sabato 1 novembre 2014

La ricerca della Forza Vril: dal Sacro Graal al nazismo magico – Parte I



Il Lapis Exillis, dall’antico Egitto al Santo Graal, al nazismo magico alla ricerca della Forza Vril

Tratto da “Il Sacro Graal di Stefano Schiavi”

Il Graal ha da sempre affascinato e stimolato la mente di tutti noi. E’ un qualcosa che attraversa il tempo, le civiltà, le religioni, le culture e le leggende in maniera talmente trasversale da risultare un concetto universale che affonda le radici nei primordi delle civiltà. Da nord a sud, da est ad ovest, non c’è tradizione e cultura che non si intrecci inevitabilmente con il concetto di Graal.
Ma che cosa è realmente questo Graal? E’ un concetto? Un oggetto? Un pensiero o una pietra? Un qualcosa di tangibile o intangibile?

Difficile da dire, difficile solo immaginarlo. Probabilmente non è nulla di tutto questo se non una leggenda che si autoalimenta e viene alimentata ad arte, oggi, anche ad uso semplicemente commerciale.

Ma c’è una cosa di cui siamo perfettamente coscienti: tutto ciò che resiste al tempo e agli uomini ha, comunque, una base di verità. Per piccola o grande che sia questa verità merita comunque il rispetto della storia e l’analisi, più o meno approfondita. Per questo abbiamo deciso di affrontare la teoria del Graal da una angolatura che spesso viene dimenticata o poco affrontata: quella del Lapis Exillis o “pietra in esilio”.


La storia del Lapis Exillis



Ma che cos’è il Lapis Exillis di cui troviamo tracce nell’opera Parzival di Wolfram Von Eschenbach? Come nelle migliore delle tradizioni esistono tre versioni diverse se non contrastanti. Una prima versione sostiene che il Lapis Exillis sia un calice ed è di fatto la versione più conosciuta ed accreditata, specie nel mondo occidentale e cristiano. Ovviamente non stiamo parlando di un semplice calice ma di un calice sacro nel quale è stato raccolto il sangue di un grande Imperatore mentre era sul letto di morte. Imperatore o figura sacra come Gesù Cristo, che in fondo era il re dei re? Poco importa, se non altro perché la verità poi si adatta al periodo storico e alla storiografia ufficiale e vincente. L’importante è che sia comunque un qualcosa di importante, immutevole nel tempo e che alimenti le credenze popolari.
La seconda versione, anch’essa leggendaria, ma diffusa soprattutto nel nord Europa, sostiene che il Lapis Exillis sia una pietra. Ma una pietra anch’essa sacra ovviamente, nientemeno che la pietra della corona di Fenir che, per la sua superbia, era stato cacciato dal Valallah. Durante questa cacciata la pietra sarebbe caduta dalla sua corona.
C’è poi una terza versione, quella più conosciuta da tutti noi, quella che vuol che il Lapis Exillis sia servito ad Artù, per il tramite del druido-mago Merlino, a conquistare il trono e dare vita a Camelot. E qui siamo di fronte al ciclo arturiano che affonda le radici nel primo medioevo cristiano ma anche alle lotte intestine che caratterizzarono i primi tre secoli del secondo millennio del cristianesimo, quelli che seguirono il famoso “mille e non più mille”. Secoli attraversati dai Templari, dalle crociate, dalla lotta senza quartiere tra cristianesimo e Islam, dalle eresie dei Catari e dai roghi dell’inquisizione.





Viaggio nel tempo, tra Catari, Templari, medaglioni e rune



Secondo questa terza teoria, il Lapis Exillis sarebbe appartenuto, appunto, al movimento dichiarato ereticale dalla Chiesa di Roma, dei Catari, una popolazione che viveva nella regione della Linguadoca. Centro nevralgico dell’eresia catara era la fortezza di Montsegur, dove gli ultimi credenti di un cristianesimo differente da quello stabilito e codificato dal concilio di Nicea, opposero l’ultima Fortezza di Montsegure strenua resistenza alle armate del Papa di Roma in attesa dell’arrivo in loro soccorso, mai avvenuto, dei cavalieri Templari.

Ma qual’era il legame che univa degli eretici con i Templari, cavalieri che combattevano per il salvamento della fede di Cristo e della Chiesa di Roma?

