mercoledì 21 maggio 2014

MU: IL CONTINENTE PERDUTO


Le notizie riportate di seguito, sono tratte dal libro di James Churchward:
MU: il continente perduto.



Prologo

Tutti gli argomenti scientifici del testo sono basati sulle traduzioni di due serie di tavole antiche: le tavole dei Naacal e una vasta raccolta di tavole di pietra, oltre 2600, portate alla luce da William Niven in Messico. Le due raccolte hanno una origine comune; entrambe sono un compendio delle Sacre Scritture Ispirate del Mu. Le tavole Naacal sono scritte con simboli e caratteri Naga e, secondo la leggenda, furano compilate nella Madreterra e portate prima in Birmania e poi in India. I reperti messicani, come quelli Naacal, testimoniano, in modo inequivocabile ed esauriente che la Terra aveva, un tempo, una civiltà antichissima, sotto molti aspetti superiore alla nostra e notevolmente più progredita in certi settori. Le predette tavole, con altri antichissimi documenti, confermano il fatto stupefacente che le civiltà dell'India, di babilonia, della Persia, dell'Egitto e dello Yucatan, furono le ceneri morenti della prima grande civiltà.

La testimonianza della distruzione del Mu, la Madreterra dell'Uomo, è davvero strana. Essa ci dà la probabile soluzione del mistero delle razze bianche nelle Isole del Sud Pacifico, e ci fa conoscere la grande civiltà che fior¡ nel Pacifico centrale e che si estinse quasi nel giro di una notte. Fino a qualche decennio fa gli scienziati sarebbero stati molto scettici sulla ipotesi della remota esistenza nell'oceano Pacifico di un enorme continente quale fu il Mu. Ma recentemente sono venute alla luce testimonianze del passato e, sulla base di raffronti, si è avuta la prova che quella terra esistette. Le prove sono di vari tipi:

Primo, queste tavole diedero la prima traccia sulla esistenza del Mu e spinsero le ricerche in tutto il mondo. Furono scritte dai Naacal, in Birmania o nella Madreterra. Testimoniano come i Naacal fossero venuti dal Mu, il continente nel centro del Pacifico. Esse trattano anche della storia della creazione dell'uomo e del suo apparire su questa terra. Documenti di epoca posteriore scritti nel Mayax, in Egitto e in India raccontano e descrivono la distruzione della terra del Mu, quando la crosta terrestre fu frantumata dai terremoti e sprofondò in un abisso di fuoco. Poi le acque agitate del Pacifico la ricoprirono e si formò una distesa di acqua laddove un tempo vi era stata una meravigliosa civiltà.

Secondo, la conferma del Mu e in altri manoscritti antichi, tra cui un testo classico come il Ramayana, poema epico indù scritto dal saggio e storico Valmiki, per ordine di Narana, sommo sacerdote del tempio Rishi a Ayhodia, il quale gli lesse i documenti antichi del tempio. In un punto Valmiki cita i Naacal, dicendo: "...e vennero in Birmania dalla terra della loro origine nell'Est ", cioè in direzione dell'oceano Pacifico. Un altro documento che conferma la storia delle tavole sacre e di Valmiki è il Manoscritto Troano, oggi conservato nel British Museum. E' un antico libro Maya scritto nello Yucatan. Parla della "Terra del Mu", usando per il Mu gli stessi simboli che troviamo in India, in Birmania e in Egitto. Altro riferimento è il Codex Cortesianus, un testo Maya all'incirca della stessa epoca del Manoscritto Troano. Poi vi è il Documento Lhasa, con centinaia di altri raccolti in Egitto, Grecia, America Centrale, Messico, nonché i graffiti scoperti nell'Ovest degli Stati Uniti.

Terzo, vi sono ruderi che, per la loro ubicazione e per i simboli che li decorano, testimoniano l'esistenza del continente perduto Mu, la Madreterra dell'Uomo. In talune Isole dei Mari del Sud, specialmente nelle Isole di Pasqua, Mangaia, Tonga-tabu, Panape e Ladrone o Marianne, si trovano ancor oggi vestigia di vecchi templi di pietra e altri resti litici che ci riportano all'epoca del Mu. A Uxmal, nello Yucatan, un tempio distrutto reca iscrizioni commemorative delle "Terre dell'Ovest, donde venimmo"; e la straordinaria piramide messicana a sud-ovest di Città del Messico, fu innalzata, secondo le iscrizioni che reca, come monumento in memoria della distruzione di quelle stesse "Terre dell'Ovest".

