venerdì 8 agosto 2014

LA PRE MORTE

"Le esperienze di pre morte, anche note come NDE ("Near Death Experience") sono esperienze vissute e descritte da soggetti che hanno sperimentato fisicamente la condizione di coma, arresto cardiocircolatorio e/o encefalogramma piatto, senza tuttavia giungere fino alla vera e propria morte. Questi soggetti, una volta riavutisi, hanno raccontato di aver vissuto esperienze ultraterrene e/o extracorporee; chi torna infatti racconta di essere venuto in contatto con entità di amici e parenti morti, di aver potuto osservare gli eventi dall'alto e fuori dal proprio corpo, di parlare con una entità "particolare" (questo essere viene identificato molto spesso in base alla propria religione e chiamato quindi diversamente: Dio, Gesù, etc), di entrare in un tunnel buio con una luce alla fine, di vedere la propria vita scorrerre simultanemante davanti a se e via dicendo...
Le esperienze vissute sono spesso molto simili fra loro, il che ha portato vari studiosi a formulare diversi tipi di teorie.



Le teorie sulle "NDE" si dividono in due tipologie:
Teorie scientifiche, che mettono in relazione il fenomeno con peculiari alterazioni transitorie di tipo chimico, neurologico o biologico, tipicamente presenti nel corpo umano in condizioni particolari come quelle prima descritte; ovvero, sul piano psicologico, come racconti di tipo autoconsolatorio e rassicurante, elaborati per descrivere in modo chiaro e definito le confuse sensazioni che si accompagnano al momento del risveglio dal coma, come ad es. la forte luce presente nella stanza (descritta come tunnel di luce da cui si esce con il risveglio).
Teorie parapsicologiche, metafisiche e soprannaturali, che collegano le esperienze di pre-morte a una sorta di presa di contatto anticipata con l'aldilà, durante la quale il soggetto ha modo di esperire direttamente la separazione fra anima e corpo e la sopravvivenza dell'anima come entità spirituale, rispetto alle spoglie mortali.
Questa volta però, anche grazie allo studio e alla ricerca del medico e psicologo americano Raymond Moody, l'ago della bilancia sembra pendere verso la tesi del paranormale. Infatti quando Raymond Moody iniziò a raccogliere testimonianze sulle esperienze di NDE nessuno ne parlava e soprattutto nessuno le conosceva; ma nonostante ciò queste testimonianze risultarono essere molto simili tra di loro; inoltre in vari casi le persone che sono uscite fuori dal proprio corpo hanno potuto raccontare sia fatti accaduti intorno al proprio corpo, sia fatti accaduti a distanza di KM! Ed il tutto sempre con sbalorditiva accuratezza e precisione.

COSA SONO LE NDE
Si potrebbero definire << esperienze di pre-morte >> qualsiasi esperienza conscia e percettiva che abbia luogo durante un << incontro con la morte >>. << Incontro con la morte >> può a sua volta venire definito un avvenimento nel corso del quale la persona interessata rischia seriamente di morire o di venire ucciso (talvolta al punto di venir dichiarato clinicamente morto) ma sopravvive e continua la sua vita fisica.
Una classificazione delle esperienze di pre-morte può venir tratta da elenchi di elementi comuni. Gli incontri con la morte possono venire classificati quanto meno secondo le seguenti situazioni.

A) Una persona si trova in una situazione in cui rischia seriamente di morire o di venire uccisa. Riferisce di avere avuto la certezza soggettiva della sua morte imminente, ma, contro ogni previsione, supera senza danni la prova.

B) Una persona è gravemente ammalata o ferita, a volte al punto che i medici considerata la situazione senza speranza. Tuttavia, non vi è morte apparente, e la persona guarisce.

C) Una persona è gravemente ammalata o ferita, e si verificano le caratteristiche della morte clinica. Il cuore cessa di battere e/o cessano le funzioni respiratorie. I dottori la credono morta; ma danno subito inizio alle varie tecniche di rianimazione e non la dichiarono clinicamente morta. Le tecniche funzionano e la persona continua a vivere.

D) Una persona è gravemente ammalata o ferita e, come nel caso C, si verificano le caratteristiche della morte clinica. Si dà inizio alle varie tecniche di rianimazione che sembrano inutili e vengono abbandonate. I dottori la credono morta e la dichiarono clinicamente morta. Possono giungere a firmare il certificato di morte. Tuttavia, più tardi, vengono riprese per qualche motivo le tecniche di rianimazione e la persona torna a vivere.

