venerdì 26 dicembre 2014

Ancora sul caso dei coniugi Hill



Per poter fornire un resoconto quanto più vicino allo scenario vissuto dai coniugi Hill, è il caso di richiamare alla memoria l’aspetto della volta celeste che si presentava quella sera del 19 settembre 1961, sulla strada delle White Mountains (New Hampshire) percorsa dalla coppia di rientro verso casa.

La notte del 19 settembre 1961 era chiara e luminosa, con la Luna quasi piena. Betty, turista appassionata, non si stancava mai di osservare ed ammirare la bellezza e la luminosità della Luna che si rifletteva sulla valle e sulle montagne in lontananza. Alla sinistra della Luna si distingueva una stella particolarmente brillante, probabilmente un pianeta che la stessa Betty ipotizzava notandone la luminosità persistente. Un attimo più tardi, Betty notò che un’altra stella o pianeta, più grande del primo, era comparso sopra ad essa, ed ebbe l’impressione che questo secondo corpo li seguisse, avvicinandosi durante il loro percorso in auto. La coppia proseguì il viaggio osservando di tanto in tanto l’oggetto luminoso che, nel frattempo, li rendeva più agitati. Barney fermò l’auto dalla quale uscì per meglio osservare quell’oggetto luminoso attraverso un binocolo. Dal binocolo quell’oggetto aveva assunto la forma di una grossa “frittella” con una doppia fila di finestrini attraverso i quali egli vide degli strani visi che lo fissavano. Barney si agitò ulteriormente rientrando in auto in preda ad una forte crisi isterica.

Betty, nelle successive dichiarazioni, ha sempre confermato che durante l’avvistamento il presunto UFO si mostrò sotto la forma di una stella e che, senza l’utilizzo del binocolo, i particolari descritti non erano visibili ad occhio nudo.

Riprendiamo la descrizione del cielo di quella notte. La Luna era situata in prossimità della costellazione del Sagittario e del Capricorno, una regione nella quale non appare nessuna stella di forte luminosità. Quella notte erano, tuttavia, ben visibili due pianeti a pochi gradi di distanza dalla Luna: Saturno e Giove posto sopra di esso, alla sinistra della Luna, dodici volte più luminoso di quest’ultimo.

Per simulare la volta celeste di quella notte possiamo farci aiutare dall’ottimo programma open source Stellarium, impostando località e data dell’avvistamento. La esatta disposizione è riportata qui a lato, visibile ad una miglior risoluzione presso il seguente link. L’orario impostato è della mezzanotte tra il 19 e 20 settembre 1961 (nell’immagine sono indicate le ore 6:00 corrispondenti alle ore 00:00 locali nel New Hampshire, in quanto le impostazioni di Stellarium sono attivate sul pc ove il programma è installato, in Italia).

I coniugi Hill dichiararono sempre di aver visto due oggetti simili a stelle, uno dei quali era il presunto UFO. Sfogliando i bollettini meteorologici dell’epoca, si apprende che un banco di nubi del tipo cirriforme era in lento allontanamento da quella porzione di cielo. Betty, in un primo tempo, non poteva vedere la luminosità del pianeta Giove in quanto esso era coperto dalle nubi. Improvvisamente, però, Giove sarebbe apparso a Betty, la quale avrebbe interpretato il pianeta come un velivolo extraterrestre. Bisogna anche precisare che l’osservazione della volta celeste da parte di Betty non fu in un breve lasso di tempo, ma si estese fino a trenta minuti, e che la descrizione di Betty riferita alle posizioni e alle luminosità dei due oggetti osservati nei pressi della Luna corrispondeva perfettamente alla descrizione dei due pianeti (Saturno e Giove).

