sabato 1 novembre 2014

La ricerca della Forza Vril: dal Sacro Graal al nazismo magico – Parte II





La Forza Vril, il Lapis Exillis, il nazismo esoterico e la linea millenaria che abbraccia l’umanità

Come abbiamo detto la Forza Vril non è altro che l’incontro tra l’energia astrale derivante dall’elevazione eliaca di Sirio, una stella grande quasi come il Sole. Questa elevazione sprigionerebbe l’energia astrale.

Ma che cosa è quest’Elevazione eliaca?

L’elevazione si ha quando Sirio, in primavera, si abbassa sotto l’orizzonte e sparisce dalla nostra vista per 70 giorni. Passato questo periodo si ha l’elevazione eliaca, cioè il risorgere di Sirio. Secondo i sacerdoti egizi alla sua levata, il Lapis Exillis, che funzionerebbe da catalizzatore perché contenente frammenti di minerali che assorbono e rilasciano una gran quantità di energia, avrebbe assorbito tutta l’energia astrale prodotta da Sirio.

All’energia astrale si deve aggiunge l’energia tellurica che deriva dai sistemi d’acqua primari che esistono nella terra sotto forma di minerali idratati. E’ considerato un fenomeno geofisico che emette radiazioni che può essere accresciuto da variazioni nel campo magnetico. L’unione di queste due forze darebbe vita alla forza Vril che, secondo alcuni studiosi, permetterebbe il viaggio nel tempo.

Ne erano convinti anche i vertici della Germania di Adolf Hitler, talmente convinti da creare una sezione speciale delle SS: l’Ahnenerbe, un ramo accademico, con sede nel castello di Wewelsburg, suddiviso in 50 sezioni e che aveva simbolo lo Schwarze Sonne, il Sole Nero, ovvero la forza Vril. Gli studi dell’Ahnenerbe, i cui membri erano fermamente convinti che le origini della Fisica, della Chimica e della biologia fossero codificati nei geroglifici, nei testi e nei monumenti degli antichi Egizi, furono molti e copiosi così come le spedizioni in giro per il mondo (le più note quelle in Tibet e a tal proposito non è irrilevante ricordare anche il sostegno, strano e particolare, di monaci tibetani e del Gran Muftì di Gerusalemme (una delle figure più importanti dell’Islam) al nazismo; purtroppo i suoi archivi ed i risultati delle ricerche non sono mai stati ritrovati. Distrutti o nascosti, trafugati o depositati negli scrigni segreti dei servizi di intelligence delle potenze vincitrici la Seconda Guerra Mondiale è difficile dirlo. Di fatto sono introvabili. A mistero si aggiunge mistero quindi. Proprio come le carte, le mappe e gli archivi che i Templari custodivano nella biblioteca nella roccaforte di Parigi scomparse per sempre poco prima della distruzione dell’Ordine.

Siamo di fronte, quindi, ad una linea continua che attraversa la storia e lega civiltà, culture e religioni all’apparenza distinte e distanti tra loro ma che, probabilmente, hanno in comune molto più di quello che possiamo immaginare con la nostra mente fatta a compartimenti stagni.

Una linea che ha come principio immutabile l’antico Egitto che ha nelle Piramidi il fulcro della teoria astrale come “piste” per le due energie passando per il popolo ebraico, l’Arca dell’Alleanza, il tempio di Salomone, la comunità degli Esseni, i rotoli del Mar Morto, Gesù, il Cristianesimo i Templari e il lavoro effettuato per 9 anni sotto le rovine del Tempio di Gerusalemme,l’Islam, i Catari e la loro eresia, i Cavalieri di Cristo (templari fuggiti in Portogallo) la Scozia dei Saint Claire e della chiesa di Rosslyn (templari fuggiti dalla Francia di Filippo Il Bello con la flotta ancorata a La Rochelle), i viaggi in Islanda, e poi in Nuova Scozia e sull’isola di Oak (arrivo in America), i Rosacroce e la Massoneria, l’Ahnenerbe e l’Intelligence. Un viaggio lungo 3.000 anni ed ancora in alto mare, sempre ammesso che non si tratti di mera utopia.