E) Una persona è gravemente ammalata o ferita e si verificano le caratteristiche della morte clinica. Il caso sembra disperato e non si ricorre a alcuna tecnica di rianimazione. I dottori la credono morta e la dichiarano clinicamente morta. Forse firmano il certificato di morte. Tuttavia, più tardi, si usano tecniche di rianimazione e la persona torna a vivere.

F) Una persona è gravemente ammalata o ferita e si verificano le caratteristiche della morte clinica. Si dà o non si dà avvio a tecniche di rianimazione, ma queste, seppure iniziate, vengono abbandonate e la persona è creduta o anche dichiarata morta. Più tardi, tuttavia, con grande stupore dei dottori, la persona << balza fuori >> dalla morte spontaneamente, senza il ricorso a tecniche di rianimazione.

Il professor Raymond A. Moody Jr, insegnante di etica, logica e filosofia del linguaggio e laureato in Medicina, e uno dei massimi esperti dell'argomento (questo articolo è stato scritto sulla base dei suoi studi) ha raccolto testimonianze per tutte le circostanze ad eccezione della “F”.

Come detto in precedenza queste testimonianze risultano essere simili tra loro e sono caratterizzate da circa quindici elementi in comune. E' da precisare però che non in tutte le esperienze sono presenti tutti e 15 gli elementi comuni; e che si sono registrati casi di persone che al loro ritorno alla vita non ricordavano assolutamente niente di quanto accaduto durante la loro “morte”. Detto ciò presentiamo una ricostruzione di come dovrebbe essere una esperienza di premorte completa:

Un uomo sta morendo e, nel momento in cui ha raggiunto l'acme della sofferenza fisica, sente dalle parole del dottore di essere clinicamente morto. Avverte allora un rumore sgradevole, come un tintinnio o un ronzio, e contemporaneamente sente di muoversi con estrema rapidità lungo una galleria buia. Giunto al termine, avverte improvvisamente di essere uscito dal proprio corpo ma di trovarsi ancora nell'ambiente in cui si trovava prima e vede in lontananza il suo stesso corpo, come se egli fosse soltanto uno spettatore. Da quella posizione privilegiata osserva il tentativo di rianimazione e prova un senso di sconvolgimento emotivo. Dopo breve tempo, si riprende e si abitua alla sua strana condizione. Avverte di avere ancora un “corpo”, ma di una natura assai diversa e dotato di poteri assai diversi da quello del corpo fisico che ha lasciato dietro si sé. Cominciano allora ad accadere altre cose. Altri individui gli si fanno vicino per aiutarlo. Scorge gli spiriti di parenti e amici già morti e gli appare uno spirito di amore come egli non ha conosciuto mai: un essere di luce. Questo gli rivolge, senza parole una domanda che lo esorta a valutare la propria vita, e lo aiuta mostrandogli, come in un playback, gli avvenimenti più importanti della sua esistenza, A un tratto si trova vicino a una barriera, o a un confine, che sembra rappresentare la divisione tra la vita terrena e l'altra vita. E tuttavia sente di dover tornare sulla terra, sente che non è ancora giunto per lui il momento della morte. Tenta di opporsi perché è ormai affascinato dall'altra vita e non vuole tornare in questa. E' sopraffatto da intensi sentimenti di gioia, amore e pace. Tuttavia si riunisce in qualche modo al suo corpo fisico e torna alla vita.
Più tardi tenta di riferire ad altri la sua esperienza, ma gli riesce difficile farlo. Non trova parole umane capaci di descrivere quegli episodi non terreni. Scopre inoltre che gli altri non lo prendono sul serio e rinuncia a parlare. Ma l'esperienza conosciuta segna la sua esistenza, in particolare le sue opinioni sulla morte e il suo rapporto con la vita.

Elenchiamo adesso i 15 elementi comuni:

1) Ineffabilità:
Le persone che tornano affermano che: “non esistono parole per esprimere quanto sto cercando di dire”. Ossia non esistono termini terreni in grado di trasmettere a pieno quello che loro hanno vissuto.
2) L'ascolto della notizia:
Molte persone hanno detto di aver sentito il dottore o qualcun altro dichiararle morte.