Quarto, vi è l'universalità di determinati simboli e usanze antiche, scoperte in Egitto, Birmania, India, Giappone, Cina, Isole dei Mari del Sud, America Centrale, Sud America, e presso alcune tribù indiane del Nord America e altri centri di antiche civiltà. Simboli e usanze sono cos¡ identici, che sicuramente derivarono da un'unica fonte: il Mu. Con tali premesse, quindi, è possibile affrontare il racconto della distruzione del Mu.

Quel continente era una vasta distesa di terreno ondulato che andava da nord delle Hawaii e giù, verso sud. Tracciando una linea tra l'isola di Pasqua e le Figi si ha il suo confine meridionale. Copriva oltre 8000 chilometri da est a ovest e sui 5000 da nord a sud. Il continente era formato da tre zone divise l'una dall'altra da stretti canali o da mari. Risalendo lontano, molto lontano, a tempi remotissimi a molte, molte migliaia di anni fa, eppure sull'orlo di quella che chiamiamo epoca storica vi fu un grande continente nel mezzo dell'oceano Pacifico dove adesso "troviamo solo acqua e cielo", e gruppi di isolette, che oggi sono chiamate le Isole dei Mari del Sud. Nel continente del Mu abbiamo trovato, senza ombra di dubbio, indicazioni della prima presenza dell'uomo sulla Terra. Varie testimonianze dimostrano, in modo decisivo, che quella terra fu il biblico Giardino dell'Eden; dimostrano che il Mu era a ovest dell'America e a est dell'Asia, e quindi nell'oceano Pacifico. Gli elementi esaminati dimostrano pure che la "Madreterra" era nell'oceano Pacifico, perché molti di quegli elementi consistono nelle vestigia del continente perduto. Nelle parti che non furono sommerse si rintracciano ancora ruderi di templi, tradizioni, sculture, simboli sacri; testimonianze scritte. Iscrizioni confermano che certi ricordi di una razza perduta risalgono al Mu. L'autenticità dei reperti è corroborata in tutti i modi da documenti scritti, da iscrizioni, da usanze, dalla lingua, e, infine, dalle tradizioni. Con questi elementi certi si è stabilito il luogo dove fior¡ una civiltà preistorica. Gran parte delle prove è concretamente fornita da templi, monumenti, statue di pietra, cumuli di pietre tagliate e levigate pronte per l'imbarco, e le cave donde era stata estratta la pietra. In tali cave sono state reperite statue non finite, e poiché le scoperte riguardano le Isole dei Mari del Sud, ciò dimostra, senza dubbio alcuno, che queste isole fecero parte, un tempo, del continente sommerso. Le testimonianze e le informazioni, basate sulla presunta epoca del Manoscritto Troano, confermano che la terra del Mu esistette fino al limite dell'era storica esistette, cioè, fino a un periodo compreso fra 12.000 e 12.500 anni fa. Da vari documenti sembra che il continente consistesse di tre terre separate, divise tra loro da piccoli mari o stretti, ma non vi sono indicazioni su dove o come la natura avesse operato queste divisioni, tranne forse in un geroglifico egiziano che rappresenta tre terre lunghe e strette che si estendono da est a ovest. Per vari motivi, primo fra tutti la colonizzazione, si pensa che la terra si estendesse molto più a nord di quanto indicato, con l'Isola di Pasqua come estremità a sud-est, Tonga-tabu a sud-ovest, le isole Ladrone a nord-ovest, le Hawaii a nord, lasciando indefinito il confine a nord-est. Ci sono molte baie e estuari perché, dalle informazioni, risulta che la terra era pianeggiante, senza montagne. E poiché era bassa, ondulata, con immense pianure, la linea costiera doveva assomigliare naturalmente al disegno. Il Manoscritto Troano e il Codex Cortesianus riportano che il Mu era terra di colline o "creste di terra". Il documento greco parla di "pianure". Probabilmente tutti e tre i documenti sono esatti, perché fino al periodo in cui il continente non scomparve sotto il Pacifico non esistevano montagne. L'attività vulcanica che fece sommergere il Mu dalle acque fu il preludio del sollevamento delle montagne. Dove la terra affiora a piccoli tratti dall'oceano, con incontrovertibili prove di risorse continentali, siamo doppiamente certi che quelle isolette siano frammenti o resti di un continente. Quei pezzetti di terra sono, come già detto, piccole isole popolate da selvaggi. Distano migliaia di miglia da qualsiasi terraferma, e costituiscono la prova più valida, al di là di reperti, iscrizioni, tradizioni, che in epoca preistorica vi fu un continente e che quel continente fu popolato da esseri umani molto evoluti. Documenti e ruderi antichi nelle Isole dei Mari del Sud indicano che l'uomo fu creato come essere civilizzato ma senza istruzione né cultura. Fu creato con la cognizione della sua anima, credeva nella Divinità e la venerava. La presenza di certe figure usate come simboli sacri rivela che l'uomo fu, generalmente a quell'epoca, in uno stato intellettuale non evoluto, e la semplicità dei primi simboli sacri servì necessariamente a trasmettere oggetti ordinari alla sua mente. Quando, però, migliaia e migliaia di anni dopo il suo avvento sulla terra, noi prendiamo il primo contatto con l'uomo, notiamo che, allora, era in uno stato molto evoluto e illuminato e si parla di oltre 50.000 anni fa!