Ricapitoliamo: Betty osservò la Luna e due oggetti luminosi, uno dei quali era il presunto velivolo alieno. All’osservazione mancherebbe quindi uno dei due pianeti ben visibili quella sera. Se un oggetto sconosciuto fosse effettivamente apparso nel cielo in quel momento, la signora Hill avrebbe dovuto dichiarare la presenza di tre oggetti luminosi nelle vicinanze della Luna: Giove, Saturno e l’UFO.

Potrebbe Betty Hill aver scambiato il pianeta Saturno per Giove ed aver interpretato l’improvvisa comparsa di quest’ultimo, dal banco di nubi, come la presenza di un’astronave extraterrestre?

Questa ipotesi è stata formulata per la prima volta nel 1976 da Robert Sheaffer in una sua pubblicazione1 che suscitò non poco clamore.

Lo scorso 5 ottobre 2011, lo stesso Sheaffer propone, in un articolo del suo blog, una interessante rivisitazione ed integrazione su quanto da egli ipotizzato nel 1976 alla luce di nuovi riscontri, prendendo anche spunto da un lungo articolo scritto nel 2007 da James D. Macdonald che andrebbe letto attentamente.

Tenendo in considerazione la mappa ridisegnata ed inserita nel dossier del NICAP (National Investigations Committee On Aerial Phenomena) – qui a lato – che all’epoca investigò sull’evento, Sheaffer ammette, nel suo articolo, che durante una parte del lungo percorso affrontato dagli Hill, la visibilità di Giove non era sempre possibile in quanto sarebbe stato troppo basso e coperto dalle montagne che si trovavano ad occidente. Pertanto, cos’altro avrebbero potuto osservare per circa un’ora di così luminoso? La nuova ipotesi viene proposta proprio da Macdonald che ha ripercorso, a tarda notte, la stessa tratta osservando un particolare interessante.

La funivia (Tramway) del Cannon Moutain (1.250 m.), località sciistica visibile dall’US Route 3, funziona 365 giorni all’anno ed è attiva dal 1938. Sulla “torre di vedetta” è installata, fin dal 1959, un potente faro che serve a segnalarne il luogo. Ecco cosa dichiara Macdonald nel blog di Sheaffer (salvo errori di traduzione):

Betty avrebbe perso di vista la Luna ed i suoi pianeti che accompagnavano la vettura sul percorso in salita lungo il fianco del monte. Giunti in cima alla tratta in salita, la Luna ed i pianeti sarebbero riapparsi, solo che ora ci sono due luci a sinistra della Luna.

La luce sul Cannon Mountain, a quella distanza in una notte chiara, è più brillante e luminosa di Giove. In una notte limpida le stelle appaiono sotto la cima del Cannon Mt. a destra e a sinistra. Gli Hill dichiararono:

“è apparso come una stella cadente, solo che andava verso l’alto”

Esattamente come riscontrabile dalla lettera di W.N. Webb del 26/10/1961, pag. 1, NICAP.

Proseguendo l’esposizione di Macdonald si apprende che subito dopo la sommità di quel percorso, vi è una discesa del 9% che prosegue per mezzo miglio. La strada, in quel momento, puntava direttamente verso Cannon Mountain.

Secondo l’osservazione diretta di Macdonald, fatta di notte sullo stesso percorso degli Hill, quella luce proveniente dal faro sembra procedere rapidamente verso l’alto. Inoltre essa è visibile in vari punti lungo tutto questo percorso, a volte alta, a volte scarsa, a volte alla destra della strada e talvolta a sinistra.

Viene posta una domanda: se quello che è stato avvistato dai coniugi Hill era un velivolo extraterrestre, dove era posizionata la luce del Cannon Mountain mentre accadeva tutto ciò?

2. IL RILEVAMENTO RADAR: cosa venne esattamente osservato?

Molti lettori ritengono che la storia raccontata dai coniugi Hill sia accreditata da una prova inconfutabile. Quella sera un radar confermò che un oggetto volante non identificato sorvolava la zona interessata al presunto avvistamento, più o meno nell’orario del ”vuoto temporale” dichiarato dalla coppia. Approfondiamo questo rilevamento.