3) Senso di pace e quiete
Molti descrivono sensazioni estremamente piacevoli conosciute nelle fasi iniziali della loro esperienza. Dopo una grave ferita alla testa un uomo non dava più segni di vita: “Nel momento in cui ho subito la ferita alla testa ho provato un forte dolore lancinante, ma poi è svanito. Mi pareva di nuotare in uno spazio buio. Il giorno era freddissimo, eppure, mentre ero in quello spazio, sentivo soltanto calore e un immenso senso di benessere quale non ho mai provato prima... Ricordo di aver pensato: “Devo essere morto”.

4) Il suono
In molti casi si parla di inconsuete sensazioni uditive al momento della morte o in prossimità della morte; sensazioni a volte spiacevoli.

5) La galleria buia
Spesso , alla sensazione sonora, si accompagna quella di percorrere rapidamente e forzosamente uno spazio buio. Termini diversi vengono usati per definirlo: “cantina, pozzo, canale, recinto, galleria, gola, vuoto, tubo, valle, cilindro, tunnel, etc”.

6) L'abbandono del corpo:
La maggior parte di noi identifica se stessi con il proprio corpo... e per questo dopo il passaggio attraverso la galleria buia, il morente avverte un senso tanto profondo di stupore: perché si trova di colpo a osservare il proprio corpo essendone fuori, come uno “spettatore”. Vediamo una testimonianza:
“E' accaduto circa due anni fa, avevo appena compiuto diciannove anni. Stavo accompagnando a casa in macchina un amico e, arrivato a un incrocio, mi fermai e guardai da tutte e due le parti, ma non vidi una macchina che veniva verso di me. Rimisi in moto e sentii il mio amico che urlava con quanto fiato aveva. Guardai e vidi una luce accecante, i fari di una macchina che veniva di corsa verso di me. Sentii un suono terribile – il fianco della macchina che si schiacciava – e per un istante mi parve di attraversare uno spazio buio, chiuso. Fu tutto molto veloce. Poi mi sentii galleggiare a una ventina di centimetri dalla strada, a cinque metri dalla macchina, mentre il rumore svaniva. Vidi molta gente arrivare e radunarsi attorno alla macchina e il mio amico che ne usciva in evidente stato di choc. Vedevo anche il mio corpo tra i rottami e la gente che cercava di tirarlo fuori. Avevo le gambe contorte, e c'era sangue dapperttutto.”

7) L'incontro con altri
Molti hanno detto che mentre morivano, a volte all'inizio dell'esperienza, a volte solo più tari, hanno avvertito la presenza di altri esseri spirituali vicini a loro, esseri che sembravano giunti per aiutarli nel loro viaggio, oppure, in due casi, per comunicare che non era ancora giunto il tempo della morte e che il morente doveva ritornare nel suo corpo fisico.

8) L'essere di luce
L'elemento forse più incredibile nei casi studiati dal professore Raymond A. Moody Jr. e senza dubbio quello che ha l'effetto più profondo sugli individui, è l'incontro con una luce chiarissima. All'inizio la luce è generalmente incerta, ma diventa sempre più vivida fino a raggiungere uno splendore sovrumano. Tuttavia, per quanto questa luce (generalmente definita bianca o << chiara >> ) sia di un'indescrivibile luminosità, molti sottolineano che non offende in alcun modo la vista, né li abbaglia, né impedisce di vedere le altre cose (forse perché a quel punto non esistono più occhi nel senso fisico, che possono venir abbagliati).
Malgrado l'insolita manifestazione della luce, nessuno ha mai dubitato che si tratti di un essere, un essere di luce. E non soltanto un essere, ma un essere personale. Con una personalità ben definita. L'amore e il calore che il morente sente emanare dall'essere di luce sono assolutamente inesprimibili e il morente se ne sente completamente circondato, si sente completamente sereno e accettato alla presenza dell'essere. Prova verso la luce una irresistibile attrazione magnetica. E' interessante notare che mentre la descrizione dell'essere di luce non varia da una persona all'altra, l'identificazione cambia da individuo a individuo e sembra essenzialmente legata all'ambiente, all'educazione o alla fede religiosa. Vediamo una testimonianza: “ I dottori dissero che ero morto, proprio quando io cominciai a sentirmi cadere, fluttuando in una specie di spazio buio, come un recinto. Non ci sono parole per descriverlo. Tutto era assolutamente buio; soltanto, lontano da me, vedevo una luce. Una luce molto, molto brillante, ma all'inizio di piccole dimensioni. Come mi avvicinavo diventava più vasta.
Infine mi ritrovai a cercare di raggiungere la luce, perché sentivo che era Cristo e cercavo di arrivare al punto in cui si trovava. Non era un'esperienza che mi spaventasse. Era piuttosto piacevole. Perché, immediatamente, dato che sono cristiano, avevo collegato quella luce con Cristo che si è definito << La Luce del mondo >>. Mi sono detto: << Se questa è la morte, allora so che mi attende, là in quella luce >>.