Fu solo per questioni economiche che Filippo il bello, unitamente al Papato, mise la parola fine all’Ordine dei Poveri cavalieri di Cristo? O fu forse anche per il legame e i segreti che univano Templari e Catari? E di quali segreti erano a conoscenza entrambi? E il segreto da conservare e mai divulgare ma che avrebbe reso invincibile ed egemone la Chiesa cattolica apostolica romana risiedeva proprio nel Lapis Exillis?

Ovviamente siamo sempre nel campo delle ipotesi, della fantastoria, della leggenda anche se, come abbiamo già detto in precedenza, un fondo di verità esiste sempre. Del resto anche nel mondo della menzogna un fondo di verità, proprio per far si che la storia risulti veritiera e non facilmente scopribile, c’è sempre.

Così leggenda vuole che quando l’esercito del Papa arrivò sotto le mura della fortezza di Montsegur, i Catari inviarono alcuni soldati verso una Commenda dei Templari per affidargli il loro tesoro: il Santo Graal. Ma i Catari, probabilmente non fidandosi, non diedero il tesoro ai Templari ma un informazione che, se li avessero aiutati, gli avrebbe dato la chiave di lettura per decifrare il Medaglione di Montsegur dove erano incise rune nordiche, unica vera mappa per trovare il Lapis Exillis: il Santo Graal. Ma i Templari, come sappiamo, arrivarono troppo tardi e ottennero solo, forse, il Medaglione senza sapere però come decifrare il codice.


Tra storia, leggenda, astrologia e scienza



I latini dicevano che “Scientia potentia est” cioè che la Conoscenza è potere ed avevano ragione da vendere. Probabilmente quella Inquisizione contro i Catari del Santo Graal non è altro che la ricerca di questa Conoscenza antica andata perduta, non sappiamo come e perché, nel tempo.

Secondo Albert Pike, il più importante massone del XIX secolo “Chi acquisisce la scienza perduta potrà controllare il mondo”. Una ricerca spasmodica che va avanti fin dai tempi degli egizi e che, sembra, prosegua nel Terzo millennio. E’ il cammino dell’uomo e della civiltà che cerca disperatamente qualcosa di ancestrale perduto e sepolto nei meandri della memoria.

Ma cosa lega gli antichi egizi ai Catari, ai Templari, ai massoni alla nazionalsocialista Ahnenerbe e magari alla Cia e al Mossad?

La prima cosa potrebbe essere la religione. Possibile? Almeno all’apparenza sì. E cosa potrebbe unire dei cristiani ai culti pagani egizi? Il culto di Iside. Nel IV secolo avanti Cristo, dopo la conquista dell’Egitto da parte di Alessandro Magno, il culto di Iside si espanse in tutto il mondo greco-romano. Quattro secoli dopo il culto misterico era in stretta concorrenza con il Cristianesimo proprio come il culto Mitraico. Secondo molti, dopo l’offensiva dei Padri della Chiesa cristiana il culto di Iside non fece altro che trasformarsi nei culti mariani (Iside è spesso raffigurata che allatta Horus e secondo i suoi fedeli non era altro che l’originaria “ Madonna”).

Anche la simbologia risulta essere similare come ad esempio l’uso della colomba, simbolo di pace del cristianesimo ma simbolo sacro per Iside; per non parlare della croce catara di fatto simile alla Ankh la croce simbolo della vita egizia. Che i catari in realtà adorassero ancora Iside? Che il vero reato (nascosto) di eresia fosse quello di adorare in realtà gli antichi Dei e che facendo così avrebbero messo in pericolo l’intero impianto della religione cristiana che non aveva fatto altro che soppiantare, acquisendoli, gli antichi culti?

Probabilmente siamo di fronte soltanto a fantasie o teorie complottiste ma esiste sicuramente qualcosa che va al di là della religione dell’esoterismo. Forse, con più probabilità, la ricerca spasmodica ed il controllo della scienza perduta degli uomini che costruirono le Piramidi risiede in una sola cosa: il controllo della Forza Vril.

E cosa sarebbe questa Forza Vril? Di fatto l’unione tra due tipi di energie invisibili: l’energia astrale e l’energia terrena (tellurica). Una forza legata a doppio filo, e quindi inscindibili, derivanti dal cielo e dalla terra. Queste due “forze”, come si può intuire, provengono rispettivamente da terra e cielo e qui entrano in gioco gli antichi Egizi.

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