Durante una conversazione casuale del 22 settembre 1961 tra il Maggiore Gardiner B.

Reynolds, 100th B W DC01 ed il Capitano Robert O. Doughaday, Comandante 1917-2 AACS DIT, Base Aerea Pease, New Hampshire, venne rivelato che era accaduto uno strano incidente alle 02:14 ora locale in data 20 settembre. Ecco la trascrizione del messaggio:

A 0614Z [alle ore 2.14 locali] osservato A/C non identificato in avvicinamento a 4 miglia su PAR [Precision Approach Radar, il radar puntato lungo la pista di atterraggio]. A/C si avvicinò ma a mezzo miglio di distanza uscì dal fascio radar.

Poco dopo osservato debole eco, poi perso contatto radar. Avvisata TWR [torre di controllo] quando A/C era sul finale, poi di nuovo quando era basso, ma TWR non visto nulla.

Tuttavia nessuna importanza venne attribuita all’incidente in quel momento. Una successiva indagine non portò infatti ulteriori informazioni2.

C’è comunque un altro aspetto tecnico da considerare.

Il rilevamento radar venne fatto solo dal PAR (radar di avvicinamento a banda stretta) e non dal ben più potente ASR (il radar di sorveglianza aeroportuale a largo raggio). Non vi fu infatti alcuna conferma visuale dell’oggetto non identificato. Tutto ciò farebbe concludere che si era trattato di un’eco radar spuria 3 come avvenuto in tante altre occasioni. In ogni caso il collegamento con l’abduction degli Hill era molto approssimato e congetturale, in quanto il rilevamento radar era avvenuto due ore dopo il rapimento ed in un luogo distante circa 80 miglia4.

A proposito della conferma radar, va anche aggiunto che più volte Betty Hill affermò pubblicamente che ben sette radar costieri del New England avrebbero rilevato, nel giro di qualche minuto, l’arrivo e l’atterraggio dell’UFO da lei avvistato. Quando nel corso di una trasmissione televisiva sul canale WKBD di Detroit, andata in onda il 9 novembre 1975, le venne chiesto di documentare tale affermazione, Betty disse che i rapporti di tali osservazioni sarebbero stati nelle mani di un giornalista. Poche settimane dopo tali documenti furono richiesti al giornalista in questione, ma questi rispose che non ne era più in possesso avendoli smarriti.

3. LA MAPPA DELLA COSTELLAZIONE DI “ZETA RETICULI”



Betty Hill ha più volte dichiarato che a bordo dell’UFO le fu mostrata qualcosa assomigliante ad una mappa: un insieme di piccoli e grossi punti uniti tra loro da alcune linee. Secondo Betty, che ridisegnò la carta in stato post-ipnotico, le linee rappresentavano rotte astronautiche: linee multiple per le vie di comunicazione di grande traffico, linee singole per le rotte di minor circolazione e linee discontinue per le spedizioni.

Lei stessa credette di riconoscervi la costellazione di Pegaso, vedendola pubblicata sul New York Times a proposito della scoperta del misterioso oggetto astronomico denominato CTA-102, che secondo alcuni radio-astronomi avrebbe potuto essere un oggetto artificiale, una specie di radiofaro interstellare. Betty stessa ridisegnò la sua mappa aggiungendo i nomi delle stelle ricavati da quella del giornale: la stella d’origine degli alieni sarebbe stata Zeta Pegasi.

Ben presto gli astronomi si resero conto che CTA-102 era un oggetto naturale, per la precisione un quasar, e di Zeta Pegasi non si parlò più.