9) L'esame della propria vita
L'apparire della luce e le sue domande non verbali costituiscono il preludio a un momento di stupefacente intensità nel quale l'essere presenta al morente una panoramica della sua vita. Spesso appare ovvio che l'essere può vedere l'intera vita dell'individuo morente e non ha bisogno di alcuna informazione. Vuole soltanto provocare in lui la riflessione. Non è possibile descrivere il riepilogo della vita se non in termini di ricordo, poiché il ricordo è il fenomeno umano che più si avvicina alla cosa, ma in realtà ha caratteristiche che lo differenziano dal ricordo.
Innanzi tutto, avviene con una rapidità straordinaria. I ricordi, quando vengono descritti in termini temporali, si susseguono rapidamente, in ordine, cronologico. Altri non parlano di ordine cronologico: il ricordo è stato per loro istantaneo; tutto è apparso contemporaneamente e loro hanno potuto comprendere e assimilare tutto con un unico sguardo mentale.

10) Il confine
Vi sono stati alcuni casi in cui è stato descritto un confine, un limite, o qualcosa di analogo. Si è trattato volta a volta di una distesa d'acqua, di una nebbia grigia, di una porta, di una siepe che attraversava un campo, o semplicemente di una linea. Per quanto si tratti soltanto di un'ipotesi vaga, è lecito chiedersi se non esista un'idea o un'esperienza unica alla base delle immagini:
“Ero stato ricoverato in ospedale a causa di una grave disfunzione renale e rimasi in coma per una settimana circa. I dottori dubitavano di potermi salvare. Mentre ero in coma, mi parve di venir sollevato, come se non avessi un corpo fisico. Mi apparve una luce bianca e brillante. La luce era tanto brillante che non potevo vedere nulla attraverso ma la sia presenza era rasserenante, meravigliosa. Non c'è sulla terra nulla di paragonabile. In presenza della luce, mi giunsero alla mente queste parole, o pensieri: “Vuoi morire?”. E io risposi che non lo sapevo perché non sapevo niente della morte. Allora la luce disse : << oltrepassa questa linea e saprai >>. Sapevo dove fosse la linea, davanti a me, anche se non potevo vederla. Mentre oltrepassavo la linea venni preso dai sentimenti più meravigliosi: di pace, di tranquillità, di liberazione da ogni ansia.

11) Il ritorno
Com'è ovvio, le persone con le quali ho parlato a un determinato momento della loro esperienza sono << tornate indietro >>. Generalmente, tuttavia, il loro atteggiamento era a quel punto mutato in modo assai interessante. I sentimenti più comuni descritti nei primi momenti successivi alla morte sono un disperato desiderio di tornare nel corpo e un profondo rimpianto per la propria morte. Ma quando il morente si è inoltrato nella sua esperienza, non vuole tornare indietro e a volte cerca addirittura di non rientrare nel corpo fisico. Questo accade soprattutto a quanti sono giunti alla fase in cui incontrano l'essere di luce. << Non volevo, assolutamente non volevo lasciare la presenza di quell'essere >> ha sottolineato vigorosamente un uomo.

12) Il racconto dell'esperienza
E' necessario sottolineare che chi ha provato tali esperienze non ha alcun dubbio quanto alla realtà e all'importanza della cosa. I racconti che mi sono stati fatti abbondano di osservazioni al riguardo:
“Mentre ero fuori dal corpo ero davvero stupefatto da quanto mi stava accadendo. Non riuscivo a capire. Ma tutto era reale. Vedevo con tanta chiarezza il mio corpo e da tanto lontano. La mia mente non era nello stato in cui si cerca di credere a qualcosa o si inventano cose. Non stava elaborando niente. Non ero proprio in quello stato mentale.”

