martedì 9 dicembre 2014

Altri abitanti del Cosmo

I sapienti dicono che cielo, terra, dèi e uomini sono tenuti insieme dalla comunanza, dall’amicizia, dall’ordine, dalla temperanza e dalla rettitudine.
E proprio per tale ragione essi chiamano questo tutto ‘cosmos’ (l’ordine)”. Platone

Il Vaticano ha accettato



Mentre per secoli è stata considerata grave eresia, adesso l’ipotesi di vita extraterrestre viene ufficialmente accettata dal Vaticano. Bene.
In questo articolo prendiamo ancora in considerazione l’antica civiltà indiana, la più precisa e ben documentata su questo tema.
Nel numero 7 di Totem ho presentato un articolo di un mio caro amico, Richard Thompson, intitolato I Deva; voglio continuare a parlare dei Deva perché me lo hanno chiesto molti lettori.
Richard, un valente scienziato americano, ha da poco lasciato il suo corpo fisico e sicuramente è tornato sui pianeti superiori. Ci conoscevamo bene; l’ho incontrato in India, in Italia e in California, dove viveva, aveva studiato il sanscrito e girato a lungo l’India, era certo dell’esistenza di esseri più intelligenti di noi che vivono e viaggiano nell’universo. Io gli dicevo tu sei un Deva in visita su questo pianeta e certamente non sei l’unico visitatore. Richard avrebbe apprezzato molto questa rivista.


I Deva vivono nei pianeti superiori chiamati in sanscrito Para Desha, letteralmente regioni superiori, possono muoversi liberamente tra le dimensioni visibili e quelle invisibili.

La parola Paradiso che gli studiosi di etimologia fanno derivare dal greco paradeisos, tradotto liberamente come giardino, in realtà deriva dal sanscrito, e descrive luoghi simili ai nostri ma molto superiori come intensità, bellezza e ambiente. Sono gli scenari paradisiaci descritti da santi, mistici e meditatori. Luoghi intravisti in stati alterati di coscienza o in esperienze di premorte. E chi ci abita secondo la nostra tradizione? Anime pure, angeli, arcangeli, cherubini ed altri esseri superiori.
Secondo i Veda (conoscenza) i Deva vivono nelle regioni (desha) superiori (para) della galassia.
Alcune sono costruite di materia visibile ed altre di energia invisibile ma reale, il famoso 96% accettato ormai anche dalla nostra scienza occidentale.
L’antica tradizione indiana ha sempre considerato normali i racconti di contatti e viaggi interplanetari e racconta di un’antichissima civiltà terrestre molto progredita, ma per molti secoli queste informazioni sono state osteggiate e derise dai colonialisti britannici e prima ancora dagli invasori musulmani.


Non potendole cancellare completamente le hanno declassificate come semplici miti e leggende del tutto irreali, falsità nate dalla fervida fantasia popolare degli indiani.

Questa fantasia ha anche prodotto una lingua molto evoluta, il sanscrito, lingua madre del Pianeta Terra, che ha cinquantadue lettere e che ha dato origine al greco antico, al latino, all’italiano, all’inglese e a tutte le altre lingua europee.
Tutti gli antichi testi indiani, decine di migliaia di pagine, sono in sanscrito, anticamente chiamato Devanagari, la lingua parlata nelle città, nagar, dei Deva, gli esseri superiori dai corpi di luce che vivono in altri pianeti ed altre dimensioni. L’equivoco creato dalla tecnologia meccanicista presentata come “unica e vera scienza” in opposizione alle antiche conoscenze perseguitate (di cui rimane traccia soltanto nei miti) è stato fortunatamente messo in discussione negli ultimi cinquant’anni con i notevoli progressi della fisica, della biologia e della cosmologia; rimane però ancora molta strada da fare per collegare le conoscenze più antiche con i confini più avanzati della ricerca scientifica moderna.

Incontri ravvicinati nei Veda

Riguardo ad esseri intelligenti non originari del pianeta Terra esistono numerose corrispondenze tra la visione vedica della realtà e l’immagine che emerge da numerosi rapporti sugli UFO e i loro piloti. È certo che la letteratura dei Veda non è stata influenzata dai racconti sugli UFO.


Molta materia dei Veda, composta da migliaia di pagine, è praticamente sconosciuta alla maggior parte degli occidentali, per cui appare strano che alcuni, entrati casualmente in contatto con Ufo e i loro piloti abbiano descritto elementi che si riscontrano abitualmente nei Veda.

I Deva comunicano in sanscrito o telepaticamente e usano anche gli Yantra, disegni geometrici simbolici che comunicano messaggi spirituali direttamente alla mente subconscia. I famosi cerchi nel grano. Molti cerchi sul grano rappresentano Yantra già presenti in templi e raffigurazioni dell’antica India. Gli Yantra sono l’equivalente della geometria sacra: ogni segno, angolo o traccia comunica un preciso messaggio. Gli Yantra agiscono sull’emisfero destro, quello dell’intuito e delle emozioni.

