venerdì 20 giugno 2014

L'UNIVERSO VIVENTE


Universo vivente – l’energia cosmica fornisce alla Terra la forza universale necessaria per la vita



Nella nostra posizione precaria, in bilico su questa palla che rotea nello spazio almeno finché qualche grande evento cosmico non la spazzerà via e noi con essa, in qualsiasi punto del pianeta ci troviamo, siamo sempre e comunque sotto l’influsso di due colossali energie: l’energia tellurica e l’energia cosmica. L’una proveniente dal centro della Terra, l’altra dallo spazio.

L’energia cosmica fornisce alla Terra la forza universale che permette a lei e noi di esistere, e dal canto suo, il pianeta si occupa di distribuire questa energia mediante reticoli paragonabili alla rete sanguigna umana. Ci sono una infinità di elementi che permettono alla Terra di mantenere il suo equilibrio e a noi di esistere: elementi che provengono dal suolo, dall’atmosfera o da forme impercettibili per i nostri sensi, come le correnti di acqua sotterranea, le faglie geologiche, le reti telluriche, i camini cosmo-tellurici, la rete di Hartmann, la rete Curry.









Queste reti rappresentano un maquillage più o meno regolare sul suolo: si tratta, in linea di massima, di bande di alcune decine di centimetri di larghezza che possono essere separate tra loro talvolta da parecchi metri.

Sono ormai più di cinquant’anni che i ricercatori stanno indagando sull’influenza del suolo sugli esseri umani, sugli animali, sulle piante. Con risultati sorprendenti.

È nata così la geobiologia, ovvero lo studio dell’influenza della Terra e del cielo su tutto ciò che vive. Attraverso la scienza, l’arte e la tecnica, e unendo materie come radiestesia, omeopatia, cristalloterapia, fosfenismo, la geobiologia indaga sulle influenze che tutte le onde presenti sul pianeta hanno sull’uomo.

Il pioniere di questa scienza è stato il dottor Ernst Hartmann, medico e docente dell’università di Heidelberg (Germania), il quale nel 1935, oltre alla sua attività di medico, intraprese gli studi della geobiologia, della radiestesia e dell’omeopatia.

Hartmann ha iniziato i suoi studi sulla geobiologia osservando le cartelle cliniche dei suoi pazienti, in cui emergeva che la mortalità in alcuni letti d’ospedale sembrava essere più elevata che in altri. Provò a considerare l’idea che la zona dove erano posti i letti dei pazienti potesse influenzare il decorso della malattia, pregiudicandone o favorendone la guarigione. Indagando su pazienti che non reagivano più alle cure, associò la malattia con la vicinanza del paziente a zone dette “geopatogene”. Hartmann, che da tempo si dedicava alla radiestesia, attribuì il fenomeno all’energia tellurica della Terra. Questa fu la molla per progettare un reticolo globale della Terra, oggi conosciuto come la “rete di Hartmann”, messo poi a punto negli anni ’50.









Secondo Hartmann la Terra è avvolta da una rete di origine elettromagnetica, le cui linee di forza escono dal sottosuolo, si innalzano in tutta la biosfera e si incrociano in determinati punti detti “nodi”. Dopo complicati calcoli e infinite rilevazioni, Hartmann ha identificato una rete di energia alimentata dal suolo e orientata a Est-Ovest o Nord-Sud che da una larghezza da 40 a 80 cm, può allargarsi in certi luoghi fino a 2 metri.

Dagli studi di Hartmann è così nata la geobiologia, che si occupa delle influenze, positive o negative, sulla salute dell’uomo di certi fenomeni tellurici e indaga sull’influenza che la rete e i suoi nodi possono avere su ogni organismo vivente sulla Terra.

Ma c’è una branca particolarmente interessante della geobiologia, ed è la geobiologia sacra, che studia l’influenza dei Menhir sui luoghi dove sorgono e il loro possibile utilizzo terapeutico.

