lunedì 13 ottobre 2014

INDIA: ORME DI ANTICHI ‘DEI’ VENUTI DAL CIELO? NE È CONVINTO UN GEOLOGO INDIANO

La mitologia indiana tramanda che le divinità Rama e Lakshmana, trascorsero diverso tempo in questa regione in cerca di Sita, la moglie di Rama, rapita dal diavolo. “Potrebbero essere state realizzate dalle popolazioni locali, a futura memoria della visita delle divinità”.


Un curioso ritrovamento avvenuto in un villaggio al centro dell’India sta alimentando alcune discussioni in rete, secondo le quali, un paio di orme e un misterioso oggetto volante incisi nella roccia potrebbero essere indizi di antichi astronauti atterrati in tempi remoti.

Nel villaggio di Piska Nagri, nello stato indiano di Jharkahnd, il geologo Nitish Priyadarshi sta studiando alcune grandi orme incise in una roccia che, secondo la tradizione locale, indicano la visita di ‘antichi dei venuti dal cielo’.

Le incisioni si trovano su una grande roccia e sembrano riprodurre la sagoma di un paio di sandali di legno, calzature comunemente indossate migliaia di anni fa nella regione. Alcune paia di impronte misurano quasi 30 centimetri di lunghezza, mentre altre arrivano a circa 25 centimetri.

La mitologia indiana tramanda che le divinità Rama e Lakshmana, trascorsero diverso tempo in questa regione in cerca di Sita, la moglie di Rama, rapita dal diavolo. La vita e le imprese eroiche di Rama sono narrate nel Ramayana, un antico poema epico in sanscrito, che letteralmente significa “Il viaggio di Rama“.

Priyadarshi ha spiegato che le impronte si trovato su una roccia di granito e che, quindi, probabilmente sono state scolpite piuttosto che impresse nella sostanza dura: “Potrebbero essere state realizzate dalle popolazioni locali, a futura memoria della visita delle divinità”.


Accanto alle impronte c’è un’altra interessante immagine che ha attirato l’attenzione di Priyadarshi: l’incisione di un misterioso oggetto volante.

“Le impronte e l’oggetto volante si trovano sullo stesso lato del masso”, continua il geologo. “Forse vuole indicare che i due dei hanno raggiunto questo luogo a bordo di un oggetto volante”.

Come spiegato dall’Epoch Time, l’età delle impronte non è stata ancora accertata. “Se consideriamo l’erosione degli agenti atmosferici, possiamo ipotizzare che le incisioni siano state realizzate migliaia di anni fa”, dice Priyadarshi.

Altre impronte

Ma quello indiano non è un caso isolato. In altre parti del mondo sono state rinvenute altre impronte giganti che per gli studiosi rappresentano ancora un enigma insoluto. Nel settembre del 1925, ad esempio, James Higgins rinvenne delle orme di piedi giganti in una roccia del Busy Peak, negli Stati Uniti.

Nel mese di ottobre del 1926, l’Oakland Tribune riportava la notizia di una scoperta fatta dal professor George Davis Louderback, geologo dell’Università della California.

Il ricercatore rinvenne un paio di orme su una scogliera nei pressi di San Josè, le quali misuravano circa un metro e mezzo di lunghezza.

Nel 1976 la famosa antropologa e archeologa inglese Mary Leaky scoprì in Tanzania 70 impronte umane impresse nella pietra, nel sito noto come le ‘Piste di Laetoli’.

La Leaky disse che le orme sembravano appartenere ad esseri umani moderni, il che creava un grosso problema: le depressioni si trovavano uno strato datato circa 3,6 milioni di anni.

Secondo la teoria dell’evoluzione, nessun essere umano moderno sarebbe potuto esistere in un tempo tanto remoto. E allora, cosa succede quando una prova non sostiene una teoria?

Nonostante la dichiarazione di Maria Leaky sul look moderno delle impronte, gli scienziati si misero al lavoro per la ricerca di una spiegazione alternativa che si adattasse all’evoluzionismo.

Alcuni dissero che le orme sembravano appartenere ad un ominide non ancora scoperto; altri ipotizzarono che fossero di una creatura completamente diversa. Alla fine, conclusero che le orme appartenessero ad una creatura, tipo Lucy, a cavallo tra la scimmia e l’essere umano. Fine della storia.

Infine, l’anno scorso, l’esploratore Michael Tellinger ha rinvenuto un’impronta gigante lunga circa 1,2 metri in una roccia di granito vicino Mpuluzi, Sudafrica.

Anche in questo caso, la roccia sarebbe antica di circa 3 milioni di anni. Ma le impronte scoperte da Priyadarshi sono differenti. Esse sembrano appartenere a qualcuno che indossava delle calzature, tipo sandali.

Queste scoperte, insieme a molte altre, hanno dato il via ad un crescente interesse, da parte di alcuni ricercatori, volto a scoprire nuovi indizi che possano provare l’esistenza di grandi omini nel passato del nostro pianeta.

“Viviamo in un mondo tecnologico altamente avanzato, ma ci sono comunque moltissimi misteri intorno a noi”, dice Priyadarshi. “Antichi luoghi ed esseri misteriosi, mondi e culture sommerse, paesaggi intrisi di simbolismo, apparizioni inspiegabili e incredibili reperti antichi. Nonostante le indagini approfondite, rimangono enigmi senza risposta”.

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