fotoni appaiono e scompaiono: se non li osservi sono onde e se lo fai sono particelle. Domandategli se sa che lo spazio ha probabilmente cinque dimensioni, anche se la teoria delle stringhe ne teorizza fino a undici, con una geometria curva ed una specie molto più forte di gravità. Questa sua quinta dimensione ha una particolare curvatura che la fa sembrare arrotolata, rendendola invisibile per le nostre capacità percettive; perché il nostro tridimensionale, con le leggi fino ad oggi note, costituirebbero solamente una parte, una sottile membrana, contenuta in un altro universo immensamente più grande.
Come pensate che vi guarderà e cosa penserà di voi quel tale?
Eppure tutto ciò che gli avete comunicato può essere considerata a pieno titolo informazione scientifica.
Informatelo ulteriormente di altre e nuove scoperte in campo scientifico le quali dimostrano che l’essere umano non è solo il prodotto di una reazione chimica, bensì un punto di energia condensata in materia e che esiste una forza centrale nell’universo che organizza e governa il suo corpo e tutta l’Esistenza, come un oceano di microscopiche vibrazioni che riempiono lo spazio esistente tra tutto ciò che è costituito di materia e che prima era considerato vuoto; un immensità di energia pulsante in cui ogni elemento è connesso con qualsiasi altro, come in una fitta ragnatela invisibile. Fategli notare come tutto questo, scoperto dagli scienziati negli ultimi anni del secolo scorso era stato osservato dai filosofi orientali più di duemila anni fa. Informatelo di come un fiore o un sasso contengono in sé tutti gli elementi del tutto e di come l’universo con i suoi corpi celesti, i granelli di sabbia e gli atomi, dal più grande al più piccolo, nei diversi livelli della realtà, riproducono l’identico disegno, pur non esistendo assolutamente due cose uguali in natura e due cose non possono trovarsi in nessun modo nello stesso posto, così come nulla può essere altro rispetto a che ciò che è, tanto quanto nulla può prendere, in termini energetici, ciò che appartiene ad altro. In un universo dove tutto è energia, dove nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma senza che nulla venga perso, ogni cosa esistente è unica e sincronizzata a vari livelli con ogni altra cosa… sempre!
Con che occhi vi osserva ora il vostro interlocutore?
Quante sono le probabilità che avete di sembrare semplicemente importuno e molesto rispetto a quelle di sembrare uno squilibrato visionario?
Voi sapete di aver dato più che altro informazioni già note da anni ai membri della comunità scientifica mondiale, alcune accettate, altre condivise, altre ancora in via di verifica. Quello che non dovete mai dimenticare è che le grandi verità assomigliano talmente a delle sciocchezze che la differenza sostanziale non deriva dalle parole ma da chi le ascolta. Quello invece che probabilmente non sapete è che il vostro monologo non conteneva solamente cognizioni scientifiche ma anche alcune delle basi fondamentali dell’esoterismo e volendo utilizzare un termine più audace, di quella che viene da alcuni definita magia! Vi state domandando ora se e come sia possibile che fondamenti di fisica ed esoterismo possano coincidere, come scienza e magia possano obbedire alle stesse leggi, fondamenti opposti e assimilabili come due facce della stessa medaglia?
La risposta in fondo semplice, basta che combiniate un po’ di intuito e di immaginazione per comprendere che non solo non è impossibile ma è anche abbastanza probabile!
Come ha fatto Gesù di Nazareth a camminare sull’acqua? Che cosa il suo potere ha plasmato per moltiplicare i pani ed i pesci, trasformare l’acqua in vino e resuscitare Lazzaro?
In un universo o per essere ancora più precisi, in un piano materiale come il nostro, dove tutto è energia, cosa se non energia ha manipolato l’Unigenito Figlio di Dio per compiere quei miracoli? Certamente il suo grado di fede, illuminazione e consapevolezza raggiungeva livelli enormemente più elevati del nostro e forse ciò che lui ha fatto a noi non sarà mai possibile, pur tuttavia sempre di energia parliamo, la quale è regolata da leggi che con il passare del tempo stiamo studiando sempre più a fondo e che sempre più ci sorprendono; ma questo è un discorso che riprenderemo più avanti e con qualche cognizione in più.
Chissà quanto tempo ci vorrà prima che tutta una serie di prefissi cadano definitivamente e molto di ciò che oggi definiamo paranormale e metafisico diventerà normale nel senso che sapremo dargli delle spiegazioni razionali. Sarebbe bello poter pensare ad un futuro dove l’uomo possa riacquistare quella stessa visione del mondo posseduta durante “l’età dell’oro” e successivamente persa nel periodo successivo alla catastrofe. Se potessimo ottenere questo risultato, con il tempo potremmo persino invertire il processo di repressione culturale di molte abilità della nostra specie, e tornare a incoraggiane uno sviluppo consapevole.
A Gerusalemme nel 1229, mentre Federico II di Svevia scacciava i mussulmani dalla città, un amanuense di cui si ignora il nome, stava completando un libro di preghiere, scrivendo su vecchie pergamene riciclate. Nel tedioso compimento del proprio lavoro egli ignorava due elementi importantissimi: il primo era la tipologia ed il valore del contenuto delle pergamene ed il secondo era costituito dalle implicazioni incalcolabili che l’esito del suo operato avrebbe impresso alla direzione ed ai tempi della ricerca matematica, scientifica e fisica per l’intera umanità.