A questo studio fu attribuito il nome di “sacro” in quanto era conosciuto presso tutti i luoghi di culto anteriori al XIV secolo. Una rete di energia positiva estremamente potente che collegava tra loro i massimi luoghi di culto dei nostri antenati.

Oggi queste conoscenze sono considerate poco attendibili, eppure la Rete di Hartmann parrebbe essere stata una linea guida essenziale per i costruttori delle cattedrali gotiche di tutta Europa, ma non solo: la famosa “rete” è stata presa a riferimento per la scelta dei luoghi di culto antichi e anche per quelli della preistoria.

Quindi i costruttori delle cattedrale gotiche erano in possesso di conoscenze antiche che usavano per per le loro opere, quelle opere colossali che costituirono un’autentica rivoluzione architettonica.

Le grandi cattedrali sono state costruite tutte su delle reti sacre, ma a loro volta, i luoghi dove esse sorgevano ospitavano in tempi preistorici i templi megalitici. Menhir, dolmen complessi megalitici, furono edificati quasi sempre su queste reti.


Il menhir di Champ-Dolent in Bretagna (Francia), alto 10 metri, ripreso dal fotografo e geobiologo Gilbert Le Cossec secondo una tecnica particolare che rivela l’energia emanata dal megalite posto su un nodo di Hartmann



Pertanto la geobiologia sacra è precisamente lo studio degli antichi luoghi di culto che dimorano sulle reti telluriche o solari. Come l’essere umano, il nostro pianeta è percorso anch’esso da numerose reti energetiche. Ma se i nostri antenati sapevano utilizzare e rispettare queste reti, si non può dire che la stessa cosa avvenga oggigiorno.

La geobiologia applicata ai luoghi sacri fornisce dei dati interessanti sulla loro costruzione. Ognuno di questi luoghi ha un messaggio diverso e peculiare che può essere interpretato a livello energetico e simbolico. Il geobiologo si lascia guidare dalla sua sensibilità e cerca una sintonia in termini di vibrazione con il luogo che intende esaminare. Lasciarsi trasportare da queste vibrazioni, passivamente, e aspettare ciò che esse risvegliano nel proprio essere: questo è il lavoro che il geobiologo conduce a contatto con i luoghi sacri.

Probabilmente lo scetticismo degli scientisti davanti a queste testimonianze sale alle stelle: la geobiologia, così come la radiestesia o l’omeopatia, non è considerata una vera scienza, bensì una “pseudoscienza”, termine con cui dispregiativamente gli “skeptics” definiscono tutti quei campi di studio che fanno parte delle nuove frontiere della ricerca. L’attuale conservatorismo delle idee, Wikipedia in testa, tende a discriminare tra argomenti considerati “seri” e altri considerati “poco seri” e come tali, privi di interesse scientifico. Purtroppo, a causa di tale mentalità che condiziona anche la comunità scientifica, non vengono attuate serie indagini su temi che potrebbero contribuire ad ampliare la conoscenza dell’uomo e dell’ambiente in cui vive e magari trovare rimedi naturali alle patologie. Rimedi antichi, che si trovano in natura, di cui oggi non possiamo usufruire a causa dell’attuale “caccia alle streghe” verso tutti quei temi che minacciano lo status quo.

Eppure le tradizioni ci mostrano che in tutte le civiltà esistono delle conoscenze antiche molto precise su quelle energie che i nostri strumenti di misura moderni sono incapaci di scoprire.

Possiamo fare l’esempio degli egizi che praticavano la radiestesia, come dimostrano i pendoli detti “di Toth” ritrovati nei sarcofaghi. In Cina si pratica da sempre l’arte millenaria del “Feng Shui”, oggi molto in voga anche in occidente nella nuova bioedilizia. In Cina non verrebbe mai in mente ad un architetto di progettare la costruzione di una casa o un palazzo su una “vena di drago”, ossia un nodo di Hartmann. Si può parlare di superstizioni, ma allora come spiegare l’istintivo benessere o malessere che si può provare irrazionalmente in un’abitazione, o l’insonnia che sparisce cambiando la disposizione del proprio letto, o le patologie che “stranamente” scompaiono se si cambia abitazione?