Di certo c’è soltanto il fatto che questa Forza Vril, qualora fosse esistita, apparteneva una scienza egizia assai complessa i cui segreti risiedono, probabilmente tra le stelle e nei geroglifici o, addirittura, su iscrizioni ancor più antiche dei geroglifici e mai ritrovate.
L’Islam e il Lapis Exillis

Il rapporto stretto, che fu poi utilizzato come uno dei grimaldelli papali, tra i Templari e gli uomini del Saladino e dell’Islam in genere sono assai noti. Ma non quelli tra l’Islam e le scienze perdute dell’antico Egitto. In effetti poco si sa ma il fatto che gli Arabi, provenienti dalla penisola arabica e conquistatori dell’Egitto e di tutta l’area mediorientale da sempre culla delle civiltà, furono maestri e cultori delle scienze matematiche e astronomiche non può considerarsi un caso. E’ evidente che un popolo dedito alla pastorizia non può aver “sfornato” così all’improvviso teorie, dati e trattati. E’ evidente che ha invece acquisito una conoscenza “antica” e nascosta che poi nel tempo ha enunciato ai più.

Abu Ali Alhazan, matematico arabo nel X secolo stabilì il nesso tra algebra e geometria, membro della Dar Ul Hikmat, l’Accademia egizia delle scienze fondata nel IX secolo dal Califfato dei Fatimidi, scrisse il Ghayat Al Hakim “Il fine del Saggio” un manoscritto che si basava su antiche scritture egizie andate distrutte o perse secoli prima e conteneva i disegni del Sacro asse di Tebe.


L’Asse Sacro di Tebe e l’Axe Historique di Parigi

Nell’antica Tebe esisteva un asse che rappresentava il centro della scienza egizia senza il quale non era possibile convogliare l’energia astrale emanata da Sirio alla forza tellurica per dare origine alla Forza Vril. L’asse era costruito su un allineamento compreso tra i 26° nord-ovest in una direzione e 26° sud-est nell’altro. Era orientato verso il Sole eliaco di Sirio, stella della costellazione Canis Minoris, due volte più grande del sole e 20 volte più luminosa di esso e serviva ad unire il tempio di Luxor al tempio di Karnak e a convogliare la forza sprigionata da Sirio.

L’asse di Tebe, sembrerà assurdo ai più, ha un gemello in Europa, nella fattispecie a Parigi. Strano? Assurdo? Fantasioso? Tutto è possibile, ma quel che a noi oggi sembra assurdo e improponibile non lo era per gli antichi e per antichi intendo anche coloro che sono vissuti nei secoli non troppo distanti dal nostro.

E’ strano quindi se questo asse parigino o “Axe Historique” è costruito secondo lo stesso allineamento di Tebe?


L’inizio ufficiale dei lavori dell’Axe ebbe inizio nel 1564 quando Caterina de Medici ordinò la creazione dei Giardini Tuileries e ci sono voluti 400 anni per il suo completamento.

L’Asse ideale parte dal vertice della Piramide del Louvre (l’ex castello reale francese divenuto museo il 10 agosto 1793) voluta dall’allora Presidente Mitterand (noto massone), attraversa i Giardini Tuileries, Place de la Concorde fino a giungere agli Champs Elysees.

Altra particolarità, che evidentemente nasconde al suo interno qualche messaggio esoterico, è il fatto che dirigendosi verso ovest la distanza tra i monumenti presenti sull’asse raddoppia sempre e con esso raddoppiano anche le dimensioni di ognuno dei 3 archi presenti sul percorso che, ancora un caso, termina con le Grand Arché eretto nel 1989.
La Lapis Exillis secondo René Guénon

Nel poema Parzival, di Wolfram Von Eschenbach, si legge che non si tratta di una coppa ma bensì di “una pietra del genere più puro chiamata lapis exillis”.

Il termine lapis exillis è stato interpretato come “Lapis ex coelis”, ovvero caduta dal cielo: e, difatti, Wolfram scrive che la pietra era uno smeraldo caduto dalla fronte di Lucifero e portato a terra dagli angeli rimasti neutrali durante la ribellione.