Qualcosa di più eclatante avvenne otto anni dopo. Incuriosita dalla storia della mappa, un’insegnante dell’Ohio, Marjorie Fish, si pose l’obiettivo di tentare di verificarla. Dopo due anni di ricerche, trovò i dati astronomici che le servivano, si mise in contatto con la Hill e cominciò un lento lavoro di selezione. In un raggio di 10 parsec attorno al Sole, esistono circa 250 stelle. Di queste, Fish selezionò quelle (dodici in tutto) che in base ai più recenti dati disponibili potevano avere un qualche sistema solare e il cui spettro non escludeva la possibilità d’una forma di vita. Poi decise di aggiungere alcune stelle particolarmente luminose (quattro in tutto, fra cui le stelle gemelle Zeta 1 e Zeta 2 nella costellazione del Reticolo), anche se si trovavano oltre il limite di 10 parsec, purché all’interno di uno spazio cubico circoscritto alla sfera con raggio 10 parsec.

Di tale gruppo di stelle l’insegnante costruì un modello tridimensionale con fili e palline. Partendo dal presupposto che la mappa presentasse una porzione del cielo visibile dal pianeta d’origine degli extraterrestri, la Fish fece ruotare il modello da varie angolazioni, finché arrivò alla conclusione che il luogo di origine degli extraterrestri doveva trovarsi proprio nei pressi di Zeta Reticuli, a 37 anni luce dal nostro Sole.

Presentata per la prima volta al congresso nazionale della Mutual UFO Network nel giugno 1974 e poi pubblicata con risalto sul numero di dicembre del mensile di divulgazione astronomica Astronomy5, la ricostruzione di Marjorie Fish causò un grande interesse, che si è mantenuto negli anni, tanto che quasi tutti i libri di ufologia che parlano del caso Hill la citano.

In realtà la ricostruzione della Fish sollevò già subito non poche critiche, da più parti perché delle 26 stelle disegnate da Betty, la Fish ne considerava solo 15, e diversi di questi differivano profondamente dalle posizioni indicate sulla mappa originale. Malgrado la sua bella apparenza, lo “schema Fish” non rispettava il disegno di Betty nei seguenti punti che dovrebbero invece essere non varianti: numero di stelle, distanze e angoli tra gli allineamenti.

Anche il metodo seguito non era dei più scientifici: i criteri di selezione delle stelle, l’esclusione di alcune stelle e l’inclusione di alcune altre per far quadrare il tutto, la scelta dell’angolo di osservazione, erano tutte scelte arbitrarie. Inoltre la somiglianza era solo apparente, dovuta al modo in cui erano state disegnate le linee di collegamento, mentre scompariva se si confrontavano solo i due insiemi di “stelle”.

Inoltre, analoghi tentativi fatti da altri portavano a risultati diversi. In particolare il modello proposto (sempre su Astronomy) da Charles Atterberg sembrò a molti più promettente (come in figura posta a lato): lavorando su una rappresentazione matematica della mappa di Betty Hill, dopo una lunga ricerca scoprì che esiste un luogo, nei pressi del limite meridionale della costellazione di Ofiuco, dal quale le stelle situate nelle vicinanze del Sole apparirebbero in una posizione simile a quella riportata sulla mappa della Hill.

Il modello di Atterberg faceva quadrare 25 stelle su 26 della mappa Hill, 7 delle 11 stelle già visitate dagli alieni risultavano negli elenchi di quelle più probabilmente abitabili, e addirittura le tre centrali sarebbero proprio quelle che l’astronomo Carl Sagan aveva definito “le più vicine di potenziale interesse biologico”. In base a tale modello, però, il luogo di provenienza degli extraterrestri sarebbe risultato Epsilon Indi6.

A proposito di Carl Sagan, ecco di seguito un filmato in cui egli propose la sua teoria, caldeggiata dal collega Steven Soter.

Un ulteriore approfondimento sulla teoria Sagan-Soter è disponibile presso questo link (Pattern recognition and Zeta Reticuli), dal quale è interessante quest’ultima analisi:

“The argument on “The Zeta Reticuli Incident” demonstrates only that if we set out to find a pattern correlation between two nearly random data sets by selecting at will certain elements from each and ignoring others, we will always be successful. The argument cannot serve even to suggest a verification of the Hill story which in any case is well known to be riddled with internal and external contradictions, and which is amenable to interpretations which do not invoke extraterrestrial intelligence. Those of us concerned with the possibility of extraterrestrial intelligence must take care to demand adequately rigorous standards of evidence.”