La rabdomanzia è un’antica tecnica utilizzata ancora oggi per individuare acqua o filoni di metalli nel sottosuolo. Il metodo è basato sugli stessi principi della radiestesia



Esistono inoltre innumerevoli esempi che riguardano il comportamento degli animali riferito alla rete di Hartmann. È dimostrato che le api producono una quantità tripla di miele se sono su un nodo di Hartmann; le termiti e le formiche, invece, cercano le zone di più intensa irradiazione per costruirvi le loro dimore. Chi vive con dei gatti sa benissimo che essi scelgono dei posti specifici per dormire, indipendentemente dalla cuccia preparata per loro.

La geobiologia applicata al regno vegetale può dare risultati sorprendenti. Le piante mostrano una sensibilità particolare alle zone geopatogene, in cui mostrano difficoltà di attecchimento e di crescita e si ammalano più facilmente; nelle zone geopatogene inoltre si è rivelato molto evidente il fenomeno delle siepi che perdono vigore e ingialliscono.

Gilbert Le Cossec, fotografo professionista francese, ha dedicato molti anni a sviluppare tecniche fotografiche per “catturare” l’energia tellurica dai luoghi sacri come templi megalitici, menhir e dolmen, o antiche abbazie e cattedrali, ottenendo risultati spettacolari soprattutto sui menhir. La sua ricerca nell’indagine di queste energie lo ha portato ad intraprendere lo studio della geobiologia.

Lo studio delle correnti telluriche intorno ai dolmen intrapreso da Le Cossec rivelò una serie di dati sulle proprietà dei menhir che variavano da un menhir ad un altro e potevano essere peculiari anche per l’accostamento di alcuni menhir ai dolmen.

Studiando il fenomeno del megalitismo Le Cossec si rese conto che le persecuzioni dei romani e dei cristiani nei confronti dei culti precristiani avevano avuto come conseguenza il massacro di migliaia di druidi, sacerdoti dei Celti e custodi delle grandi pietre, e l’abbattimento di numerosissimi templi megalitici. Tuttavia era difficile distruggere tutti i siti che le popolazioni consideravano sacri; perciò ci fu la “cristianizzazione” degli antichi luoghi di culto, scolpendo delle croci sui menhir ed erigendo cappelle e chiese sulle loro aree.




I menhir di Carnac in Bretagna sono usati ancora oggi dagli abitanti del luogo a scopo terapeutico



Tutto questo scempio ha reso difficile lo studio della geobiologia sacra, tuttavia Le Cossec e gli altri ricercatori che successivamente lo hanno affiancato hanno potuto avvalersi di un numero notevole di templi megalitici ancora esistenti, sia in Francia che in tutto il mondo. Le loro ricerche hanno portato ad identificare le linee su cui sono disposti i menhir ed i dolmen, coincidenti anche per siti megalitici lontani fra di loro. È impossibile attribuire al caso questa programmazione che invece sembra rispondere a criteri precisi, ad un’unica visione “energetica” che forse dava un senso a questi sforzi titanici.

Curiosamente, Le Cossec si accorse che questi studi sui megaliti erano molto più di attualità di quanto avesse immaginato. Altri geobiologi avevano intrapreso studi analoghi sui menhir per combattere i vari inquinamenti che l’uomo si ostina a produrre con tanto accanimento.

I risultati si rivelarono sorprendenti. Si scoprì che un menhir, piantato con il giusto studio e ben orientato, è in grado di risanare un giardino dalle radiazioni telluriche geopatogene e l’effetto provocato nel suo ambiente naturale è benefico. Ma soprattutto, la geobiologia applicata ai luoghi megalitici permise di intraprendere lo studio degli effetti terapeutici dei menhir sull’uomo. A questo proposito, è interessante applicare alla geobiologia il fosfenismo.