La tradizione esoterica delle pietre sacre, tramiti fisici tra l’uomo e Dio, è tipicamente orientale: la pietra nera conservata nella Ka’ ba è l’oggetto più sacro della religione islamica; i seguaci della Qabbalah ebraica utilizzano il termine “Pietra dell’esilio” per designare lo Shekinah, ovvero la manifestazione di Dio nel mondo materiale; ancora più a Oriente, l’Urna incastonata nella fronte di Shiva della tradizione induista, simboleggia il occhio della sapientia”Terzo Occhio”, organo metafisico che permette la visione interiore.

Quindi una tradizione trasversale come dicevamo in precedenza. Per quanto concerne il simbolismo del Graal, è importante notare che, benché quest’ultimo sia comunemente descritto come un vaso e sia dunque questa la sua forma più conosciuta, esso viene anche talvolta rappresentato in forma di pietra, come nel caso particolare in Wolfram von Eschenbach; d’altronde il Graal può essere nello stesso tempo l’uno e l’altra, poiché si dice che il vaso è stato intagliato in una pietra preziosa che, staccatasi dalla fronte di Lucifero durante la sua caduta, è anch’essa “caduta dai cieli”.

D’altra parte, quanto stiamo per dire sembrerà aumentare ulteriormente la complessità di questo simbolismo, ma può in realtà dare la “chiave” di certe connessioni: come abbiamo già spiegato altrove, se il Graal è un vaso (grasale), è anche un libro (gradale o graduale); e in certe versioni della leggenda si tratta non propriamente di un libro, ma di una iscrizione tracciata sulla coppa da un angelo o da Cristo in persona. Ora, queste iscrizioni, di origine ugualmente “non-umana”, appaiono anche in certe circostanze sul lapis exillis; esso era dunque una “pietra parlante”, cioè, se vogliamo, una “pietra oracolare” poiché, se una pietra può “parlare” emettendo dei suoni, essa può anche farlo per mezzo di caratteri o di figure visibili sulla sua superficie (come lo scudo della tartaruga nella tradizione estremo-orientale).

Ora, da questo punto di vista è anche assai notevole che la tradizione biblica menzioni una “coppa oracolare”, quella di Giuseppe, che potrebbe, almeno sotto questo profilo, essere considerata una delle forme del Graal stesso; e, fatto curioso, è detto che proprio un altro Giuseppe, Giuseppe d’Arimatea, divenne il possessore o il custode del Graal e lo portò dall’Oriente in Bretagna; è incredibile che non si sia mai prestato attenzione, a quanto sembra, a queste “coincidenze” piuttosto significative.

Per tornare al lapis exillis, segnaleremo che alcuni l’hanno accostato alla Lia Fail o “pietra del destino”; infatti, anche questa era una “pietra parlante”, e, inoltre, poteva essere in qualche modo una “pietra venuta dai cieli”, poiché secondo la leggenda irlandese i Tuatha di Danann l’avrebbero portata con sé dalla loro prima dimora, cui è attribuito un carattere “celeste” o almeno “paradisiaco”. È noto che la Lia Fail era la pietra della consacrazione degli antichi re d’Irlanda, ed è divenuta in seguito quella dei re d’Inghilterra, essendo stata portata da Edoardo I nell’abbazia di Westminster, secondo l’ipotesi più comunemente accettata; ma può sembrare almeno singolare, da un lato, che questa stessa pietra venga identificata con quella che Giacobbe consacrò a Bethel.

Non è tutto: quest’ultima, secondo la tradizione ebraica, sembrerebbe essere stata anche quella che seguiva gli Ebrei nel deserto e da cui usciva l’acqua che bevevano, e che, secondo l’interpretazione di San Paolo, non è altro che Cristo stesso; essa sarebbe in seguito divenuta la pietra shethiyah o “fondamentale”, posta nel Tempio di Gerusalemme sotto l’ubicazione dell’arca dell’alleanza, e che segnava quindi simbolicamente il “centro del mondo”, così come lo segnava, in un’altra forma tradizionale, l’Omphalos di Delfi e, dal momento che tutte queste identificazioni sono evidentemente simboliche, si può dire con sicurezza che, in tutti questi casi, si tratta in realtà sempre di una sola e identica pietra.