La misteriosa Khara Kota.

La vicenda di Mu ebbe inizio con la scoperta di Khara Kota, città sepolta dalle sabbie del Deserto del Gobi ritrovata all’inizio del secolo dall’avventuriero russo Kolkov.

Sotto le mura di questa città, l’esploratore asserì di averne ritrovato un’altra più antica, Uighur, capitale del regno dei mongoli delle steppe che portavano questo nome; il suo stemma era la lettera greca M ("Mu") inscritta in un cerchio diviso in quattro settori.

Sulla reale portata dei ritrovamenti di Kolkov vi sono giustificati dubbi, in quanto i pochi resti rinvenuti sul luogo da esploratori successivi non corrispondono affatto alle magnificenze da lui descritte; sta di fatto, comunque, che, secondo Churchward, Uighur era una semplice colonia di un vasto continente che egli battezzò, appunto, Mu.

Esso occupava un territorio delimitato dalle attuali isole Fiji, dalle Marianne, dalle Haway e dall'ISOLA DI PASQUA; era abitato da sessantaquattro milioni di persone e estendeva il proprio dominio su tutto il mondo, ivi compresa ATLANTIDE.

Era popolata da molte razze, su cui predominava quella bianca, e, dodicimila anni prima, era stato sommerso da un gigantesco maremoto, e finì inghiottito dalle acque del Pacifico.

Una storia che, come si vede, non si discosta molto da quella di ATLANTIDE, anche se la sua origine è molto più recente.

Il continente-ponte.

A ipotizzare l'esistenza di un altro continente perduto fu uno zoologo inglese del diciannovesimo secolo, Philip L.Slater, che aveva rilevato alcune analogie nell'evoluzione biologica e ambientale delle coste dell'Africa, dell'India e della Malesia.

Esso avrebbe dovuto trovarsi nell'Oceano Indiano; Slater lo aveva battezzato "Lemuria" perché, tra le specie animali comuni a questi tre territori, c'erano, appunto, le proscimmie chiamate lemuri. Non era una teoria del tutto campata in aria: ancor oggi i geologi chiamano con questo nome un continente o un subcontinente che potrebbe aver unito l'Africa all'Asia nel periodo Giurassico (da 180 a 130 milioni di anni fa).

Non c'è da stupirsi se, nel romantico clima ottocentesco, l'ipotesi dell'esistenza di un’altra terra scomparsa incontrò subito grande successo.

Nel 1888 Madame BLAVATSKY scrisse che Lemuria si trovava nel Pacifico, e vi aveva dimorato la terza delle sei razze che (almeno secondo lei) avevano popolato la terra; anche lei aveva appreso queste informazioni da una biblioteca segreta. Lo scozzese Lewis Spence riprese il discorso affermando che la razza dominante di Lemuria era quella bianca, secondo le teorie razziali in voga al momento; Churchward popolarizzò ulteriormente la vicenda e diede a Lemuria il nome definitivo di Mu.


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