martedì 24 febbraio 2015

IL PARADISO


Tutte le religioni concordano sull’esistenza certa del paradiso, e anche nell’affermare che la gioia della sua beatitudine segua sempre una vita terrena ben spesa, ne sia cioè la diretta e naturale conseguenza.

Eppure, nonostante tutte le religioni siano d’accordo nel dipingere questa vita felice con termini sfolgoranti, nessuna di esse è mai riuscita a descriverla in modo realistico. Tutto ciò che è stato scritto sul paradiso è talmente diverso da qualsiasi nostra esperienza terrena, che molte di queste descrizioni ci sembrano quasi grottesche. Ci appaiono ridicole, ma solo se le prendiamo alla lettera, se non capiamo che rappresentano dei tentativi (tutti falliti) di delineare ciò che è assolutamente indescrivibile. Si usano, in sostanza, concetti familiari e parole inadatte per descrivere una verità troppo grande.

Questo paradiso, tuttavia, non è un sogno, bensì una realtà radiosa; ma per comprenderne qualcosa dobbiamo prima cambiare le nostre idee sull’argomento. Il Paradiso infatti non è un posto, ma uno “stato di consapevolezza”. Se mi chiedete: “Dove è il paradiso?” devo rispondervi che è qui, intorno a voi, proprio in questo momento, vicino a voi come l’aria che respirate. La luce è tutto intorno a voi e per vederla dovete solo togliervi la benda dagli occhi.

Ma cosa vuol dire togliersi la benda? Si tratta semplicemente di elevare la propria consapevolezza ad un livello superiore, di imparare a focalizzarla in un veicolo di materia più fine, innalzandola oltre il piano fisico, oltre il piano astrale, ancora più su, al piano mentale. L’uomo infatti è dotato oltre che di un corpo astrale, anche di un corpo mentale, e attraverso questo può ricevere le alte vibrazioni ad esso adatte, e vivere così nel lucente splendore del paradiso, mentre ancora possiede un corpo fisico.

L’uomo ordinario, naturalmente, raggiunge questo stato di beatitudine solo dopo la morte fisica, e neanche immediatamente dopo, se non in rari casi. Dopo la morte l’Ego si ritrae decisamente in sé stesso. L’intera vita astrale è infatti un costante processo di ripiegamenti, e quando col passare del tempo l’anima raggiunge i limiti anche di quel piano, essa muore sul piano astrale, proprio nello stesso modo in cui era morta sul piano fisico. Si spoglia allora anche del corpo di quel piano (corpo astrale), lasciandoselo alle spalle, mentre passa ad una vita più elevata e completa. Nessun dolore o sofferenza precede questa “seconda morte”, ma proprio come nella prima, si ha in genere un periodo di incoscienza, dal quale ci si sveglia gradualmente.

Questo è il piano della Mente Divina, il regno del pensiero, dove qualsiasi cosa l’uomo possa pensare diventa subito vivida realtà. Bisogna capire che quando un uomo lascia il suo corpo fisico, aprendo la propria consapevolezza alla vita astrale, la sua prima sensazione riguarda la realtà vivida e intensa di quella vita, così che pensa: “Adesso per la prima volta so che cos’è la vita”. Ma quando poi è la volta di lasciare anche quella vita per un’altra superiore, egli ripete esattamente la stessa esperienza, perché quest’ultima è così più completa e intensa di quella astrale, che, ancora una volta, nessun confronto è possibile. E pensate che c’è ancora un’altra vita oltre questa, che è come la luce del sole paragonata alla luce della luna.

Su questo piano mentale, dunque, troviamo l’infinita pienezza della Mente Divina, completamente aperta nel suo flusso verso tutte le anime, in proporzione a quanto ognuna di esse è in grado di ricevere. Se un uomo ha già completato l’evoluzione a cui era destinato, se ha completamente realizzato e dispiegato il germe di divinità che è in lui, la pienezza di questa gloria sarà alla sua portata; ma dal momento che nessuno di noi è giunto a tanto, nessuno può ancora afferrarla completamente. Potrà quindi conoscerne e attingerne solo una parte, quella che col suo impegno si è preparato a ricevere.

L’idea dominante, è che ogni uomo crea il suo proprio paradiso attraverso una sorta di selezione, dall’ineffabile splendore del Pensiero di Dio stesso. Un uomo decide, sia la durata che le caratteristiche della sua vita celeste, attraverso ciò che ha creato durante la propria vita terrena. Questo è un mondo nel quale ogni essere deve gioire della più elevata beatitudine spirituale della quale è capace. Un mondo la cui capacità di rispondere alle aspirazioni delle anime, è limitata solo dalla capacità di queste di aspirare.

Ogni uomo si è costruito un corpo astrale, attraverso desideri e passioni avuti durante la vita terrena, e l’esistenza astrale è stata felice o infelice a seconda dei casi. Ora il tempo del purgatorio è finito, perché quell’aspetto della natura inferiore si è consumato: ora restano solo i pensieri più elevati e raffinati, le aspirazioni nobili e altruistiche che ognuno ha espresso durante la vita terrena.

Quindi i pensieri amorevoli che circondano l’uomo in questo frangente, rappresentano il potere che egli ha di ricevere il bene del mondo-celeste, che egli scopre essere un inesauribile magazzino da cui poter attingere, in modo proporzionale al potere di quei pensieri e di quelle aspirazioni, che egli stesso ha generato nella precedente vita astrale e fisica. Tutto ciò che era egoismo o attaccamento è stato ormai lasciato indietro.

Esistono infatti due tipi diversi di amore. Un tipo che non è neanche degno di essere chiamato tale, o che potremmo chiamare “mercenario”, che considera sempre la quantità di amore che riceve in cambio di ciò che da, che si preoccupa continuamente della quantità d’affetto che l’altra persona dimostra, e per questo motivo è costantemente imbrigliato nel groviglio della gelosia e del sospetto. Tale emozione, piena di attaccamento e sofferenza, produrrà come risultato il dubbio e la miseria nel piano astrale del desiderio, a cui appartiene così palesemente.

Ma c’è un altro tipo di amore, che chiameremo “incondizionato”, che ha come unico obiettivo, quello di riversarsi senza alcuna riserva ai piedi di chi è rivolto. Qui non ci sono limiti, poiché non c’è attaccamento, ed è proprio a causa della incredibile forza con cui questo tipo di amore si riversa all’esterno, che non potrebbe mai essere contenuto dalle dimensioni del piano astrale. Esso necessita di materia più sottile e dello spazio più ampio del piano mentale, al quale appartiene.

Quando realmente amiamo in modo incondizionato, il nostro sentimento è ben al di là di ogni potere di espressione su questo piano fisico, e dovrà quindi produrre dei risultati da qualche altra parte, poiché la legge di conservazione dell’energia è valida sui piani superiori del pensiero, proprio come nel piano fisico. Come e quando allora questa forza d’amore produrrà il suo inevitabile risultato? Essa rimarrà immagazzinata finché non arriverà la sua opportunità di manifestazione. Ma non appena l’uomo al quale appartiene, si trasferirà sul piano mentale, questa sarà lì, pronta per lui. Irromperà fuori dai cancelli, ed inizierà la sua potente azione.

Tratto da “La vita dopo la morte” di C.W. Leadbeater, a cura di Fisicaquantistica.it

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