giovedì 27 novembre 2014

IL KEVOD



di A. Demontis



la 'gloria' di Dio... o il suo peso??

Non sono mai incline ad entrare con opinioni negli studi dei miei colleghi ricercatori, né a favore né contro, per rispetto dell' altrui lavoro e perchè ad un lettore inesperto spesso trattazioni diverse di uno stesso argomento o particolare possono causare fastidio e un senso di 'incompiuto'.

Ho deciso stavolta di fare una eccezione perchè la vicenda del Kebod/Kevod, portata alla luce dallo studioso Mauro Biglino, traduttore di ebraico biblico, ha assunto una proporzione (probabilmente) inaspettata scatenando entusiasmo tra i sostenitori ma anche inviperendo fuori misura i denigratori della ricerca storico – linquistica.

Per entrare nella questione dobbiamo fare prima un sunto di ciò che sostiene l' autore.

Il Biglino, nel suo libro 'Il libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia', analizza le riccorrenze bibliche del termine Kevod facendo notare come la traduzione di 'Gloria' non renda merito alla concretezza delle sue manifestazioni, né descrive le caratteristiche evidenti dai passaggi in cui é menzionato: peso, forza, e asserisce: “Il termine Kevod in effetti identifica proprio questo: essere pesante e forte”.

Come se questo non bastasse, il Biglino rincara la dose aggiungendo: “Noi, oggi, potremmo definire Kaved (aggettivo) un aereo, un carro armato, una nave, un elefante... Magari proprio il mezzo su cui viaggiavano gli Anunnaki/Elohim?!”.

Apriti cielo!

Dio che si muoveva su un aereo?? Una 'gloria', cioè un attributo di potenza, che invece risulta essere un oggetto CONCRETO E MATERIALE descritto con un termine che ne descrive le caratteristiche di PESO e FORZA?

Questo non può proprio andare giù né ai linguisti, ne agli esegeti, né ai religiosi, né a chiunque abbia a cuore il mantenimento di uno Status Quo né, ancora meno, a chi basa tutto il discorso deista su qualcosa di prettamente spirituale!

Lungi da me entrare in discussioni simili, questo articolo si concentra solo ed esclusivamente sulla parte linguistica ed etimologica del termine Kevod.

Intanto bisogna chiarire, come segnala il Biglino, ch eil termine é variegatamente utilizzato come Kabod / Kebod / Kevod o altre volte come K'bod/K'vod. Il punto 'centrale' della vicenda riguardante il Kevod é certamente il verso di Esodo 33 versetto 22:

“wehaya baabor kebodì”

tradotto generalmente con:

“passerà la mia gloria”

Al termine Kebodì nel dizionario di ebraico biblico Strong é assegnato il codice identificativo 3518a / 3519 ed é definito:

KABOWD: definizione veloce: “Glorioso”

da KABAD, propriamente: “pesante – peso – ma solo figurativamente in senso buono – splendore o copiosità – onore – onorevole – glorioso”

Dunque in ebraico biblico, secondo il più autorevole dizionario della materia, KABAD, il termine che dà origine a Kevod, significa 'pesante – peso' come estensione di 'glorioso – onorabile'.

Il concetto é, dunque, che se una persona o una cosa é onorabile, ha peso sugli altri, e da qui 'pesante'.

Ma é davvero così?

La chiave, una volta compreso il discorso del Biglino, punta in una direzione totalmente diversa.

Il Biglino fa notare nel suo lavoro che, essendo le vicende bibliche verificatesi in un periodo di tempo collocato moltissimi secoli prima della codifica della lingua ebraica, questi termini ebraici utilizati nella Torah sono trasposizioni di termini più antichi.

Una volta compresa questa direzione, ho fatto alcune ricerche tra i miei lessici di lingua accadica, dove ho trovato il riferimento all' esistenza del termine KABATU.

Il dizionario accadico ufficiale dell' Association Assyrophile de France riporta:

accadico: KABATU – variante: KABADU

protosemitico: KABAD

ebraico: KABAD

addirittura con la stessa resa in caratteri ebraici, che riporto qui come comparazione:





Ma cosa è KABATU in accadico?

La lista dei significati è sorprendentemente identica a quella del KEBOD/KABAD ebraico:

KABATU: diventare pesante, diventare difficile, fastidioso, doloroso – diventare importante, onorato, sovrappesare (superare il massimo peso), prevalere – rendere pesante, mostrare rispetto, onorare, esagerare, essere onorato – onorare, adulare etc.

La cosa che più colpisce é che il riferimento al peso é altamente utilizzato nelle definizioni di questo termine, il chè sembra indicare che sia l' utilizzo come 'glorioso – onorabile' ad essere una estensione di 'avere peso – rendere pesante', e non il contrario come invece sembra essere indicato dalla lingua ebraica.

Capire questo concetto é ESTREMAMENTE importante, perchè è la riprova ennesima di un altro concetto essenziale per l' analisi dei testi del passato: man mano che si va avanti nel tempo, nelle derivazioni di una lingua dall' altra, i significati perdono di specificità materiale e acquistano generalizzazione ed 'estensione'. Cioè più passa il tempo e più a un termine si trovano significati 'estesi' nati da applicazione e interpretazione di significati originali più specifici!

Se questo é vero, mi sono detto, doveva esistere un termine PRECEDENTE a quello accadico, che servisse come fonte, e i cui significati dovevano essere ANCORA MENO FIGURATI.

Ebbene i dizionari di accadico riportano che KABATU era l' accadico per il sumero DUGUD.

Andando a cercare il sumero DUGUD, del quale riporto il cuneiforme originario:



ne scopriamo delle belle.

Ecco cosa riporta il Sumerian Lexicon di John Halloran (edizione 2003):





i significati di:

Peso, nuvola, massivo, pesante, difficoltoso, duro.

La traccia etimologica é, secondo Halloran, la composizione dei termini DU7 = completo + GUD = toro.

Come possiamo vedere tutti significati che si rifanno a una caratteristica CONCRETA: il peso e la durezza di qualcosa.

Ma cerchiamo altri lessici.

Il Sumerian Glossary di Daniel Foxvog (edizione 2009) riporta:


Ancora una volta i significati di 'essere pesante', enorme, e una estensione a 'importante'. Di gloria non se ne parla nemmeno qui.

Ma non è finita, perchè c' é una cosa ancora più sorprendente.

Nel 1908 il sumerologo John D. Prince, professore di lingue semitiche per la Columbia University, tracciava l' etimologia del sumero DUGUD, facendolo derivare dall' unione dei glifi che si traducono 'Notte' + 'Essere nero'.

Lui identifica, differentemente da quanto fa decine di anni dopo Halloran, il termine come una estensione di 'La notte che affonda' (il termine da lui utilizzato in inglese rende molto meglio rispetto all' italiano: “The down-sinking night”) da cui trae il significato di 'essere pesante' e lo collega al già visto accadico KAB(A)TU = 'pesante'.



Dunque risalendo all' originale sumero, da cui é derivato l' accadico, dal quale é derivato l' ebraico, abbiamo 3 definizioni del termine che identificano attributi di PESO, e non di gloria, e nell' unico caso in cui questo peso é visto di per se come estensione (il caso di Prince) questa estensione non viene da una idea di 'grandezza o importanza' ma di qualcosa che 'pesa' sul giorno.

Dalla analisi linguistica ed etimologia del termine, trovo assai giustificata e molto più che plausibile la traduzione del Biglino, che si rivela essere più precisa e meno interpretativa (dunque meno superficiale) della classica offerta dai commentari biblici.

Con le conseguenze ed implicazioni che ciò può comportare.

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