venerdì 21 novembre 2014

Il mistero irrisolto della Nube di Oort

Secondo i ricercatori, una sfera composta di alcuni miliardi o più corpi celesti circonda il Sistema Solare. Ad ipotizzare la sua esistenza fu l'astronomo olandese Jan Oort nel 1950, il quale propose che le comete che vediamo viaggiare nel Sistema Solare provengono proprio da questa nube, le quali acquisiscono il moto disturbate da diversi fenomeni cosmici.

Nube-di-Oort

Come scrive wikipedia, la nube di Oort è un’ipotetica nube sferica di comete posta tra 20 mila e 100 mila Unità Astronomiche (0,3 e 1,5 anni luce) dal Sole, cioè circa 2400 volte la distanza tra il Sole e Plutone.
La maggioranza degli astronomi è fermamente convinta della sua esistenza, anche se la nube non è mai stata osservata perché troppo lontana e buia perfino per i telescopi moderni.
Si ritiene che sia il luogo da cui provengono le comete di lungo periodo (come la Hale-Bopp e la Hyakutake, recentemente avvistate) che attraversano la parte interna del sistema solare.
I ricercatori pensano che l’ipotetica nube si sia formata agli albori della formazione del Sistema Solare, dai detriti che non sono stati inglobati nei corpi celesti che lo compongono. Se così fosse, questa enigmatica struttura potrebbe contenere indizi preziosi per comprendere a pieno la formazione del Sistema Solare.
In realtà, il primo a teorizzare qualcosa di simile fu Ernst Öpik, un astronomo proveniente dall’Estonia, che nel 1932 avanzò l’ipotesi che le comete avessero origine da una nube situata al bordo esterno del sistema Solare.
Successivamente, nel 1950 l’idea fu ripresa dall’astronomo olandese Jan Oort, al fine di spiegare un’apparente incongruenza: le comete vengono periodicamente distrutte dopo numerosi passaggi nel sistema solare interno, perciò se le comete si fossero originate all’inizio del sistema oggi sarebbero tutte distrutte.
Invece, il fatto che esse esistano ancora implica che abbiano un’origine differente. Secondo la teoria dello scienziato olandese, la Nube di Oort conterebbe miliardi di nuclei di comete, i quali si troverebbero in condizioni stabili dato che la radiazione solare è troppo debole per avere un effetto a tale distanza.
La nube fornirebbe una provvista continua di nuove comete, che rimpiazzerebbero quelle distrutte. La teoria sembra essere stata confermata dalle osservazioni successive, le quali mostrano come le comete provengano da ogni direzione, con simmetria sferica.
A fornire l’energia necessaria a mettere le comete in moto sarebbero fenomeni cosmici di varia natura che perturbano l’equilibrio gravitazionale della nube. Le comete, fuoriuscite dalla nube, cominciano la loro marcia solitaria attratte dalla gravità solare, descrivendo molto spesso orbite fortemente ellittiche.



Una controversa teoria ipotizza che a perturbare lo stato delle comete nella Nube di Oort sia un’ipotetica stella compagna del Sole chiamata Nemesis. Comunque, gli astronomi pensano che anche le altre stelle abbiano una nube di Oort e che i bordi esterni delle nubi di due stelle vicine possano a volte sovrapporsi, causando un’occasionale “intrusione” cometaria.
“Si sa molto poco circa la Nube di Oort, quanti oggetti vi siano in essa, quali siano le sue dimensioni e come si sia formata”, spiega a Universe Today David Rabinowitz, astrofisico presso l’Università di Yale, il quale in uno studio comparso su ArXiv prende in esame l’oggetto celeste denominato 2010 WG9, che presumibilmente proviene proprio dalla Nube di Oort. “Studiando le proprietà dettagliate di un componente appena arrivato dalla nube, forse possiamo conoscere i suoi costituenti”.
A Jan Oort non si deve solo la teoria della Nube di Oort. Egli è stato il primo astronomo a stimare che la distanza tra il Sole e il centro della Via Lattea sia di circa 30 mila anni luce. Egli è stato anche il primo scienziato ad ipotizzare l’esistenza di un buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea: bhè, aveva ragione su entrambi i fronti.

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