Il fosfenismo è un insieme di tecniche che hanno lo scopo di accrescere le capacità cerebrali avvalendosi di un metodo basato su delle reazioni fisiologiche: i fosfeni, ossia macchie multicolori che persistono nell’oscurità per tre minuti e che possono essere ottenute attraverso delle brevi fissazioni di una sorgente luminosa.

Francis Lefebure, medico e ricercatore francese, ha messo a punto la tecnica del fosfenismo negli anni ’50, come un metodo di sviluppo dell’energia personale. Questo metodo è basato sull’utilizzo sistematico dei fosfeni, quelle sensazioni luminose soggettive che non sono causate direttamente dalla luce che stimola la retina, ma che si possono provocare attraverso delle sorgenti luminose. Per fare un esempio, Lefebure ebbe l’idea di studiare ciò che succede se ci si sforza di pensare ad un argomento preciso durante la presenza del fosfene. Fu l’origine del principio del “Mixaggio Fosfenico”, metodo che permette di ottenere efficacemente lo sviluppo della memoria, dell’intelligenza, del senso di iniziativa, dell’intuizione artistica e della creatività tramite la mescolanza dei pensieri con i fosfeni.
Applicato alla geobiologia, il fosfenismo permette di sperimentare l’energia di un luogo per poterla usare a scopo terapeutico. A questo proposito va precisato che la ricerca geobiologica per uso terapeutico si avvale di materie complementari quali il potere dei cristalli, la radiestesia, l’omeopatia e la fitoterapia.




I cristalli sono usati fin dall’antichità come strumenti terapeutici per via delle loro proprietà intrinseche in quanto provenienti dal grembo di Gaia, la Madre Terra

È indubbio che i nostri antenati conoscessero queste tecniche e le usassero per i loro insediamenti e per l’arte terapeutica. Queste conoscenze sono vive tuttora: ancora oggi i menhir sono usati per pratiche terapeutiche dalle culture autoctone del pianeta. Nelle tradizioni dei Popoli naturali, quei popoli nativi che non si sono fatti assimilare dalle grandi religioni storiche, l’uomo è visto come un ponte tra terra e cielo. La cultura e la scienza delle tradizioni dei Nativi tengono sempre conto del nostro legame cosmico con l’universo e con il mistero che rappresenta. Non esiste una separazione tra individuo e universo, entrambi fanno parte di un unico atto esistenziale, entrambi sono affratellati dalla stessa esperienza.

La cultura megalitica è l’espressione di questo legame: i megaliti presenti su tutto il pianeta sono la testimonianza di una tradizione che si ispira alla Natura e al mistero che essa esprime. L’uomo non è slegato da ciò che ha intorno perché anch’esso è parte della Natura e in essa trova insegnamento e riferimento.

Nella cultura megalitica, i cromlech, i cerchi di pietre, simboleggiano un percorso spirituale che esprime il transito dell’individuo dalla nascita alla morte, verso una dimensione cosmica da esplorare e da capire, e i menhir sono considerati catalizzatori dell’energia tellurica e ponte verso la dimensione cosmica. In quest’ottica, i menhir sono visti come colonne energetiche per un passaggio dell’energia di scambio tra Terra e Cielo. Non a caso gli antichi druidi collocavano i menhir sui punti energetici di Gaia, il nome che anticamente veniva dato al nostro pianeta; una sorta di agopuntura che stimolerebbe i suoi centri energetici e consentirebbe di usufruire dell’immensa energia della Terra. Questo prelievo energetico può essere usato a scopi terapeutici per una armonizzazione psicofisica.




