martedì 14 ottobre 2014

Enki e Ninmha


Questo poema ha uno stile tutto suo che non è possibile paragonare ad altri. Viene qui descritta l’origine delle cose e degli uomini. Di esso esiste, in tre manoscritti di una ventina di linee, traccia di una versione accadica: è, come spesso avviene, una traduzione dal sumerico, oppure quest’ultimo sareb­be stato a sua volta tradotto?

Esso riporta fedelmente non soltanto la concezione mitologica, ma anche talvolta le parole stesse del famoso poema paleo-babilonese di Atrahasis: lo stato delle cose prima dell’uomo e la creazione dello stesso.
Vi inserisce, da un lato, la dea Nammu, altrimenti conosciuta quale “madre di Enki”, ma che po­trebbe, con il titolo qui conferitole di “Madre Originale” o “Pri­migenia” (17), avere un ruolo piu o meno paragonabile se non alla Tiamat dell’Epopea della Creazione, almeno alla grande Dea Madre.
D’altro lato vi trova posto il tema, altrove conosciuto, ma che l’Atrahasis ignora, del “sonno” di Enki (12-22), per dare rilievo alla sua inattività e di co­me le cose peggiorino appena egli si faccia da parte.
Eccettuati tali tratti, la somiglianza con l’Atrahasis è sorprendente: il bisogno di un “sostituto degli dèi” che si fa sentire nel momento in cui essi si lamentano dei loro penosi obblighi; Enki-Ea che “inventa” e prepara questo sostituto; Enki che inizia da un prototipo, chiamato qui “matrice”, “matrice originale”.
Ma le somiglianze non sono finite qui. Per passar dal prototipo alla produzione in serie vera e propria degli uomini, che si deve at­tuare per nascita carnale, egli necessita dell’assistenza di alcune dèe: non solo della stessa Nammu (per “modellare” il corpo secondo il prototipo) e di Ninmah, “la Nobilissima Signora” (uno dei titoli che può avere la sposa di Enki/Ea), ma di sette altre dèe, proprio come in Atrahasis.
Ecco l’anello mancante nella “Catena Evolutiva” dell’uomo. Siamo un incrocio tra geni terrestri e geni extraterrestri (nota: molti sbagliano l’interpretazione quest’ultimo termine; siamo stati condizionati nel corso degli anni a pensare che “extraterrestre = omino verde e cattivo”. Niente di più sbagliato).
Enki ci ha creato per alleviare il duro lavoro a quei tempi svolto da alcuni Dèi. Nell’Atrahasis capiremo poi alcuni fatti/avvenimenti fondamentali: Enki ci ha sempre difeso contro i duri attacchi di Enlil ed altri Dèi che, dopo anni di sfruttamento, volevano eliminarci da questo Pianeta. Una difesa appassionata e continua, proprio come un padre difende i propri figli…