Bisogna tuttavia notare, per quanto concerne il simbolismo “costruttivo”, che la pietra fondamentale di cui si è parlato in ultimo luogo non deve assolutamente essere confusa con la “pietra angolare”, poiché questa è il coronamento dell’edificio, mentre l’altra si situa al centro della sua base. Abbiamo detto che nelle pietre di base dei quattro angoli c’era quasi un riflesso e una partecipazione della vera “pietra angolare” o “pietra del vertice”; qui si può certo parlare ancora di riflesso, ma si tratta di una relazione più diretta rispetto al caso precedente, poiché la “pietra del vertice” e la “pietra fondamentale” in questione sono situate su una stessa verticale, di modo che quest’ultima è quasi la proiezione di quella sul piano della base. Si potrebbe dire che la “pietra fondamentale” sintetizza in sé, pur rimanendo sullo stesso piano, gli aspetti parziali rappresentati dalle pietre dei quattro angoli (questo carattere parziale è espresso dall’obliquità delle linee che le uniscono al vertice dell’edificio).

Di fatto, la “pietra fondamentale” del centro e la “pietra angolare” sono rispettivamente la base e il vertice del pilastro assiale, che quest’ultimo sia raffigurato visibilmente oppure esista soltanto “idealmente”; in quest’ultimo caso, la “pietra fondamentale” può essere una pietra di focolare o una pietra d’altare (che sono poi la stessa cosa nel loro principio), la quale, comunque, corrisponde in certo modo al “cuore” stesso dell’edificio.

Abbiamo detto, a proposito della “pietra angolare” che essa rappresenta la “pietra discesa dal cielo”, ed ora abbiamo visto che il lapis exillis è più propriamente la “pietra caduta dal cielo”, il che può del resto esser messo ancora in relazione con la “pietra che i costruttori avevano gettato via”, se si considerano, dal punto di vista cosmico, questi “costruttori” come gli Angeli o i Dêva; ma siccome non ogni “discesa” è necessariamente una “caduta”, è opportuno fare una certa distinzione fra le due espressioni.

In ogni caso, l’idea di “caduta” non potrebbe assolutamente più applicarsi quando la “pietra angolare” occupi la sua posizione definitiva al vertice; si può parlare ancora di “discesa” se si riferisce l’edificio a un insieme più esteso (in corrispondenza al fatto, abbiamo detto, che la pietra può essere posta solo dall’alto), ma, se si considera soltanto l’edificio in sé e il simbolismo delle sue diverse parti, la stessa posizione può esser detta “celeste”, poiché la base e il tetto corrispondono rispettivamente, secondo il loro “modello cosmico”, alla terra e al cielo.

Ora, bisogna aggiungere ancora, e su questa osservazione concluderemo, che tutto ciò che è situato sull’asse, a diversi livelli, può essere in certo modo considerato rappresentare le posizioni diverse di una sola e identica cosa, posizioni a loro volta in rapporto con diverse condizioni di un essere o di un mondo, a seconda che ci,si ponga dal punto di vista “microcosmico” o da quello “macrocosmico”; e a tale riguardo indicheremo solo, a titolo d’applicazione all’essere umano, che le relazioni fra la “pietra fondamentale” del centro e la “pietra angolare” del vertice non mancano di presentare un certo rapporto con quel che abbiamo detto altrove sulle diverse “localizzazioni” del luz o “nocciolo d’immortalità”.

Il Graal è collegato sia a tradizioni ebraiche sia islamiche: è infatti in relazione con una terra chiamata “Sarraz”, impossibile da situare storicamente o geograficamente (non è in Egitto, ma si vede da lontano il Grande Nilo”; il suo Re combatte contro un Tolomeo, mentre la dinastia tolomaica si estinse prima di Cristo), ma situata comunque in Medio Oriente. Da essa, infatti ebbero origine i Saraceni.

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