Esse contenevano infatti alcuni dei trattati di Archimede di Siracusa (287 a.C.- 212 a.C.). Archimede è uno tra i più grandi scienziati che siano mai esistiti. Molti dei suoi trattati erano conosciuti, tanto che tutti i fisici ed i matematici successivi li utilizzarono per sviluppare il loro lavoro. Basti pensare ai centri di gravità e alla legge dell’equilibrio, per quanto riguarda la statica; all’approssimazione di curve e alle proporzioni di tempo e moti, per la dinamica. I fondamenti della scienza moderna furono appresi da Archimede e consistevano nella matematica dell’infinito e nell’applicazione dei modelli matematici al mondo fisico, quanto basta da far considerare la scienza occidentale nulla più di una serie di revisioni e note aggiuntive alle sue scoperte. Questo era ciò che si riteneva anteriormente al 1998, quando quel libro di preghiere tornò fortunatamente alla luce e lo si iniziò a studiare con occhi e soprattutto strumenti nuovi. Emersero allora brani e diagrammi inediti che avevano attraversato oltre due millenni: dalla Siracusa alleata di Annibale contro i romani alle biblioteche dei papi e degli umanisti del rinascimento, dalla Costantinopoli del X secolo alla Parigi occupata dai nazisti.
In campo scientifico fu il terremoto. Dopo otto anni il “Codice di Archimede”, questo è il nome con il quale viene comunemente definito quel libro di preghiere, all’interno del quale sono celati i suoi trattati “inediti”, continua a riservare sempre nuove sorprese. Tutta una serie di indizi storici avevano fatto presumere che egli avesse prodotto altri lavori. Nulla tuttavia era mai emerso tanto da far ipotizzare ad una loro scomparsa definitiva. La terra ha iniziato a tremare sotto i piedi dei nostri matematici quando hanno cominciato a rendersi conto che Archimede aveva prodotto altri lavori oltre a quelli conosciuti., ed era giunto non solo alle stesse conclusioni di Galileo, Leibniz, Huygens, Fermat, Cartesio e Newton, non solo l’aveva fatto sulle sabbie di Siracusa ben oltre un millennio prima, ma era persino andato oltre, gettando altre basi, proponendo altri teoremi , il cui spessore sarebbe stato più facilmente comprensibile ad Einstein, Heisenberg, Bhor, Planck, Schrodinger, Fermi ed Hawking. In breve egli aveva inciso sulle sue pergamene non solo i fondamenti della fisica classica ma anche di quella quantistica! L’ immaginazione, il possibilismo, la fantasia, la ragione e il genio hanno acceso in quell’uomo una sorta di luce iniziatica capace di trascendere il tempo e lo spazio. Se tali conoscenze non fossero rimaste occultate, se gli scienziati di inizio novecento vi avessero potuto attingere, oggi probabilmente la scienza sarebbe già in grado di spiegare tutta una serie di fenomeni e “leggi” che regolano l’universo e che al contrario si intuiscono appena.
Visto che siamo in tema e prima di passare ad altro, vorrei proporre al lettore un altro spunto di riflessione che ha come tema centrale il “determinismo esasperato”. E’ mia opinione che il “determinismo esasperato”, senza voler apparire eccessivo, possa essere considerato a tutti gli effetti uno dei mali della cultura moderna. Il linguaggio scientifico ha delle sue precise caratteristiche: attraverso l’uso di pochi numeri, simboli e segni si possono esprimere concetti che in forma discorsiva sarebbero enormemente più complessi e lunghi. Basta pensare ad una formula chimica o ad una equazione qualsiasi per farsene un’idea. Tuttavia nulla impedisce di usare la forma estesa per spiegare lo stesso concetto. Anche un concetto filosofico potrebbe essere espresso attraverso una formula matematica, con l’inconveniente però che raramente la formula riesce a contenere in sé tutti i molteplici significati del concetto stesso. La scienza di Archimede e di tutti i matematici del suo tempo era una scienza visiva, una scienza di diagrammi mentre la nostra è una scienza di equazioni. Il diagramma veniva utilizzato per poi raccontare una storia su di esso ed era parte integrante nella logica del ragionamento mentre oggi è l’esatto contrario. Questo perché se io dico “Si prenda un triangolo” e lo disegno, non ho modo di evitare che esso abbia delle caratteristiche geometriche particolari ed arriverei a conclusioni errate se non mi basassi soltanto sul ragionamento. Oggi le immagini non fanno più parte della logica della dimostrazione, hanno la funzione di agevolare l’apprendimento e quando vengono utilizzate sono molto precise per non tradire l’esposizione stessa. Eppure i matematici antichi erano rigorosi e non commettevano assolutamente errori: come è possibile? Anche se l’identità degli oggetti non era stabilità dalle parole ma dai diagrammi, essi avevano la funzione di fornire le informazioni più basilari, trasmettere l’identità delle entità della proposizione; non erano illustrativi bensì informativi e appartenevano integralmente alla logica. Il determinismo con il quale osserviamo oggi i molteplici aspetti del mondo che ci circonda trae in inganno il nostro ragionamento, poiché inevitabilmente emergono delle proprietà che, oltre ad essere illusorie, sono anche estranee alla nostra proposizione originaria. Basandoci di più sull’argomentazione logica e meno sulle apparenze, riusciremmo ad evolvere notevolmente il ragionamento, ottenendo così molte più risposte alle nostre domande.

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