13) Conseguenze
Che si sappia nessuno degli intervistati si è costruito un pulpito e si è messo a parlare della sua esperienza. Nessuno ha ritenuto opportuno fare proseliti, tentare di convincere gli altri delle realtà conosciute. Al contrario, la difficoltà è esattamente quella opposta: la gente esita a dire agli altri quello che ha conosciuto.
Le conseguenze dell'esperienza subita sembrano aver assunto forme più sottili, più segrete. Molti hanno detto che la loro vita è stata ampliata, approfondita, più interessati ai problemi filosofici riguardanti la morte o il fine dell'uomo.

14) Nuovi metodi di concepire la morte
Come è logico presumere, l'esperienza di pre-morte influenza profondamente l'atteggiamento nei confronti della morte fisica, particolarmente quando si tratta di persone che non credevano a una vita oltre la morte. In un modo o in un altro, quasi tutti hanno dichiarato di non aver più paura di morire. Ma è necessaria una spiegazione: alcuni modi di morire restano chiaramente poco desiderabili, e inoltre nessuna delle persone con le quali Moody ha parlato cerca la morte. Sentono tutti di avere compiti da eseguire finché sono in vita e sarebbero d'accordo con quanto ha affermato uno di loro: << Devo cambiare molte cose prima di lasciare questa terra >>. Tutti quindi sconfesserebbero il suicidio come mezzo per tornare nei luoghi intravisti nel corso della loro esperienza. Semplicemente, la morte in quanto tale non li spaventa più.

15) Testimonianze
Viene naturale una domanda: è possibile aver prove della realtà delle esperienze di pre-morte indipendentemente dalla descrizione delle esperienze stesse? Molti dichiarano di essere stati fuori dal loro corpo per un periodo considerevole di tempo e di aver assistito a numerosi avvenimenti nel mondo fisico. E' possibile mettere a confronto la loro testimonianza con quella di altre persone presenti, o esaminarla alla luce di eventi successivi, per trarne prove positive?
In più di un caso la sorprendente risposta è << sì >>. La descrizione degli avvenimenti osservati mentre la persona era fuori dal corpo in genere coincide con la realtà dei fatti. Molti dottori mi hanno detto di essere rimasti sconcertati notando come pazienti privi di conoscenze mediche abbiano potuto descrivere con tanta minuzia e tanta esattezza i metodi seguiti nel tentativo di rianimazione dal momento che gli avvenimenti descritti avevano avuto luogo quando il paziente era clinicamente morto.
In molti casi sono state le persone interessate a parlarmi dello stupore dei medici o di altri presenti di fronte alla narrazione di fatti osservati mentre erano fuori dal corpo: mentre stava morendo una ragazza uscì dal suo corpo e si trovò un un'altra stanza dell'ospedale dove vide la sorella maggiore che piangeva e diceva: << Oh, Kathy, non morire, ti prego, non morire >>. La sorella rimase sconcertata quando in seguito Kathy le disse con precisione dove l'aveva vista e che cosa le aveva sentito dire. E vi sono altri casi simili a questo:
“Quando tutto era finito, il dottore mi disse che me l'ero vista davvero brutta e io risposi: << Sì, lo so. >>. << E come può saperlo? >> ribatté lui, e io dissi: << Posso riferirle tutto quello che è successo >>. Lui non mi credeva così gli raccontai tutto, dal momento in cui cessai di respirare fino a quello in cui mi ripresi. Era sconvolto vedendo che sapevo tutto quanto era accaduto. Non sapeva che cosa dire, ma venne diverse volte per farmi molte domande in proposito.”

“Quando mi risvegliai dopo l'incidente, c'era là mio padre e io non volevo sapere in che condizioni ero o che cosa pensavano i dottori del mio stato attuale e futuro. Volevo soltanto parlare dell'esperienza che avevo attraversato. Dissi a mio padre chi aveva estratto il mio corpo dall'edificio, di quale colore era vestito, e come mi avevano tirato fuori e anche la conversazione che si era svolta nel luogo. E mio padre disse: << Sì, è vero, le cose sono andate così >>. Eppure, per tutto quel tempo il mio corpo era in stato di incoscienza e non mi sarebbe stato possibile vedere o sentire quelle cose senza essere fuori dal corpo.

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