Storie d i VIMANA

La storia di Salva è narrata nel Decimo Canto del Bhagavata Purana. Salva era un re della Terra che aveva sviluppato un forte rancore verso Sri Krishna e aveva fatto voto di distruggere la sua città, Dvaraka. A tale scopo, si procurò uno straordinario Vimana (astronave) adorando Shiva (un Deva superiore). Il Vimana occupato da Salva era molto potente e misterioso. Era così straordinario che a volte appariva come se molti Vimana volassero contemporaneamente nel cielo, a volte come se non ve ne fosse alcuno. A tratti era visibile, a tratti non lo era più, e i guerrieri della dinastia Yadu, comandati da Krishna, erano sconcertati dai movimenti dello strano velivolo. A volte lo vedevano a terra, a volte appariva in cielo, a volte era fermo sulla cima di una collina, a volte galleggiava sulla superficie dell’acqua.


Il meraviglioso Vimana luminoso volava nel cielo come un tizzone roteante, senza fermarsi un momento.

Inoltre appariva e scompariva a piacimento. Gli UFO sono noti per questo tipo di comportamento, e anche per la descrizione di atterraggi o soste sull’acqua, seguite da improvvisi decolli. Il Vimana di Salva era stato costruito da un esperto di tecnologia di un altro pianeta. Ecco la storia: avendo così pronunciato il suo voto, lo stolto re [Salva] procedette ad adorare Shiva come sua divinità; in segno d’austerità mangiava una manciata di terra al giorno, e niente di più. Il grande Deva Shiva è noto come “colui che è facilmente soddisfatto” eppure, soltanto allo scadere di un anno, egli offrì a Salva, che lo aveva scelto come rifugio, una scelta di benefici per accontentarlo.
Salva scelse un veicolo che non poteva essere distrutto né dagli esseri celesti, né dai demoni, né dagli umani, né da Gandharva, Uraga e Rakshasa, che potesse viaggiare in ogni luogo a suo piacere e riempire di terrore i Vrishni.
Shiva disse: “Così sia”. Su suo ordine, Maya Danava costruì una città di metallo capace di volare, le diede il nome di Saubha e la consegnò a Salva.


Questo veicolo inattaccabile poteva andare in qualsiasi luogo. Una volta avutolo in suo possesso, Salva andò a Dvaraka, memore dell’ostilità dei Vrishni (Yadu) contro di lui.

Salva cinse d’assedio la città con un grande esercito, distruggendo i parchi e i giardini esterni, i palazzi con i loro osservatori, i portali torreggianti, le mura di difesa e anche le aree di pubblico ritrovo. Dalla sua invincibile astronave fece cadere torrenti di armi, pietre, fulmini, tronchi d’albero, serpenti e grandine. Un turbine selvaggio si sollevò e imbiancò di polvere tutte le direzioni.
Così ferocemente tormentata dall’areonave Saubha, la città di Krishna non aveva pace, proprio come la Terra quando fu attaccata, in passato, dalle tre città aeree dei demoni Asura, i senza (a) pace (sura). È significativo che Salva avesse fatto cadere una pioggia di serpenti, pietre e tronchi d’albero dal suo Vimana. Non si parla di bombe, quindi sembra che, pur possedendo un notevole apparato volante, Salva non disponesse della tecnologia di bombardamento aereo simile a quella utilizzata dagli umani durante la
Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia possedeva il controllo di una tecnologia particolare, capace di influire sul tempo atmosferico per produrre tornado, fulmini e grandine.


In questa storia, come in molte altre, il costruttore del Vimana era Maya Danava, l’essere a capo di un regno di Danava situato sul pianeta di nome Talatala.

I Danava erano un potente gruppo di umanoidi noti per le loro conoscenze tecnologiche.
La parola Maya indica l’energia di cui è fatto l’universo materiale, inoltre designa il potere dell’illusione. Maya Danava era chiamato così perché era un esperto manipolatore dell’energia Maya.

La consorte di Shiva è conosciuta anche come Maya Devi, o la dea che controlla l’energia illusoria. È lei la Dea Madre adorata in tutto il mondo con nomi diversi. Poiché è il marito di Uma, Shiva è il signore dell’illusione e della tecnologia. Ecco quindi il collegamento naturale tra Shiva, che fu avvicinato da Salva perché concedesse il Vimana, e Maya Danava, il maestro dell’illusione che lo costruì. È significativo che Salva chiedesse un veicolo in grado di resistere a Deva, Asura, Gandharva, Uraga e Rakshasa, tutte razze aliene umanoidi evidentemente presenti sulla Terra o nelle sue immediate vicinanze, al tempo di Salva, contro le quali egli naturalmente voleva essere in condizione di difendersi.


Il veicolo di Salva è descritto come una città dall’aspetto metallico e grandi dimensioni.

Molti Vimana vedici sono descritti come città che volano, e per questo ricordano le gigantesche “areonavi-madre” di cui a volte si parla nei rapporti sugli UFO.