Il cromlech di Dreamland, nel parco della Mandria in Piemonte, è oggetto di studio per via delle proprietà terapeutiche che sta rivelando di possedere



La Terra, per i druidi, era vista come un organismo vivente, un individuo in grado di mantenere costante l’equilibrio dell’ecosistema che permette il manifestarsi della vita. Un concetto ripreso ai nostri giorni dallo scienziato scozzese James Lovelock, ricercatore ambientalista che ha messo a punto l’ “Ipotesi Gaia”, in cui il pianeta è visto come un unico organismo vivente. Un tema che oggi sta appassionando al punto che all’ONU è in via di approvazione una Carta dei Diritti di Madre Terra proposta da alcune Nazioni del pianeta, tra cui Ecuador e Brasile, che già l’hanno adottata nel loro sistema legislativo.

Se la Terra è un immenso organismo vivente, attraversato da reti da punti energetici, può avere un senso l’ipotesi che i templi megalitici siano stati eretti su questi centri particolari per usufruire della loro energia. Il cromlech quindi può essere considerato un accumulatore dell’energia tellurico-celeste, pronto per essere usato per un contatto mistico con la Natura, per lo sviluppo di forze psichiche e per la terapeutica.

Ancora oggi in Bretagna i menhir sono usati per ricaricarsi di energie e per una terapeutica naturale. Secondo i costumi bretoni, i menhir possono essere usati a scopo curativo posandovi sopra le mani, oppure entrando all’interno di un cromlech o di un dolmen per assorbirne l’energia armonizzante.

Antichi rimedi che rivelano l’eco di un culto praticato ancora oggi. Guarda caso, uno dei più importanti siti megalitici del mondo, “Les Alignements” di Carnac, è stato recintato da ormai 25 anni impedendone l’accesso agli abitanti del posto che lo usava da sempre come riferimento spirituale e terapeutico. Evidentemente la repressione degli antichi culti precristiani continua tuttora.

Anche in Italia esistono menhir noti per le loro proprietà terapeutiche, che ancora oggi sono visitati per la guarigione, se pur in maniera discreta. In Piemonte vi sono dei menhir dalle proprietà taumaturgiche, come la pietra triangolare di Livorno Ferraris o la pietra guaritrice nei pressi di Alessandria. Entrambi vengono ancora usati per curare il mal di schiena e i reumatismi. Reminiscenze di antichi saperi?







I nostri antenati innegabilmente sapevano percepire gli scambi energetici tra il cosmo e la Terra, così come sapevano usare a scopo terapeutico l’energia che si libera dai menhir. Purtroppo, oggi queste scienze vengono considerate come superstizioni e relegate in un calderone che mescola antichi rimedi a occultismo della peggior specie. L’attuale oscurantismo impedisce una seria ricerca sull’argomento, e la categoria dei cosiddetti “skeptics” sembra abbia una sacra missione da compiere: quella di mettere in ridicolo tutto ciò che non è approvato dalle lobbies scientiste che hanno in ostaggio la cultura e la conoscenza.

Rivolgendomi ai ricercatori che non pongono limiti alla ricerca (così come la vera Scienza dovrebbe esigere), concludo segnalandovi un esercizio molto semplice di geobiologia applicata al fosfenismo.

Scegliete un sito megalitico (dolmen, menhir o cromlech).

Sedetevi presso un menhir a vostra scelta, curando di incollare la schiena contro la pietra.

Guardate il sole attraverso un pezzo di stoffa pesante per alcuni minuti, senza occhiali, oppure semplicemente fissate le nuvole.

Se siete seduti all’interno di un dolmen, guardate il cielo attraverso l’apertura principale del dolmen. Poi chiudete gli occhi, prestando attenzione alle sensazioni soggettive che provate.

Viene consigliato di restare in questa posizione per circa 15 minuti. Questo esercizio ha lo scopo di “catturare” l’energia del luogo e risanare armonicamente eventuali disturbi psicofisici. Ma può anche essere occasione di intuizioni creative e magari, sotto l’influenza delle energie telluriche e cosmiche, può essere un modo per entrare in contatto con Gaia e i suoi segreti. (fonte: segnidalcielo.it)

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
Licenza Creative Commons
Enuma Elish diDario Sumer è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.