 PARTE I

(La condizione primordiale: gli Dèi costretti a lavorare)
(1) In quei giorni, quando l’In-alto e l’In-basso
Erano stati [separati] -- Quelle notti, quando l’In-alto e l’In-basso Erano stati [disgiunti] Quell’anno, quando i destini (degli Dèi) Erano stati fissati, Quando gli Anunna erano stati messi al mondo,(5) E le dèe erano state sposate (?),
E avevano ricevuto ciascuna la sua parte: Chi in alto, chi in basso, Ed erano state fecondate, ed erano divenute madri, E gli Dei dovevano procurarsi il cibo, Ecco tutti (?) al lavoro: Mentre quelli di rango inferiore si occupavano dei lavori obbligatori.(10) Essi scavavano i canali, ammucchiavano la terra [...]
E macinavano il grano: Ma si lamentavano della loro sorte! Tuttavia la Grande-intelligenza, Il Plasmatore (?) di tutti i grandi Dèi ENKI, nel suo profondo Engur burrascoso, In cui nessun Dio può spingere lo sguardo, Restava sdraiato nel suo letto: non smetteva di dormire!(15) E gli Dèi a gemere e protestare:
“E’ la causa della nostra infelicità, Lui che resta a letto a dormire, senza mai alzarsi!”(Da qui l’idea di procurare loro dei sostituti) Allora Nammu, la Madre originaria, La genitrice di tutti gli Dèi, Riferì a suo figlio Enki i loro lamenti: “Tu, tu resti a letto, a dormire,(20) Senza interrompere il tuo sonno,
Ma gli Dèi, mie creature, protestano! Lascia il letto, figlio mio, Usa i tuoi talenti con intelligenza E fabbrica sostituti (?) agli Dèi, Affinché smettano di lavorare!”
(Enki mette a punto gli uomini)
Alle parole di sua madre Nammu, Enki si alzò dunque dal letto,(25) E dopo aver [...],
L’Intelligente, il Saggio, l’Accorto [...], l’Abile, Il Creatore di tutto, preparò una matrice Che pose presso di sé e studiò con cura (?). E quando Enki, costruttore per natura, Ebbe ingegnosamente messo a punto il progetto (?) Si rivolse a sua madre, Nammu:(30) “Madre mia, la creatura a cui avevi pensato,
Eccola pronta al lavoro degli dèi! Quando avrai impastato una zolla Di argilla presa dalle rive dell’Apsu, Si darà forma (?) all’argilla di questa matrice (?) E quando vorrai, tu stessa, Modellarne (?) la “natura” (?), Ninmah ti assisterà, E Ninimma, Suzianna, Ninmada, Ninbara,(35) Ninmug, Musargaba e Ninguna, saranno le tue aiutanti!
Tu fisserai allora il suo destino, oh madre mia, E Ninmah gli ordinerà di lavorare per gli dèi!”
(38-43) Sei versi rovinati e incomprensibili. Doveva esservi narrata la “nascita degli uomini”. Questa sembra immaginata sul modello della nascita di ogni uomo.
(La festa per celebrare il successo di Enki)
(44) Enki si compiacque della loro opera
Ed esse ne furono felici: Così organizzò una festa, In onore di Nammu, sua madre, e di Ninmah! A Nammu (?), responsabile (?) della matrice originale (?), Diede da mangiare gusag in guisa di pane; E per An e Enlil, il signore Nudimmud Fece arrostire superbi capretti! E tutti gli dèi lo celebrarono: “Oh tu che detieni la più grande abilità, Chi sarebbe più accorto di te?(50) Enki, oh grande signore, chi potrebbe eguagliare i tuoi successi?
Come un padre e genitore, sei il [...] del mondo!”
PARTE II
(La sfida di Ninmah a Enki e i sei “uomini mancati” che egli ripara)
E poiché Enki e Ninmah, Dopo aver bevuto birra a profusione, Avevano il cuore in allegria, Ninmah disse a Enki: “Poiché la natura (?) degli uomini Può essere sia buona sia cattiva,(55) Io mi vanto di assegnar loro, a mio piacimento,
Un destino buono oppure infelice!”. E Enki rispose a Ninmah: “Ebbene! Io, io in persona correggerò Il destino che sceglierai, buono o infelice!”. Ninmah prese quindi dell’argilla alle rive dell’Apsù, E il primo uomo che ella formò Non poteva trattenere nulla con le sue mani anchilosate.(6o) Ma Enki, davanti a quest’uomo, incapace
Di tenere alcunché con le sue mani anchilosate, Gli assegnò per destino di entrare al servizio del re! Il secondo che ella fece era cieco, Non poteva vedere. Ma Enki, davanti a quest’uomo cieco, che non poteva vedere, Gli assegnò per destino l’arte del canto:(65) Ne fece il grande maestro dell’Usumgal,
Davanti al re! Il terzo che ella fece era [...], Gambe paralizzate. Ma Enki, davanti a quest’uomo [...] gambe paralizzate, Gli assegnò un certo splendore soprannaturale, Come a una [...] d’argento! Il quarto che ella fece non poteva trattenere il suo sperma.(7o) Ma Enki, davanti a quest’uomo
Che non poteva trattenere il suo sperma, Lo guarì (?) con un bagno, e con l’esorcismo appropriato. Il quinto che ella fece, una donna, Non poteva concepire figli. Ma Enki, davanti a questa donna Che non poteva concepire figli, Le assegnò per destino di vivere nell’”harem”!(75) Il sesto che ella fece non aveva né verga né vulva.
Ma Enki, davanti a quest’essere che non aveva né verga né vulva, Lo chiamò Enlil-kigal (?) e gli assegnò perdestino Di tenersi a disposizione Di colui che Enlil avrebbe designato come re! Cosi Enki mise il “forno (?) a terra (?)” E si comportò con genialità (?)!
(La sfida di Enki a Ninmah e il settimo “uomo mancato”)
(80) Il grande signore Enki disse allora a Ninmah:
“A tutto ciò che hai prodotto, io ho assegnato un destino E dato di che vivere! A mia volta fabbricherò qualcosa: Assegnagli subito, tu pure, un destino!” Enki fece dunque come una testa (?) [...], una bocca (?) al centro (?) E disse a Ninmah:(85) “Versato nel grembo di una donna,
Lo sperma lo ha reso grosso!” Ninmah assistette dunque alla nascita: La donna mise al mondo qualcosa con unatesta (?) [...] Una bocca (?) al centro (?), Che divenne subito un umul: testa inerte, [...] inerte, Fiato corto, torace striminzito (?), petto inerte, Cuore inerte, ventre inerte,(90) Mani inabili a sostenere il capo, ad alimentare la bocca,
Schiena penosamente incurvata, Spalle affossate, piedi che si impicciavano fra loro, Incapace di camminare allo scoperto (?) Ed Enki si rivolse a Ninmah: “A tutto ciò che hai fatto, io ho assegnato un destino, E dato di che vivere: A tua volta, assegna un destino a ciò che io ho fabbricato, E dagli di che vivere!”

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