Invisibilità e frecce sensibili al suono

La storia del Vimana di Salva contiene una molteplicità di aspetti che ci possono illuminare sui fenomeni UFO. I Vimana hanno il potere di diventare invisibili. Vediamo in che modo Krishna, nella parte di un guerriero umano, difende la città di Dvaraka.
Krishna racconta a Yudhisthira:


“Afferrai il mio arco splendente, o migliore dei Bharata, e con le mie frecce recisi la testa dei nemici degli dei a bordo di Saubha. Dal mio Saringa scoccai contro Salva frecce ben ritte, che parevano serpenti velenosi, frecce alte e brucianti. Poi Saubha divenne invisibile e io rimasi stupefatto. Le bande di Danava, con il volto sf igurato da smorf ie e i capelli arruffati, lanciavano urla terribili, ma io mantenevo la mia posizione, o grande re. Per ucciderli scoccai rapidamente una freccia che uccide inseguendo il suono, e le urla cessarono.
Tutti i Danava che avevano gridato caddero morti, uccisi dalle frecce splendenti come il sole che colpiscono seguendo il suono.”

Sebbene Salva fosse un re umano, un contingente di soldati Danava dall’aspetto mostruoso si trovava a bordo del suo Vimana; Salva ricevette l’aeronave dal capo dei Danava.

Esistono numerosi casi, nei Veda, di simili alleanze tra esseri umani e altre razze umanoidi.
Anche se gli storici moderni possono dubitare della loro esistenza, è chiaro che tali alleanze erano una realtà consolidata nell’India antica. E se esistevano allora, è lecito pensare che possano esistere anche oggi. Gli archi e le frecce utilizzati dai difensori di Dvaraka non erano armi primitive o medievali ma il prodotto di una tecnologia avanzata. L’arco serviva per lanciare molti tipi di frecce differenti, descritte a volte come “fiammeggianti” oppure “simili al sole”; nel caso appena citato, le frecce erano dotate di un sistema di direzione che le guidava al bersaglio inseguendone il suono.
La parola arco e frecce non ci deve sviare, un esempio, il treno ad alta velocità Roma-Milano si chiama Freccia Rossa. Io l’ho preso, e se lo scrivo oggi in un libro che verrà letto tra mille anni, in un periodo in cui non ci saranno più treni simili, allora chi legge che cosa capirà?
Che in poco più di tre ore una Freccia Rossa mi ha portato a 600 km di distanza?


Le frecce possono essere stati dei missili intelligenti o dei raggi o un qualcosa che scoccato colpiva seguendo un programma preciso.

Consiglio di leggere queste descrizioni in modo intelligente, alla NASA lo hanno fatto. La storia delle frecce orientate in base al suono, mostra inoltre che quando il Vimana di Salva divenne invisibile era ancora fisicamente presente e i suoni che produceva erano rintracciabili.
Esistono numerosi casi di avvistamenti UFO che presentano le stesse caratteristiche. Il potere dell’invisibilità non era limitato al Vimana di Salva, egli stesso era in grado di diventare invisibile e di spostarsi altrove mantenendosi tale.
Inoltre Salva sapeva creare forme illusorie.
Sri Krishna, pieno di collera, abbatté la sua mazza sulla clavicola di Salva, con una violenza tale che Salva cominciò a vomitare sangue e a tremare come se stesse per crollare colpito da un freddo intenso. Ma prima che Krishna potesse colpirlo di nuovo, Salva divenne invisibile grazie al suo potere mistico.
In pochi attimi, un misterioso sconosciuto comparve davanti a Sri Krishna. Lamentandosi a gran voce, si gettò ai piedi di loto del Signore e gli disse: “Poiché tu sei il più amato figlio di tuo padre Vasudeva, tua madre Devaki mi ha mandato a darti la triste notizia che Salva ha fatto prigioniero tuo padre e lo ha portato via con la forza, proprio come un macellaio senza pietà trascina via un animale”.


Udendo la terribile notizia data dallo sconosciuto, sulle prime Sri Krishna rimase molto turbato, come un essere umano ordinario…

Mentre Krishna era in questo stato, Salva gli apparve davanti con un uomo legato che assomigliava perfettamente a Vasudeva, suo padre. Erano tutte creazioni del potere mentale di Salva.
Salva si rivolse a Krishna: “Krishna, mascalzone! Guarda, ecco tuo padre che ti ha generato e per la cui misericordia sei ancora in vita. Ora lo ucciderò davanti ai tuoi occhi. Salvalo, se ne sei capace”.
Pronunciate queste parole, Salva immediatamente taglia la testa al falso Vasudeva. Poi senza esitare sale sul suo Vimana, portando la testa con sé.
Subito dopo, Krishna si rese conto che il corpo di Vasudeva non c’era. Era tutta un’illusione proiettata da Salva con il metodo appreso da Maya Danava.
Ho letto di casi in cui pare che le entità uscite da UFO abbiano creato delle illusioni agli occhi della gente presente per manipolare il loro comportamento.

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