La conclusione che si può trarre da tutto ciò è verosimilmente questa: dato un certo numero di punti qualsiasi su un foglio, è sempre possibile, con un minimo di selezione ed una leggera modifica di direzioni ed orientamenti, identificarli con questa o quella parte di cielo, vista da un angolo o da un altro.

A seguito del forte interesse suscitato dal modello della mappa stellare di Marjorie Fish, si è gradualmente diffuso nella letteratura ufologica7 il nome di Zeta Reticuli.

4. LE SEDUTE IPNOTICHE

E’ il caso di ricordare che la ricerca ipnotica, condotta dallo psichiatra dott. Benjamin Simon, iniziò solo due anni e mezzo dopo il presunto avvistamento UFO raccontato dai coniugi Hill, i quali non ricordarono immediatamente gli eventi, contrariamente a quanto spesso viene affermato. In questo lungo periodo Betty aveva intanto: letto libri a tema ufologico; tenuto conferenze; discusso con i propri familiari, soprattutto con la sorella da sempre affascinata da questo fenomeno nonché testimone di un presunto avvistamento UFO precedente al suo; discusso con studiosi ed appassionati di ufologia.

Aggiungiamo pure che i primi sogni di Betty (che contenevano già la “sceneggiatura” dell’intero rapimento poi emerso sotto ipnosi) furono fatti quando Betty aveva già letto almeno un libro di Keyhoe8; che il racconto di Barney sotto ipnosi fu solo di parziale conferma alla storia di Betty, e ricalcava anch’esso lo schema dei sogni ricorrenti che la moglie gli aveva raccontato per due anni.

Il condizionamento di Barney Hill riguardò la sua prima seduta ipnotica. Condizionamento dovuto ad un episodio televisivo mandato in onda 12 giorni prima l’incontro avuto col dott. Simon: era intitolato The Bellero Shield9 all’interno del canale televisivo tematico The Outer Limits.

Le immagini a lato riportate sono, ad esempio, l’alieno mostrato in tv. La relazione sull’ipnosi regressiva descriveva, inoltre, una sceneggiatura del tutto simile alla serie televisiva sopra indicata.

Lo stesso dott. Simon non ha, in realtà, mai creduto alla realtà oggettiva dell’esperienza a bordo dell’UFO. La maggior parte degli psicologi, infatti, conviene sul fatto che ciò che viene raccontato sotto ipnosi da un qualunque soggetto non rappresenta necessariamente un’esperienza reale, ma spesso è ciò che la persona “crede” sia realmente accaduto.



(Durante un’intervista, Barney e Betty Hill m0strano l’oggetto avvistato quella sera)

Il presunto rapimento potrebbe essere stato un sogno di Betty, raccontato a Barney che, di carattere molto sensibile ed ansioso, l’aveva interiorizzato e fatto inconsciamente proprio quando era stato sottoposto ad ipnosi, uno stato che a volte – invece di tirar fuori la verità – stimola la fantasia, come ritenuto da Philip Klass e Robert Sheaffer.

Il dott. Simon aggiunse, inoltre, che il rapimento faceva comunque parte della loro realtà, sottolineando di non dare alcuna importanza al “tempo mancante”. Precisamente dichiarò: “Quando si viaggia non si presta attenzione al tempo, senza contare il fatto che gli Hill si erano persi”. Ulteriori risposte arrivarono il 20 ottobre 1975 quando Simon, partecipando ad un dibattito televisivo sul caso Hill alla NBC, dichiarò: “Si trattava di una fantasia… in altre parole, era un sogno. Non vi fu nessun rapimento”.

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